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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/06/2015  -  stampato il 03/12/2016


Nuclei di Traduzione e Piantonamenti: la carenza dei poliziotti penitenziari

Il Nucleo di Traduzione e Piantonamenti del Corpo di Polizia Penitenziaria, riveste un ruolo di fondamentale importanza per i compiti istituzionali che quotidianamente assolve.

A tal proposito, è bene ricordare come ad oggi siano quasi 17 anni circa, ovvero dal 31 maggio 1998 che il servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati viene espletato, nella sua interezza, dal Corpo di Polizia Penitenziaria, decisivo è stato infatti , il Decreto Interministeriale emanato in data 11 aprile 1997.

L’articolo 5 della Legge 15 dicembre 1990, nr. 395, recita appunto che il Corpo di Polizia Penitenziaria espleta il servizio di traduzione dei detenuti ed internati ed il servizio di piantonamento dei detenuti ed internati ricoverati in luoghi esterni di cura.

Lavorare all’esterno risulta essere come ben comprensibile un compito piuttosto delicato, dove a venir meno sono le “mura del carcere” e di conseguenza ancor maggiore deve essere l’attenzione del personale impiegato.

Purtroppo realtà quotidiana è che se da un lato i compiti dei Poliziotti Penitenziari in servizio nei Nuclei di Traduzione e Piantonamenti, siano nel tempo, notevolmente aumentati, d’altro canto le unità di polizia in servizio, invece di crescere allo stesso livello o quantomeno ad un ritmo quasi costante, risultano  essere nella maggior parte dei casi in notevole diminuzione.

Ecco che talvolta, diventa quasi inevitabile dover ricorrere al personale che svolge le proprie principali mansioni all’interno dei reparti detentivi, creando di conseguenza un ulteriore difficoltà nel ricoprire tutti i posti di servizio previsti all’interno del carcere stesso.

Si pensi ad esempio alle ordinarie visite ambulatoriali, se pur programmate, ovvero ai piantonamenti dei detenuti presso i luoghi di cura, alle visite immediate, ai permessi con scorta e si potrebbe continuare ad oltranza, dove purtroppo diventa difficile per un Nucleo con un numero di unità non sufficienti riuscire a ricoprire i diversi compiti cui è chiamato nel quotidiano.

Ancor di più quando si esce dal carcere, dove appunto, si entra a contatto con il mondo esterno e purtroppo ben si sa, come “al di fuori delle mura”, possono presentarsi le situazioni più svariate, che se non ben gestite corrono il rischio di tramutarsi in eventi piuttosto problematici. Ne sono un esempio il pericolo di fuga, il detenuto di indole aggressiva che all’esterno tenda ad aumentare il proprio stato di agitazione ovvero la possibilità di essere avvicinati da chi invece sia intenzionato a creare problemi alla stessa Polizia Penitenziaria eccetera.

Lavorare in sicurezza dovrebbe essere sempre l’imperativo costante per chi lavora indossando una divisa, soprattutto nel quotidiano della Polizia Penitenziaria: un Corpo di Polizia che svolge funzioni altamente delicate e che merita sempre, ogni giorno la massima attenzione.