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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/06/2015  -  stampato il 05/12/2016


Per una volta tanto sono d'accordo con Travaglio nei riguardi di Adriano Sofri

Fatto davvero eccezionale … per la prima volta mi sono trovato a condividere uno scritto di Marco Travaglio. E non è solo perché, convenientemente, ha sostenuto tesi che mi sono congeniali, ma perché nel farlo in maniera ironica e sarcastica è stato davvero convincente.

In realtà, resta immutata la mia opinione su Travaglio, che ritengo essere un grande affabulatore capace, con l’aiuto di frizzi, lazzi e ghirigori, di far sembrar vero pure che Cristo è morto di freddo.

Ma stavolta credetemi è riuscito, realmente, ad entrare nel mio cuore e nella mia mente.

Conosco perfettamente il suo modo di interpretare le sentenze fino al punto di piegarle ai suoi ragionamenti, cosa che fa altrettanto egregiamente anche con i fatti e con le opinioni altrui, ma le argomentazioni che ha sostenuto e declinato sul caso di Adriano Sofri “esperto” per gli Stati Generali delle carceri, sono indubbiamente e indiscutibilmente (mi dispiace per Ascanio Celestini), inoppugnabili.

Leggendo il suo editoriale, mi è tornato alla mente quando, in una delle sue tante contese televisive da talk show, citò Paul Valery: “Quando non riesci a demolire il ragionamento, demolisci il ragionatore” e debbo dire che, in questo caso, ha dato un esempio perfetto del procedimento perché è riuscito a demolire sia il ragionamento (l’articolo di Sofri sul Foglio) che il ragionatore (lo stesso Adriano Sofri).

A questo punto, più che citare passi e passaggi del pezzo di Travaglio, preferisco riportarlo integralmente.

 

Marco Travaglio editoriale sul “Fatto quotidiano” del 24 giugno 2015

È con sincero rammarico che apprendiamo la notizia della rinuncia di Adriano Sofri – ex leader di Lotta continua condannato a 22 anni in quanto mandante dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi – a partecipare agli Stati Generali sull’Esecuzione della Pena, organizzati dal ministero della Giustizia, in qualità di esperto di “Cultura, istruzione e sport nel carcere” (soprattutto sport).

Rinuncia seguita alle polemiche dei soliti sofistici, tipo alcuni sindacati di polizia e Mario Calabresi, figlio del commissario assassinato e direttore de La Stampa, che si è addirittura permesso di chiedere spiegazioni al ministro Andrea Orlando, come se in Italia le vittime dei reati e i loro parenti avessero diritto di parola. Rinuncia comunicata dal noto mandante pregiudicato con una nota giustamente risentita contro chi ha “sollevato un piccolo chiasso attorno alla mia nomina” e motivata col fatto che lui ne ha “abbastanza delle fesserie in genere e delle fesserie promozionali in particolare”.

In attesa di sapere chi si autopromuoverebbe dicendo fesserie sul suo conto, a parte lui, diciamo subito che orbare l’insigne consesso, non a caso denominato “Stati Generali” (e destinato – immaginiamo – a tenersi nella reggia di Versailles), di una così preclara presenza sarebbe un errore imperdonabile. E un’occasione mancata.

Nessuno meglio di Sofri, che dei 22 anni di pena è riuscito a scontarne a malapena 7, peraltro seguitando a scrivere per vari giornali di destra e di sinistra e a pontificare con interviste a destra e a manca dalla cella di Pisa, e uscendo poi per gravissimi problemi di salute da cui si è prontamente e fortunatamente ripreso,potrebbe illustrare all’inclita e al colto il concetto tutto italiano di “certezza della pena”.

Anzi, la sede di Versailles per l’augusto simposio consentirebbe la presenza aggiuntiva del suo complice Giorgio Pietrostefani, l’altro mandante del delitto Calabresi e anche lui condannato a 22anni, che ha scontato solo in minuscola parte perché dal 24 gennaio 2000 è felicemente latitante proprio a Parigi: latitante si fa per dire, visto che nessuno degli otto governi da allora succedutisi ha mai mosso un dito per ottenerne l’estradizione.

Entrambi, Sofri e Pietrostefani, potrebbero insegnare alle giovani generazioni come ordinare un omicidio, scontare meno di un terzo della pena e al contempo tirarsela da intellettuali e da vittime innocenti della malagiustizia, e venire persino creduti; previa iscrizione alla lobby giusta, si capisce.

Del resto il ministro Orlando fa sapere che Sofri era stato invitato al tavolo proprio in veste di ex detenuto, quindi di profondo conoscitore della materia carceraria, per quel poco che l’aveva sperimentata. Trent’anni fa, quando Antonio Gava fu promosso ministro dell’Interno, Beppe Grillo propose Dracula alla presidenza dell’Avis: ora la battuta diventa realtà, a riprova del fatto che è meglio non farne mai,dibattute, perché c’è sempre qualcuno che le scambia per suggerimenti.

Se è di esperti del ramo che il Guardasigilli ha bisogno per ridisegnare l’esecuzione penale, giudicata ancora troppo severa, non c’è chi valga il duo Sofri-Pietrostefani: il loro contributo esperienziale potrebbe avviarci verso la totale decarcerazione, cioè l’abolizione definitiva delle patrie galere. Impresa a cui peraltro gli ultimi governi si sono applicati senza sosta, a colpi di leggi svuotacarceri, applicando il modello Sofri a quasi tutti i detenuti, cioè a quei pochi che ancora scontano la pena in cella, ai quali presto verrà distribuito un comodo “carcerometro” per calcolare quanto manca alla loro uscita dal carcere prima ancora che vi entrino (basta dividere per due la pena scritta nella sentenza, e il gioco è fatto).

La presenza di Sofri agli Stati Generali sulla pena,poi, aprirebbe la strada ad altre proficue iniziative similari, sempre con l’apporto di esperti nei vari settori. Cesare Battisti (vari ergastoli per quattro omicidi, più annessi e connessi, e qualche mese di carcere) porterà i suoi preziosi consigli – a distanza, magari via Skype dal Brasile - agli Stati generali sui sistemi di sicurezza nelle gioiellerie.

Gli Stati Generali sulla corruzione in atti giudiziari, sul finanziamento illecito, sul falso il bilancio, sul conflitto d’interessi e sulla prostituzione minorile si avvarranno obbligatoriamente del contributo fattivo di un fine intenditore come l’ex cavalier B. Quelli sulla riforma del sistema cooperativo non potranno prescindere dai consigli di Salvatore Buzzi.

Seguiranno gli Stati Generali per la lotta alla criminalità organizzata con un nutritissimo parterre di consulenti che potrà attingere a piacere tra le esperienze maturate sul campo dai vari Provenzano, Riina, Carminati & C. Ercole Incalza e il sottosegretario Giuseppe Castiglione presiederanno gli Stati Generali sulla riforma degli appalti. Lapo Elkann,primatista mondiale di parcheggi in divieto di sosta, sovrintenderà agli

Il comandante Francesco Schettino sarà utilissimo agli Stati Generali sulla sicurezza navale, mentre Donato Bilancia verrà reclutato per quelli sulle pari opportunità uomo-donna. E, se tutto va bene, Vincenzo De Luca parteciperà agli Stati Generali per la revisione della legge Severino. Anzi no, scusate, questa la ritiro: s’è avverata prim’ancora che la pensassi.

 

Credo ci sia davvero poco da aggiungere se non che mi è sembrato davvero stucchevole il tentativo di Adriano Sofri di emulare anch’egli Paul Valery, provando a “demolire” Donato Capece, accusato a suo dire di cercare notorietà usando il suo nome: “ … apparso alle cronache solo quando accostato a me”.

Basta accedere al sito del Sappe, nella sezione video, per sconfessare questo infantile tentativo di sminuire l’autorevolezza di Capece, lì si possono visionare decine e decine di filmati che riprendono Capece, ed altri del Sappe, su tutte le maggiori televisioni nazionali. E non ce n’è uno che parli di Sofri!

Di conseguenza, sono solo due le ipotesi da formulare su queste azzardate dichiarazioni:

O Sofri non sa nulla del Sappe e del suo Segretario, rivelando una conclamata ignoranza in materia di esecuzione penale (in contraddizione con quanto lui stesso e il Ministro Orlando asseriscono) oppure è consapevole di aver detto una falsità ed è, quindi, in gravissima malafede.

Quale che sia l’ipotesi giusta, siamo, comunque, soddisfatti di essere stati causa delle sue dimissioni, perchè rimaniamo convinti, come Travaglio, che Adriano Sofri non ha alcun diritto a sedere in tavoli istituzionali 

Con buona pace di Manconi, Gonnella, Bernardini e tutti gli altri suoi benpensanti sostenitori.

(… tanto mica mi chiamo Pasquale io!)

 

In uno stato di diritto è impensabile coinvolgere nei tavoli istituzionali chi è stato riconosciuto in qualsiasi modo responsabile dell'omicidio di un poliziotto!