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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/07/2015  -  stampato il 08/12/2016


La selezione darwiniana dei dirigenti del DAP

Nella mia esperienza da "guardia" presso il DAP, ho avuto modo di conoscere molti dirigenti dell’amministrazine penitenziaria.

E' così che, negli anni, mi sono fatto una mia personalissima idea di come vadano le cose e di come esista una sorta di selezione naturale dei dirigenti di tipo darwiniano, per la quale sopravvivono e fanno carriera i meno capaci.

Le persone valide (e vi assicuro che ce ne sono molte anche nella nostra amministrazione e anche tra i dirigenti), coscienti della propria dignità e delle proprie capacità, traggono soddisfazioni personali e raggiungono anche obbiettivi utili a tutta la collettività, indipendentemente dalla propria sede di servizio.

Ma, poi, si “adagiano” nelle sedi in cui si trovano, appagati dal solo fatto di svolgere il proprio lavoro in modo onesto e costruttivo. A questa categoria appartengono anche molti poliziotti che svolgono bene il proprio lavoro, indipendentemente dalla qualifica e dagli incarichi assegnati.

Esistono, poi, le persone che hanno poche capacità e poche conoscenze, perché hanno trascorso la maggior parte del loro tempo lavorativo in attività  di “arrampicamento sociale” cercando in ogni modo di elevare la propria posizione sociale e professionale, per interesse economico e prestigio personale.

Questa categoria di dirigenti, a sua volta, si divide in due sottocategorie: quelli consapevoli e quelli inconsapevoli dei propri limiti.

Gli inconsapevoli tendono ad agire da soli. Alcuni riescono anche a fare carriera, ma in genere collezionano errori su errori, la cui gravità dipende direttamente dal loro livello di responsabilità. Con il passare del tempo, tendono a sopravvalutare le proprie possibilità (anche legali) e qualcuno finisce addirittura in guai giudiziari.

I più pericolosi, invece, sono quelli che conoscono i propri limiti, perché sono abbastanza scaltri da capire che se cedono parte della loro “sovranità” e se si alleano, riescono ad ottenere maggiori successi.

Col passar del tempo, queste persone hanno formato un gruppo, un’associazione di fatto, consolidando all’interno del DAP una sedimentazione di rapporti di forza con precise gerarchie di potere e di alleanze strategiche.

Pur tuttavia, sotto l'egida dell’apparente comunione di intenti e di rispetto istituzionale reciproco, si svolgono feroci guerre di posizione che scoppiano, soprattutto,  quando si libera una stanza dipartimentale del terzo piano, quello “nobile” in cui lavorano il Capo e Vice Capo DAP.

Come in un odierno sistema feudale di vassalli, valvassori e valvassini, analoghe strategie vengono messe in atto a livello di ogni singola direzione generale, nella quale la gerarchia si misura dalla distanza della propria stanza da quella del Dirigente Generale.

Queste sono le “preoccupazioni” di livello dirigenziale.

Tra le gerarchi inferiori, invece, il massimo livello di carriera è raggiunto quando si lavora nella “Segreteria Particolare” del dirigente (si legge la posta, si fanno le telefonate, si annunciano le visite, ci si veste rigorosamente in giacca e cravatta o tailleur e si viaggia con due borse di pelle al seguito, la propria e quella del dirigente).

A queste mansioni ambiscono anche Commissari della Polizia Penitenziaria.

Gli unici stravolgimenti possibili, in questa sorta di “pax dipartimentale”, si verificano quando avviene un cambiamento a livello politico, con un nuovo Capo dello Stato, Capo del Governo, Ministro, Sottosegretario, Sindaco, Prefetto, etc.

A quel punto, infatti, partono scalate repentine nella gerarchia dipartimentale o capitano rovinose “cadute” nell’oblio (fino al prossimo cambiamento politico con conseguenti vendette).

In questi casi, anche il più oscuro e anonimo dirigente può essere oggetto di veri e propri eventi propizi, volgarmente detti “botte di culo”, allorquando parenti o affini assumono incarichi importanti nel settore della Giustizia.

Ogni tanto si verificano anche strane congiunzioni astrali che consentono l’arrivo presso il DAP di persone capaci, competenti e volenterose. Ma durano poco.

A queste rare persone viene subito frapposta una cortina di ferro di isolamento.

Nella maggior parte dei casi queste persone se ne vanno spontaneamente, molto prima di subire gli effetti dell’isolamento, perchè si rendono conto di quanta vasta e ramificata sia la rete di alleanze tra le persone incapaci e consapevoli di esserlo.

Queste "brave persone", arrivate per caso al DAP, non cercano alleanze per arrampicate sociali, si “accontentano” di fare bene il proprio lavoro e, appena possibile, se ne tornano nella loro sede periferica.

Lo scollamento tra il centro e la periferia nel dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sta tutto qui. Chi lavora bene rimane al proprio posto, gli incapaci invece scalciano e raggiungono i vertici.

E’ una selezione di tipo darwiniano. L’incapace sa che per sopravvivere deve eliminare (metaforicamente parlando) le persone capaci.

Queste ultime, invece, traggono soddisfazione nello svolgere al meglio i propri compiti, non si alleano, non si arrampicano e sono, così, destinate ad estinguersi senza lasciare tracce del loro passaggio.

Non c’è soluzione per migliorare questo stato di cose. Tutto il sistema si regge con la servizievole complicità di tutte le qualifiche sub-dirigenziali, Commissari di Polizia Penitenziaria (è bene ricordarlo) compresi.

Negli ultimi anni sono andate, quasi contemporaneamente, in pensione alcune colonne portanti dell’amministrazione penitenziaria, ma ognuna di esse ha lasciato molte pedine sparse nei gangli del Dipartimento.

A loro volta, queste pedine sono state frutto di una selezione naturale tra i più scaltri (vecchi personaggi di indubbie capacità da faccendiere, ormai prossimi al pensionamento anch’essi) o tra i più adulanti e servizievoli.

Negli ultimi anni, però, si è assistito ad un sostanziale “annacquamento” delle capacità dei Dirigenti del DAP e delle loro pedine di riferimento. Tutto ciò ha determinato la paralisi delle capacità di indirizzo e controllo del DAP sull’intera amministrazione penitenziaria.

Il passo successivo potrebbe essere il sostanziale collasso dell’intero sistema penitenziario.

Il recente passaggio dal DAP al DGM della direzione generale dell’esecuzione penale esterna è uno dei segnali più evidenti. Il DGM già faceva fatica a gestire quattro/cinquecento detenuti minorenni, figuriamoci predisporre piani di reinserimento sociale per decine di migliaia di detenuti maggiorenni …

Il canto del cigno, infine, è la convocazione degli “stati generale dell’esecuzione penale”, una sorta di kermesse che si limiterà alla stesura di una lista di miglioramenti teorici da adottare, molti dei quali si sarebbero già dovuti raggiungere da quarant’anni con la piena attuazione della riforma penitenziaria del 1975.