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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/01/2010  -  stampato il 03/12/2016


I lauti rimborsi elettorali dei Partiti italiani

E’ un momento di grande crisi economica, in Italia e nel mondo, e tutti siamo chiamati a fare grossi sacrifici; tutti, tranne i partiti politici che per le elezioni del 2008 hanno investito 136 milioni di euro e ne riceveranno in cambio 503, ossia 367 in più, con un guadagno del 270% in un quinquennio. In pratica, il capitale viene moltiplicato per undici in soli cinque anni: un rendimento che nessun investimento, soprattutto in tempi di crisi, sarebbe in grado di garantire.

Altro aspetto interessante della vicenda: per accedere al Parlamento esiste una soglia di sbarramento del 4%, ma per ottenere i contributi è sufficiente raggiungere l’1%; i soldi di coloro che non raggiungono l’1% se li dividono gli altri partiti. Tutto ciò è possibile perché le norme approvate da tutti i partiti, con l’eccezione dei radicali, dopo il referendum del 1993 che ha abrogato il finanziamento pubblico dei partiti stabiliscono che chi partecipa alle elezioni ha diritto ad un rimborso proporzionato ai voti raccolti. I partiti si spartiscono ogni anno circa 200 milioni, con una riduzione del 10% introdotta con la Finanziaria del 2008. Si tratta di quattro euro l’anno per ogni elettore, di cui un euro per la Camera, uno per il Senato, uno per le europee e uno per le regionali. Quindi, in un ciclo elettorale completo di cinque anni si arriva a un miliardo di euro.

Cosa succede se interviene la scadenza della legislatura? I cittadini potrebbero essere indotti a pensare che i partiti non prendono più i soldi.

Non è così, perché chi fa le leggi ha sempre l’opportunità di intervenire. Infatti, con una legge approvata prima delle elezioni del 2006 il Parlamento ha deciso che i partiti continuano a percepire i rimborsi anche nel caso di elezioni anticipate. Quindi, anche i partiti che oggi non sono più in Parlamento, in virtù di quella legge, continuano a percepire i rimborsi elettorali. Tutto ciò è frutto delle diaboliche iniziative legislative, con le quali i parlamentari hanno anche aggirato il famoso referendum promosso dai radicali nel 1993; referendum che ottenne l’eccezionale consenso dell’85%. E non finisce qui. I nostri bravi parlamentari hanno pensato bene di fare in modo che l’euro pro capite non si calcoli tenendo conto di quanti vanno effettivamente a votare, ma in base al numero degli iscritti alle liste elettorali.

Vediamo nel dettaglio cosa è avvenuto per ogni singolo partito, in base ai meccanismi finora descritti.

Il Popolo della Libertà ha speso 68.475.142 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 206.518.945, con un utile di 138.043.803

Il Partito democratico ha speso 18.418.043 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 180.231.506, con un utile di 161.813.463

La Lega Nord ha speso 3.476.704 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 41.384.553, con un utile di 37.907.849

L’Italia dei Valori ha speso 4.451.296 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 21.659.227, con utile di 17.207.931

L’UDC ha speso 20.864.206 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 25.895.850, con un utile di 5.031.644

La Sinistra Arcobaleno ha speso 10.924.762 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 9.291.249, con un passivo di 1.633.152.

La Destra ha speso 2.442.360 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 6.202.918, con un utile di 3.760.558

Il Partito Socialista ha speso 4.403.291 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 2.491.755, con un passivo di 1.911.535

Il Movimento per l’Autonomia ha speso 880.697 di euro ed ha ottenuto un rimborso di 4.776.916, con un utile di 3.896.319

Altre formazioni politiche hanno speso 1.663.969 di euro ed hanno ottenuto un rimborso di 4.641.642, con un utile di 2.977.673