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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/07/2015  -  stampato il 05/12/2016


Relazione Direzione Nazionale Antimafia: il Dap deve attivare istituti 41 bis

Riportiamo integralmente una parte di relazione della Direzione Nazionale Antimafia presentata nel gennaio 2015 e resa pubblica qualche giorno fa.

Ci sembrano parole importanti che il DAP dovrebbe prendere in seria considerazione.

 

 

Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e 􀀙􀀛􀀓􀀓􀀎􀀁􀀋􀀚􀀚􀀒􀀜􀀒􀀚􀀞􀀁􀀙􀀜􀀖􀀓dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2013 - 30 giugno 2014

Premessa essenziale in materia è riconoscere l’ indispensabilità di un regime carcerario che operi, nella sua qualità giuridica di misura di prevenzione, impedendo ai capi delle organizzazioni criminali di continuare ad impartire ordini e direttive sebbene detenuti. Sul punto basti ricordare che l’intera commissione provinciale di Cosa nostra palermitana è detenuta, e non avendo fornito alcuna manifestazione di dismissione del ruolo assunto all’esterno, ciascuno dei suoi componenti detenuti rappresenta ancora oggi parte attiva e riconosciuta del vertice di tale pericolosissima organizzazione. E’ compito dello Stato, allora, nel pieno rispetto dei diritti che l’Ordinamento riconosce a ciascuno, porre in essere quei necessari rimedi volti ad impedire che capi detenuti continuino ad esercitare il loro potere.

Attualmente continua ad essere molto elevato il numero di soggetti detenuti sottoposti al regime in argomento; tale dato dipende dalla qualità delle investigazioni più recenti e dai successi che lo stato ha realizzato nel contrasto alle mafie; tali successi hanno comportato la cattura di un maggior numero di capi delle organizzazioni criminali ed un conseguente aumento dei detenuti sottoposti al regime di cui all’art.41 bis. E’ evidente pertanto che il numero dei detenuti sottoposti al regime speciale non può andare a scapito della qualità del servizio. In passato il problema è stato risolto anche grazie all’impiego di istituti penitenziari particolarmente idonei allo scopo di isolare i detenuti dall’esterno, come le carceri dell’Asinara e di Pianosa, anche se deve ricordarsi quali reazioni fortemente contrarie siano state suscitate da più parti in ordine alla paventata possibilità di una loro riapertura.

Del resto le strutture che ospitano i detenuti sottoposti al 41 bis sono nate spesso come strutture carcerarie femminili - nate dunque con lo scopo, ben diverso ed addirittura opposto a quello che deve realizzare il regime di cui all’art. 41 bis o.p. di promuovere la socialità tra le detenute - e con le conseguenti difficoltà strutturali che tali istituti hanno nell’impedire le comunicazioni interne alle carceri, nel senso che le celle spesso si trovano sullo stesso corridoio e che tale situazione rende, appunto, molto difficile impedire comunicazioni tra i detenuti, che poi possono essere veicolate in via indiretta all’esterno (ad es. attraverso familiari di altri detenuti).

In sostanza se l’azione dello Stato sul territorio è vincente essa non può subire rallentamenti per carenze di struttura e proprio nel mondo delle carceri. Anzi, tali strutture devono essere potenziate con maggiori investimenti e la creazione di nuove aree riservate ai detenuti sottoposti al regime in argomento. Il regime deve essere potenziato e mai attenuato, atteso che sul fronte della lotta alla mafia si può solo avanzare e non arretrare e che, in tale contesto, il ruolo dell’istituto previsto dall’art. 41 bis O.P. è imprescindibile.

Si tratta pertanto di un ruolo che va potenziato con nuovi investimenti per la creazione di strutture adatte allo scopo e non certo depotenziato o rispetto al quale si possa addivenire ad una limitazione dei soggetti sottoposti per ragioni diverse dal venir meno della loro capacità di comunicare in maniera efficace con l’organizzazione criminale nella quale continuano ad avere un ruolo di vertice.

In questo senso diviene sempre più necessario individuare nel piano carceri nuove strutture idonee, nate esclusivamente per l’assolvimento della funzione di prevenzione prevista dall’art. 41 bis O.P., e da destinare in via esclusiva a tale scopo.