www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/01/2010  -  stampato il 05/12/2016


Pensioni d'annata appello dell’ANPPe ai Presidenti di Camera e Senato

Sino ad oggi, malgrado le reiterate e le insistenti richieste, persistendo il profondo disinteresse di tutte le parti politiche e dei Sindacati competenti, nulla si è riusciti ad ottenere e la categoria dei cosiddetti “pensionati d’annata” viene continuamente dimenticata, bistrattata e pesantemente penalizzata economicamente in maniera indecorosa.

E’ noto che un lavoratore, posto in quiescenza attualmente, percepisce un trattamento economico di circa il 50% superiore a quello di un lavoratore di pari anzianità di servizio e pari qualifica funzionale, andato in pensione 10/20 anni or sono.

Tale incostituzionale diversità di trattamento pensionistico viene determinata dai seguenti fattori:

- le pensioni perdono ogni anno circa il 25% (se non di più!) del loro potere di acquisto, per erosione inflattiva;

- ai lavoratori posti in quiescenza non vengono estesi i miglioramenti retributivi attribuiti ai lavoratori in servizio come conseguenza delle contrattazioni nazionali e di categoria, che apportano ogni anno miglioramenti economici di circa il 3% del potere d’acquisto.

Questi fattori determinano una notevole divaricazione tra pensioni concesse in anni diversi, valutabili intorno al 5/10 % (50% in soli dieci anni!!), divaricazione destinata ad allargarsi sempre di più se non si adotteranno opportuni sistemi dinamici di adeguamento annuale delle pensioni stesse, con la conseguenza che tra qualche anno la popolazione più anziana sarà sempre più confinata alle soglie di sopravvivenza, proprio nel periodo della vita nel quale maggiori sono le esigenze di assistenza e di cure. La situazione è in evidente violazione degli articoli 12 e 23 della Carta Europea sottoscritta a Strasburgo il 13 maggio 1966, degli articoli 2,3,136,137 e 141 del trattato istitutivo della Comunità Europea del 25 marzo 1957, del trattato di Maastricht e del trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997; per di più, contrasta con la giurisprudenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea (Sentenza 11 marzo 1981 nella causa 69/80 e sentenza 22 dicembre 1993 nella causa 152/91) nonché con la giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sentenza delle Sezioni Unite) del 1°febbraio 1997, n. 974.

E vi è da aggiungere che una situazione del genere contrasta, infine, con gli articoli 3 e 36 della Costituzione, che dispongono la pari dignità tra tutti i cittadini (principio di uguaglianza) e riconoscono il diritto ad un trattamento economico (retribuzione e pensione) sufficiente ad assicurare agli aventi diritto ed alle loro famiglie una esistenza libera e dignitosa.

L’aggiornamento delle vecchie pensioni e l’aggancio delle stesse alla retribuzione costituisce, pertanto, una esigenza morale, sociale, giuridica e costituzionale. Premesso quanto sopra, richiamando tutte le promesse fatte, l’ANPPe, l’unica Associazione rappresentativa, a livello nazionale del personale in quiescenza del Corpo di Polizia Penitenziaria, chiede ai rispettivi Presidenti di Camera e Senato, di conoscere quali provvedimenti si intendano adottare, con la massima possibile urgenza, anche in presenza delle grandi ristrettezze economiche attuali che costringono a sacrifici non certamente accettabili e prima che tutti gli interessati, non più in tenera età, passino a miglior vita, per sanare questa penalizzante, inaccettabile e non più sopportabile contingenza che identifica una gravissima ingiustizia e una inconcepibile disparità di trattamento economico.