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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/06/2015  -  stampato il 08/12/2016


Le illusioni di superioritÓ dei nostri "dirigenti"

Alla fine degli anni novanta del secolo scorso, tali David Dunning e Justin Kruger, due ricercatori della Cornell University, condussero una serie di studi sulle capacità individuali di autovalutazione.

A tale scopo eseguirono alcuni test sugli studenti dei primi anni dei corsi di psicologia, somministrando loro alcuni questionari sulle capacità di ragionamento logico, grammaticale ed umoristico. I risultati dei test dimostrarono che gli studentii classificati agli ultimi posti della valutazione sovrastimavano di molto il proprio livello di performance e di abilità.

Per contro, gli studenti più preparati tendevano a sottovalutare la propria competenza. Questi ultimi, infatti, ritenevano di trovarsi di fronte a domande relativamente semplici per la propria preparazione ed erano portati, nella maggior parte dei casi, a ritenere che tali problemi si rivelassero semplici anche per gli altri.

David Dunning e Justin Kruger trassero, così, la conclusione che: “l’errore di valutazione dell’incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri”.

Il fenomeno ipotizzato venne, poi, verificato con una serie di esperimenti nell’ambito di attività tra loro diverse quali la comprensione nella lettura, la pratica degli scacchi e del tennis.

Alla fine, gli scienziati conclusero che, per una data competenza, le persone inesperte:

• tenderebbero a sovrastimare il proprio livello di abilità;

• non si renderebbero conto dell’effettiva capacità degli altri;

• non si renderebbero conto della propria inadeguatezza;

• si renderebbero conto e riconoscerebbero la propria precedente mancanza di abilità qualora ricevessero un addestramento per l’attività in questione.

Gli studi e gli esperimenti dei due psicologi portarono, infine, alla identificazione di una distorsione cognitiva, che fu denominata “effetto dunning-kruger”, a causa della quale individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando a torto le proprie abilità come superiori alla media.

Secondo gli stessi scienziati questa distorsione è generata da una incapacità metacognitiva di riconoscere i propri limiti ed errori, da parte di chi non è esperto in una certa materia. Inoltre, dallo stesso studio, è emerso che il possesso di una reale competenza, al contrario, può produrre la distorsione inversa, con un’affievolita percezione della propria abilità e una diminuzione della fiducia in sé stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio.

Sebbene la descrizione dell’effetto dunning–kruger risalga solo al 1999, i due ricercatori hanno riscontrato considerazioni simili in Charles Darwin (“L’ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza”), Bertrand Russell (“Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni”) e William Shakespeare (“Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio”).

Non posso nascondere che, più di qualche volta, mi è capitato di intravedere evidenti indizi di “effetto dunning-kruger” nella gestione dirigenziale del nostro dipartimento. A partire dai vertici più alti e fino ai direttori dei singoli uffici, soprattutto, purtroppo, quelli che hanno il potere discrezionale di decidere sulle sorti delle singole persone.

E spesso, purtroppo, gli incompetenti sono anche quelli più sicuri di sé. Più non sanno o non sanno fare, più sono decisi nelle opinioni, più sono certi delle conoscenze, più sono ostinati nel mantenere e sostenere la posizione.

Inutile, poi, tentare di confutare le loro affermazioni perché si otterrebbe soltanto un più convinto sostegno delle tesi, fino alla difesa aggressiva delle posizioni.

Non a caso l’articolo divulgativo di Dunning e Kruger sulla ricerca è intitolato: “Inesperto e ignaro di esserlo: come la difficoltà a riconoscere la propria incompetenza La sopravvalutazione di se stessi e le illusioni di superiorità A porta a un giudizio esagerato su di sé”.

Tra l’altro, spesso capita che persone colpite dall’effetto dunning-kruger siano anche propense ad altri atteggiamenti mentali erronei come le illusioni di superiorità che, ancorché gratificanti, distorcono la realtà e contaminano il processo decisionale.

Le illusioni di superiorità identificate dagli studiosi sono tre: quella di favorevolezza, quella d’ottimismo e quella di controllo.

L’illusione di ottimismo si riferisce all’eccessivo ottimismo che spesso si ripone nel proprio futuro rispetto a quello degli altri.

L’illusione di controllo è la tendenza ad esagerare le proprie capacità di controllare eventi casuali.

L’illusione di favorevolezza, si basa su una visione di sé stessi esageratamente positiva, sia in termini assoluti che relativi. In termini assoluti si tende ad enfatizzare le proprie caratteristiche positive e a sorvolare su quelle negative. In termini relativi si crede di essere più onesti, morali, capaci, intelligenti, gentili, riflessivi e corretti degli altri. In genere, ci si attribuiscono più meriti per i successi e meno colpe per gli insuccessi di quanto si è soliti riconoscerne agli altri. Si alterano e si selezionano le informazioni che riguardano se stessi per conservare un’immagine positiva di sé, proprio come fanno gli stati autoritari quando controllano le informazioni su ciò che succede al loro interno.

Purtroppo per noi, questa distorsione metacognitiva delle proprie competenze, congiunta con le illusioni di superiorità, non può che avere conseguenze negative sui nostri dirigenti, con ricadute sfavorevoli per la gestione dell’amministrazione penitenziaria a tutto discapito del benessere e della soddisfazione del personale.

Di recente, mi è capitato, ad esempio, di perorare la causa di una ragazza madre che, a causa della sua condizione, fu distaccata anni orsono in una sede del sud Italia.

Orbene, la ragazza , che pure presta comunque servizio a più di cento chilometri da casa sua, ad un certo punto si è trovata di fronte all’ostilità di una dirigente del Dap che, sebbene anch’essa madre di famiglia, ha assunto una posizione avversa dichiarandosi contraria a “qualsiasi forma di buonismo” e opponendosi in ogni modo alla proroga del distacco.

Per fortuna di questa ragazza, la dirigente non ha (e non ha avuto) l’ultima parola sulla vicenda ed ella ha potuto continuare a star vicina al proprio figlioletto di sette anni.

Cosa può esserci nella mente di questa funzionaria se non una “distorsione metacognitiva delle proprie competenze congiunta ad una illusione di superiorità?”

A voi il giudizio …