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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/07/2015  -  stampato il 02/12/2016


Governo presenta emendamento per il riordino delle carriere. Per il rinnovo contrattuale si parla solo di 9 euro per il 2015 e 70 a regime nel 2018

Il relatore del disegno di legge sulla riforma della Pubblica Amministrazione, Ernesto Carbone (Pd), ha presentato un pacchetto di dieci emendamenti a nome del Governo.

Nel pacchetto è compresa una revisione delle forze di polizia.

Oltre allo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato (dovrebbe confluire nei Carabinieri con la possibilità per un contingente limitato di transitare nei vigili del Fuoco), l’emendamento del relatore riguarda tutte le forze di polizia e apre anche alla possibilità di sopprimere ruoli,  gradi e qualifiche.

Il Governo dovrà rivedere le norme sulle assunzioni, sugli scatti di carriera e sullo stato giuridico delle forze di polizia tenendo conto del merito e delle professionalità con la previsione di  unificazione dei ruoli, dei gradi e delle qualifiche di tutti Corpi.

Novità anche per le Capitanerie di Porto che avranno un solo comando, sotto la Marina.

Per le intercettazioni telefoniche, infine, si punta al dimezzamento delle spese.

Sono attesi, nel frattempo, gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale che, il 24 giugno scorso, ha dichiarato l’illegittimità sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza.

Per ogni eventuale provvedimento, si dovrà, però, attendere il deposito della sentenza della Corte, previsto entro venti-trenta giorni.

Ricordiamo che l’ultimo contratto dei pubblici dipendenti è scaduto nel lontano 2009 e il rinnovo per il triennio 2010-2012 fu cancellato con il decreto legge 78 del 2010 del Governo Berlusconi, blocco esteso al 2013-2014 dal Governo Letta e al 2015 dal Governo Renzi.

Tuttavia, ci sono numerosi ostacoli normativi da superare, prima di riavviare la trattativa.

Innanzitutto c’è il problema del nodo dei comparti di contrattazione, che con il decreto legislativo 150/2009 non potranno essere più di quattro. A deciderne la composizione, a meno che non intervengano novità con la legge delega di riforma della Pubblica amministrazione, sarà un accordo quadro tra Aran, l’agenzia che rappresenta il governo nelle trattative sui contratti, e organizzazioni sindacali.

C’è poi il problema della copertura finanziaria che va prevista nella legge di Stabilità.

Per il 2015, qualora ce ne fosse bisogno si potrebbe intervenire con una manovra di assestamento di bilancio, mentre per il biennio 2016-2018 se ne dovrà occupare la manovra di bilancio di fine anno.

Ovviamente queste eventuali uscite aggiuntive saranno un problema per i conti pubblici e potrebbero essere compensate da nuove tasse.

Per il Governo, comunque, il costo netto del rinnovo del contratto del pubblico impiego non dovrebbe essere enorme, più o meno 3,6 miliardi di euro.

Sempre secondo il Governo, infatti, un dipendente pubblico con uno stipendio di 1.500 euro netti avrà diritto ad un aumento di 9 euro da luglio 2015, più 17 euro nel 2016, 20 euro nel 2017 e 23 euro nel 2018. Insomma, meno di 70 euro in tre anni, ai quali si dovrà sottrarre l’indennità di vacanza contrattuale attualmente percepita.