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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/06/2015  -  stampato il 09/12/2016


Il Poliziotto Penitenziario e la difficile condizione di lavoro in presenza di detenuti di indole aggressiva

La realtà penitenziaria si presenta come sempre quale realtà piuttosto variegata, ove ogni ristretto ha un proprio carattere, una propria personalità, nonché un proprio modo di rapportarsi con il prossimo e con il vivere quotidiano tra le mura del carcere.

Ed è sotto quest’aspetto che talvolta si presenta il ristretto con un’indole violenta, di fatto, un fenomeno importante che assume non a caso in ogni Istituto penitenziario, il denominatore comune di un compito essenziale ovvero: prestare la massima attenzione, per evitare l’insorgere di situazioni non più controllabili.

L’aggressività, non sempre risulta essere conseguenza diretta di problemi di natura psichica. Non c’è dubbio che sussistono casi di alterazione mentale che portano inevitabilmente ad atteggiamenti aggressivi e alla violenza, ma è anche vero che non sempre risulta essere esatto il luogo comune del “matto violento”. Pertanto, aggressioni, lesioni, comportamenti violenti, sono presenti in egual misura nella cosiddetta popolazione normale e non soltanto in chi sia affetto da disturbi di natura psichica.

A tal proposito, è proprio in queste situazioni che il Poliziotto Penitenziario si ritrova a lavorare in una condizione di forte tensione. D’altronde, non tutti gli Istituti penitenziari presentano dei reparti che siano idonei per fronteggiare tali circostanze.

Un detenuto violento sente ancor di più “l’essere ristretto” e se non ben seguito da personale specializzato con un idoneo programma rieducativo, rischia di diventare una vera e propria “mina vagante” all’interno di una sezione, diventando così pericoloso per sé stesso ma anche per chi si ritrova a condividere lo stesso spazio.

Un turno regolare di un Poliziotto Penitenziario si sviluppa in sei ore, ma per condizioni di carenza di personale il più delle volte può diventare di otto ore e nei casi eccezionali anche oltre. E, purtroppo, non sempre ci si trova in questi reparti con il numero esatto di unità da impiegare.

Un aspetto fondamentale diventa focalizzare questa tipologia di detenuti che di certo richiedono un’attenzione costante da un’equipe educativa e sanitaria, capace di coinvolgere il ristretto in questione, cercando di inserirlo nel contesto comune del carcere.

Creare quindi delle sezioni detentive idonee per questa delicata tipologia di detenuti, mediante delle camere di detenzione che siano più indicate per tali soggetti, ovvero, intervenire realizzando un percorso costante da parte di personale specializzato che coinvolga il più possibile il ristretto che si ritrova in questa difficile condizione, attraverso colloqui più frequenti, corsi di intrattenimento, di rieducazione comportamentale eccetera, al fine appunto di cercare di reintegrarlo con la vita quotidiana della restante popolazione detenuta.

Il Poliziotto Penitenziario non può ritrovarsi ad affrontare continue situazioni di tensione, perché quando si parla di “benessere del personale di Polizia Penitenziaria”, in primo luogo deve partire proprio nel proprio contesto lavoro: la sezione detentiva.