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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/06/2015  -  stampato il 09/12/2016


La scomparsa del "disponibile": il vecchio trucco degli Agenti di Custodia per colmare le assenze improvvise

I giovani agenti di Polizia Penitenziaria non hanno conosciuto la mitica figura del “disponibile” ovvero quella figura creata, intelligentemente, dagli Agenti di Custodia per indicare uno o più agenti che all’occorrenza occorrevano per colmare le assenze giustificate (così oggi chiamano le malattie) o per impiegarli in servizi improvvisi, non programmati né programmabili, come l’arrivo di un Magistrato per interrogatorio, avvocati, ditte esterne ecc.

Poi, una circolare abolì la figura del disponibile; nessuno sul Mod.14 poteva essere più appellato “disponibile”. Furono giorni di grande tristezza, ma molto ricchi dal punto di vista lessicale e quindi il vecchio Cancello Ingresso Sezione divenne “addetto alla vigilanza e transito sezione”, quello che prima semplicemente veniva indicato come 1° Piano Sezione X, adesso divenne "addetto alla vigilanza e osservazione sezione X"; un po’ come dire Operatore Ecologico anziché Spazzino. Cambia il nome ma la sostanza è sempre quella.

Di colpo però, chi si trovava ad operare e gestire tali situazioni per le quali il disponibile avrebbe tappato il buco si trovò a non avere più disponibili. Adesso per ogni posto di servizio c’era un addetto e nell’ottica della razionalizzazione del personale (già allora forse qualcuno prevedeva che non avrebbero più arruolato agenti?) non dovevano esserci più agenti che – visione classica dell’epopea AA.CC. – con un foglio in mano andavano a zonzo per l’istituto tutto il giorno.

Ma in caso di assenza dal servizio come avremmo sopperito? Iniziando ad abolire posti di servizio e accorparne altri, talvolta prendendolo dagli uffici e utilizzando l’addetto di turno come “disponibile” (ma quella parola ormai era bandita dal nostro nuovo vocabolario penitenziario).

Tornando per un attimo ai giorni nostri, in mancanza di disponibili, spesso abbiamo creato nelle carceri dei posti fittizi, ovvero posti di servizio che sulla carta devono esserci, ma in realtà si potrebbero tranquillamente abolire ad esempio grazie alla tecnologia, ma noi li lasciamo per poi usarli in caso di assenze; un escamotage “contabil-penitenziario” messo in atto dagli uffici servizi al fine di avere delle risorse umane alle quali attingere in caso di bisogno.

Questo artificio contabile spesso causa proteste sindacali perché qualcuno vorrebbe, in virtù di una sicurezza che ormai non esiste più ed è solo un vago ricordo del nostro passato carcerario, che specie nei festivi, venissero coperti solo i posti di servizio necessari (ciò per dare più riposi al personale), e partire quindi già dai livelli minimi di sicurezza, dimenticando che in caso di assenze improvvise si scenderebbe al livello di sicurezza denominato “barzelletta”.

Mentre faccio queste riflessioni, mi assopisco per un attimo e i miei ricordi tornano agli anni ’80, quando giovane agente, in servizio su un’isola, vedevo arrivare da un lungo e umido corridoio il brigadiere Ruggirello, con il suo berretto sulle ventitré i baffi alla messicana (all’epoca si usavano) e con un foglio di carta in mano: la lista dei nomi dei disponibili! Con il suo vocione dall’inconfondibile accento siciliano, vedendoci seduti al corpo di guardia, scandiva i nostri cognomi  ad alta voce.

Eravamo in tanti e tutti giovanissimi e lui ancora non ci conosceva, ma sapeva già cosa chiederci: SEI DISPONIBILE? CHI E’ DISPONIBILE?