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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/06/2015  -  stampato il 03/12/2016


Nicola Gratteri: ho consegnato la mia proposta di riforma a gennaio e da allora non se ne sa pił nulla

"Se diventassero legge il 50% delle proposte contenute nella mia bozza di riforma sarebbe una rivoluzione sia nella lotta alla mafia che nell'aumento delle garanzie processuali per tutti": Nicola Gratteri, procuratore a Reggio Calabria, è persona seria e non è un estremista.

"Nel luglio 2014 il governo mi ha chiesto di stilare una bozza di riforma della giustizia, con una commissione entro il successivo mese di dicembre l'abbiamo finita e a gennaio 2015 l'abbiamo consegnata. Da allora non ne ho saputo più niente", dice, rispondendo ad un'intervista pubblica di Panorama, nella tappa varesina del "tour" del settimanale mondadoriano.

Domanda. Perché una rivoluzione, dottor Gratteri?

Risposta. Abbiamo proposto la modifica di 150 articoli di legge. Con tre regole: non abbassare il livello delle garanzie, applicare l'informatica al processo; eliminare la carta dai tribunali. In generale, rendere il delinquere non più conveniente. La bozza è pronta, ed è un articolato di legge, non una relazione.

D. Qualche esempio di innovazioni?

R. Ogni anno lo Stato spende 70 milioni di euro per gestire le traduzioni degli imputati in attesa di giudizio dal carcere dove sono rinchiusi ai tribunali sedi dei processi. Mobilitando in permanenza 10 mila uomini della Polizia Penitenziaria per garantire le traduzioni. Così, molte carceri devono tenere vuote, inutilizzate, intere sezioni perché mancano gli agenti per gestirle. Se invece le testimonianze e gli interrogatori venissero fatti in videoconferenza dalle carceri ai tribunali, tutto questo non accadrebbe, e sarebbe un vantaggio enorme per i tempi e i costi della giustizia, oltre che per la funzionalità delle carceri.

D. Impressionante. Poi?

R. Proponiamo una modifica importantissima sulla gestione dei collaboratori e testimoni di giustizia. Quando un imputato diventa collaboratore di giustizia viene nascosto in un luogo segreto, conosciuto da una sola persona, appartenente al cosiddetto ufficio protezioni, un organismo interforze costituito da Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza. Abbiamo proposto che quest'ufficio sia invece gestito dalla Polizia Penitenziaria. Perché? Semplice. Poniamo che un 'ndranghedista di Reggio Calabria diventi collaboratore di giustizia e venga nascosto ad Ancona. Un dirigente della Questura di Reggio vuole interrogarlo ancora, chiede a un collega amico che lavora all'ufficio protezione di dirgli dove si trova, e spesso lo viene a sapere. Sa com'è: tra colleghi, i reciproci interessi di carriera, la solidarietà Il protetto si vede raggiunto dal poliziotto e gli condiziona le nuove rivelazioni alla concessione di favori. Questo discredita tutto. Se le tutele fossero gestite da una polizia diversa, che non prende parti alle indagini e non ha relazioni con gli inquirenti, sarebbe molto meglio.

D. E sui beni della mafia?

R. Le aziende vanno confiscate subito dopo la sentenza di primo grado.

D. Ma spesso poi falliscono

R. Perché spesso sono state costituite o acquisite per riciclare a qualsiasi condizione, ma se gestite come aziende pulite si rivelano non profittevoli!".

D. A proposito di mafia. Nel suo libro "Oro bianco" traccia un quadro impressionante del traffico della cocaina

R. Milano è la più grande piazza europea per il consumo di cocaina. Ma è la Spagna il ventre molle europeo della lotta alle mafie. Un terzo delle banconote da 500 euro circolanti in Europa si trova in Spagna. In Spagna ci sono vere e proprie colonie di colombiani, e depositi segreti da dieci tonnellate di cocaina ognuno. Abbiamo indagato su agenzie che chiedono il 5% di provvigione per fare arrivare i soldi sporchi in Sudamerica ad altre agenzie riceventi che trattengono un altro 5%. Ma solo il 9 per cento di questo denaro sporco torna in Sudamerica, il resto rimane in Europa, e questi narcotrafficanti stanno comprando di tutto in tutta l'Unione.

D. Ma quanto denaro contante circola in Europa?

R. Una montagna. Il 36% di tutto il valore monetario degli euro circolanti in Europa è in banconote da 500 euro. E un milione di euro in banconote da 500 pesa solo 2,2 chili, sta benissimo in una valigetta 24 ore. Lo stesso valore in dollari pesa 11 chili e mezzo e sta in 5 valigette.

D. Gli altri Stati europei, Spagna a parte, capiscono la gravità della piaga delle narcomafie?

R. No, non abbastanza. Quando vado a Strasburgo mi arrabbio sempre e mi esprimo con durezza perché vedo e dico che c'è un'Europa solo economica, che s'interessa soltanto delle norme bancarie e finanziarie, o delle quote latte. E attorno, intanto, cosa accade? In Europa non c'è cultura del controllo del territorio. L'Unione non è attrezzata per contrastare le mafie. La legislazione antimafia italiana è la più evoluta al mondo, e non basta, ma nel resto d'Europa è assao peggio. Nei Paesi dell'Europa centrale c'è il nulla, è quindi sono paesi pieni di 'ndranghetisti e camorristi, indisturbati. Quando leggete di qualche arresto in uno di quei paesi, siamo sempre noi, dall'Italia. Ad esempio: in Olanda non si possono fare provvedimenti di ritardato sequestro, appena si sa che c'è qualcuno in possesso di 2 chili di droga bisogna arrestarlo. Questo significa non poter mai risalire dai pesci piccoli a quelli grandi. Con simili premesse, figuratevi cosa mi capita ad andare a parlare a Strasburgo dell'articolo 416 bis: quando al Parlamento europeo ho detto che in Germania c'è la 'ndrangheta un gruppetto di parlamentari tedeschi mi avrebbe sbranato. Lo stesso in Svizzera".

D. Parlando d'altro: che ne pensa della lista degli "impresentabili" stilata dalla presidente della Commissione antimafia Rosi Bindi, che ha influenzato l'esito delle elezioni regionali?

R. Non posso dare valutazioni politiche. Rilevo solo che ogni volta che ci sono elezioni di qualsiasi genere c'è sempre questo ritornello sul codice di autoregolamentazione. Ma poiché chi fa le liste conosce chi ci mette, è evidente che fa un calcolo cinico, mette in lista pregiudicati o faccendieri perché prevede che una fetta dell'elettorato comunque li voterà. Quindi ogni volta ci si meraviglia, ma io mi meraviglio che la gente continui a meravigliarsi.

 

Italia Oggi, 4 giugno 2015

 

Tutti i collaboratori di giustizia alla Polizia Penitenziaria: Bubbico e Mattiello (PD) contro Gratteri