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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/05/2015  -  stampato il 08/12/2016


Incendio nel carcere di Verona: interrogazione parlamentare sulle difficoltà lamentate dalla Polizia Penitenziaria

Interrogazione a risposta in commissione 5-05545 presentato da TURCO Tancredi
testo di Venerdì 8 maggio 2015, seduta n. 423


TURCO, ARTINI, BALDASSARRE, BARBANTI, BECHIS, MUCCI, PRODANI, RIZZETTO e SEGONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: 
in data 7 aprile 2015 presso la casa circondariale di Verona in località Montorio, verso mezzogiorno si è sviluppato un incendio: le fiamme hanno distrutto un materasso e si sono poi estese ad un armadietto, si apprende dalla stampa che il bilancio degli intossicati è di 13 persone: undici agenti di Polizia Penitenziaria e due detenuti; 
l'incendio sarebbe stato provocato da un materasso dato alle fiamme in una cella della seconda sezione maschile riconducibile ad un gesto per protestare contro le condizioni di vita nel carcere; 
nonostante l'intervento dei vigili del fuoco, gli agenti sono rimasti intossicati dal fumo sprigionato dal rogo, mentre erano impegnati ad evacuare l'ala del carcere interessata dall'incendio, che ospita 150 detenuti; 
alcuni degli intossicati sono stati dimessi in breve tempo, mentre altri otto, un detenuto e sette agenti della Polizia Penitenziaria, sono stati invece trattenuti nella camera iperbarica del Polo Confortini all'ospedale cittadino di Borgo Trento; 
quest'episodio s'inserisce in un contesto nel quale vi è stato un susseguirsi di segnali che volgono al deterioramento generale delle condizioni di vita e lavoro nel carcere veronese: il sabato precedente era stata registrata un'aggressione, la condizione del carcere veronese ormai da tempo viene denunciata dai sindacati della Polizia Penitenziaria che rappresentano una «situazione tesa» all'interno del carcere; 
tra l'altro il direttore nei giorni del verificarsi dell'incendio era in ferie e nessun altro era autorizzato a parlare; 
i sindacati del Sappe, Osapp, Cisl-Fns, Cgil-Fp, lamentano che la situazione nel carcere di Verona sia al limite, nel 2011 tra episodi di autolesionismo, tentati suicidi ed aggressioni si contano 200 casi, prima dell'insediamento dell'attuale direzione, nel 2012 c’è stato il raddoppio dei casi problematici, poi triplicati nel primo trimestre del 2013 con inevitabile innalzamento dello stress lavorativo. Nel 2014, quindi, nel solo penitenziario scaligero si sono contati 32 tentati suicidi di detenuti, sventati in tempo dai poliziotti, 169 atti di autolesionismo, 181 colluttazioni e 44 ferimenti; 
già sabato sera 4 aprile, alla vigilia di Pasqua c'erano stati i primi segnali di tensione tra i detenuti, con molti detenuti che, liberi di muoversi liberamente tra i corridoi in forza delle nuove disposizioni ministeriali di «regime aperto», hanno sequestrato per oltre 20 minuti due poliziotti penitenziari minacciandoli con lamette; 
un secondo episodio avvenuto il giorno di Pasquetta, il 6 aprile 2015, nel quale un detenuto non nuovo ad episodi di violenza, ha aggredito un agente malmenandolo con calci e sbattendolo contro un termosifone; 
un altro episodio verificatosi il giorno 7 aprile 2015 vede lo stesso detenuto violento dell'aggressione del giorno precedente, attuare una ulteriore aggressione colpendo la nuca di un poliziotto penitenziario con la macchinetta del caffè; 
in seguito è stato appiccato fuoco ad un materasso ovvero alle suppellettili di un detenuto nella sezione maschile, e solo il tempestivo intervento degli agenti ha consentito una rapida fuoriuscita dei detenuti nel cortile all'aria aperta, tuttavia, la mancanza di presidi e dispositivi adeguati alla protezione del personale ha provocato l'intossicazione degli agenti; 
ulteriormente le stesse sigle sindacali riferiscono altri problemi in ordine alla disciplina interna del carcere in quanto risultano decaduti innumerevoli rapporti disciplinari nei confronti di detenuti indisciplinati, non risulterebbe più garantito un servizio di vigilanza continuo in concomitanza con l'orario cambi per cena e pranzo, anche a giudicare dal fatto che gli ultimi episodi violenti si sono verificati proprio in concomitanza con il cambio turno pranzo o cena; 
la situazione, quindi, appare piuttosto tesa con le rappresentanze sindacali che non riescono a trovare un dialogo efficace con la dirigenza dell'istituto veronese, la quale sembra non voler tenere in considerazione le lamentele presentate, a tutto detrimento dell'efficienza e della sicurezza di agenti e detenuti all'interno del carcere –: 
se sia a conoscenza della situazione descritta; 
se e quali interventi intenda attuare per poter verificare la situazione esistente nel carcere di Verona e nei carceri italiani in genere a fronte dei tanti episodi di violenza che si manifestano negl'istituti di pena italiani; 
se ritenga adeguate le nuove disposizioni ministeriali di «regime aperto» per la sicurezza degli operatori e dei detenuti stessi all'interno delle carceri italiane, in assenza di progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti ovvero di forme di accompagnamento al lavoro degli stessi; 
se abbia valutato l'opportunità di prevedere forme di controllo più efficaci al fine di rendere compatibili i percorsi rieducativi che la detenzione dovrebbe perseguire con la sicurezza degli operatori civili e di Polizia Penitenziaria e degli stessi detenuti all'interno degli istituti circondariali italiani; 
se ritenga opportuno valutare la sussistenza dei presupposti per inviare gli ispettori ministeriali presso la casa circondariale di Verona ai fini dell'esercizio dei poteri di competenza in merito ai fatti di cui sopra. (5-05545)