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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/01/2010  -  stampato il 10/12/2016


Incremento pensioni indietro tutta

In definitiva, sono davvero briciole quelle riservate ai pensionati, anche perchè il computo inflazionistico reale è ben superiore a quello ufficialmente stimato; anzi, si ha il coraggio di procedere a un adeguamento sugli incrementi 2009, tale da ridurre, nel mese di gennaio 2010, gli emolumenti pensionistici. Da ultimo, può aggiungersi che mentre si sostiene che la legge finanziaria 2010 non ha previsto un peggioramento della pressione fiscale, si assiste;

• all’aumento dei prezzi dei carburanti;

• all’aumento del canone radiotelevisivo;

• all’aumento delle tariffe di luce e gas;

• all’aumento dei biglietti per treni e aerei e dei pedaggi autostradali;

• al quasi certo aumento delle addizionali IRPEF, regionale e locale, tenuto conto delle diminuite erogazioni da parte dello Stato.

E tutti questi oneri incidono giornalmente sui redditi delle famiglie, per cui dire che non sono state previste tasse è solo un eufemismo.

I pensionati contano solamente al momento delle consultazioni elettorali, dopo, non se ne vuole neppure sentir parlare: comunque per lo schieramento politico, chi non è più in attività di servizio non esiste più sotto ogni aspetto.

Eppure nelle aule parlamentari e nei palazzi governativi sono giacenti iniziative legislative che dovrebbero, in qualche modo, venire almeno incontro alle richieste ormai annose del personale in congedo quali;

• la defiscalizzazione dell’IRPEF sull’indennità di pensione privilegiata;

• la rivisitazione economica delle pensioni d’annata.

Finora però pur essendo ben note tali rivendicazioni più che legittime, non succede nulla! E quanto tempo ancora passerà? Nel 2010 le pensioni aumenteranno dello 0,7 per cento: un incremento magro, che corrisponde al basso tasso di inflazione dell’anno conclusosi.

Ma sulla rata di gennaio i pensionati non vedranno questo pur modesto scatto di reddito ed avranno anzi la sorpresa di ritrovarsi a parità di altre condizioni con un importo leggermente più basso di quello accreditato con le mensilità 2009 (e ancora di più rispetto a dicembre). Un fatto senza precedenti, pur se temporaneo, che dipende dalla necessità di restituire una piccola fetta del più sostanzioso incremento riconosciuto lo scorso anno per compensare l’aumento dei prezzi.

Tecnicamente, si chiama perequazione automatica: vuol dire che i trattamenti previdenziali (sganciati ormai da quasi vent’anni dalla dinamica degli stipendi) vengono incrementati di anno in anno in base all’andamento dei prezzi al consumo nell’anno precedente, misurato dall’indice per le famiglie di operai e impiegati. Il compito è toccato, come di consueto, n. 167 - novembre 2009 ad un decreto con le firme del Ministro dell’Economia e di quello del Lavoro. Ma stavolta lo scenario è leggermente diverso da quello solito, visto che il 2009 è stato, per quanto riguarda l’andamento dei prezzi il più freddo dal 1959 (allora per il costo della vita ci fu addirittura una lieve diminuzione).

In via provvisoria, l’inflazione media dell’anno ormai alla fine è stata fissata allo 0,7 per cento: e questa sarà la percentuale dell’incremento per il 2010, relativamente alla quota di pensione lorda che non supera il valore di cinque volte il trattamento minimo (cioè 2.288 euro mensili).

Sugli importi superiori a questa soglia la rivalutazione viene applicata non in misura intera ma per i tre quarti, e dunque sarà dello 0,525 percento. Per i titolari di più pensioni di enti previdenziali diversi l’adeguamento tiene conto dell’importo complessivo e, di conseguenza, potrebbe essere applicato in pieno con un po’ di ritardo. La situazione insomma appare opposta a quella di inzio 2009, quando i pensionati si videro riconoscere una perequazione provvisoria del 3,3 per cento in corrispondeza dall’inflazione relativamente elevata del 2008.

Quella percentuale però è risultata a conti fatti leggermente sovrastimata (perché la corsa dei prezzi, frenò decisamente a fine anno) ed è stata quindi fissata in via definitiva al 3,2 per cento. La base su cui calcolare l’incremento dello 0,7 percento sarà quindi limata verso il basso, e la differenza dello 0,1 percento, relativa però a tutte le mensilità 2009, sarà recuperata con la rata di pensione di gennaio 2010; rata che quindi risulterà più bassa di quelle dello scorso anno, pur se di pochi euro.