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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/08/2015  -  stampato il 02/12/2016


Lavorare tra i Cannibali

Se il nostro lavoro, tempo fa, nella scala dei lavori più stressanti era classificato al secondo posto, dopo i minatori, un motivo scientifico c’era. Se una volta andavamo in pensione dopo vent’anni di lavoro, c’era alla base un motivo scientifico; questo già l’abbiamo scritto diverse volte. Lo sottoscriviamo nuovamente, così per fare accademia. In un periodo storico, invece, dove regna l’alta finanza, dove le banche dominano e condizionano la nostra vita, dove gli Stati Europei hanno perso la loro sovranità in favore della BCE, ebbene tutti questi studi scientifici non contano niente.

Eppure lavorare all’interno delle carceri con detenuti mafiosi, terroristi, sieropositivi, tossicodipendenti, oligofrenici, pazzi aggressivi, ritardati, extracomunitari dal linguaggio incomprensibile, è stato sempre un inferno. Stare in mezzo ai detenuti in un Reparto è fonte di continua tensione. Cercare di resistere ogni giorno ad infinite pressioni psicologiche, dalla più banale alla più seria (ad esempio un tentativo di corruzione) e reagire cercando di far prevalere la Legge, dimostrando che quell’agente rappresenta comunque lo Stato, è sicuramente fonte di stress, ma questo non importa a nessuno, né ai nostri politici, né pare ai nostri vertici.

Oggi abbiamo scoperto di avere, tra i detenuti, un’altra categoria: i cannibali. Il recente caso di Venezia, dove ad un nostro collega - a cui va tutta la nostra solidarietà -, un detenuto ha staccato una falange del dito, con un morso ci getta nello sconforto in quanto l’episodio è emblematico dello stato di abbandono cui sono lasciati i poliziotti penitenziari, armati solo di pazienza e buon senso, quando prestano servizio in sezione. Guai a parlare di spray al peperoncino o altre diavolerie per difendersi, i ben pensanti, una certa classe politica di una certa sinistra ultra garantista, si opporrebbero con manifestazioni di piazza.

Viaggiamo alla media di un’aggressione al giorno, nelle carceri italiane post Torreggiani, ma questo continua a non scandalizzare i nostri vertici, sempre protesi alla ricerca di nuovi spazi, di ristrutturazioni di celle, ma poco attenti ai problemi del personale di P.P.

Già, i nostri vertici dipartimentali! Gli stessi vertici che inviano continuamente note sul benessere del personale di P.P. dando indicazioni acchè vengano concessi congedi e riposi, ma non prestando minimamente attenzione né scandalizzandosi, se, ad esempio, tutti gli Istituti di una Regione come la Sicilia, da quattro mesi sono senza M.O.S. e i poliziotti penitenziari vanno avanti a forza di arancine e pane "cunzato", andando incontro probabilmente a danni gastrici che si rifletteranno sui servizi a causa delle malattie inevitabili.

Dopo gli OPG chiusi e l’arrivo massiccio dei pazzi nelle carceri, ora arrivano anche i cannibali; detenuti irriducibili che mordono gli agenti, procurando loro sfregi permanenti e, potenzialmente, potrebbero trasmettere malattie.

Non riusciamo più a dare delle punizioni esemplari, tranne che qualche giorno di esclusione dalle attività in comune (ferme restando le conseguenze penali) stando bene attenti che la camera sia ordinaria e che sia dotata di quel minimo comfort che magari fuori quel detenuto non aveva mai avuto.

A volte, leggendo queste tristi notizie, da poliziotto penitenziario, mi vergogno di essere amministrato in questo modo e provo una profonda rabbia contro la politica colpevole di avere abbandonato a se stesso il Corpo di Polizia Penitenziaria. 

 

Detenuto stacca a morsi un dito a Poliziotto Penitenziario a Venezia