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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/08/2015  -  stampato il 07/12/2016


La difficile gestione degli eventi “improvvisi” in carcere: sorveglianza a vista, visite immediate al pronto soccorso e piantonamenti

Chi conosce la realtà del carcere, in poco tempo comprende, quanto sia una realtà estremamente delicata e mutabile in pochi attimi.

Talvolta accade, che, se pur con difficoltà, ciascun posto di servizio riesce ad essere coperto dall’unità di Polizia Penitenziaria prevista; il sopravvenire di eventi improvvisi, fa si, che diventa problematico, mantenere intatta la copertura di quanto detto.

E quali sono questi eventi improvvisi, che spesso creano difficoltà nell’ottimizzazione delle risorse umane a disposizione?

Gli esempi, possono essere svariati: pensiamo ad un detenuto sottoposto al regime di sorveglianza a vista, dove un agente viene assegnato per il controllo dello stesso 24 ore su 24.

Pertanto, ipotizzando un poliziotto, impiegato nell’arco di una giornata, su quattro quadranti di sei ore, sono ben quattro unità distolte dal quotidiano servizio a turno nei reparti.

Il servizio di sorveglianza a vista, è piuttosto delicato, ove principalmente, il detenuto viene ubicato da solo, in una cella, priva di ogni suppellettile che possa mettere in pericolo la sua incolumità.

Al suo controllo costante, 24 ore su 24, viene assegnata una unità di Polizia Penitenziaria, eppure, proprio in questi casi, soprattutto la Polizia Penitenziaria, non è quanto di più indicata per un detenuto, che, in quel momento, preso da forte tensione psichica, avrebbe invece necessità di essere ubicato in un reparto idoneo, con una costante presenza di personale specializzato: psichiatri, psicologi, infermieri, nonché un maggiore contatto con figure quali educatori, assistenti sociali ecc., capaci di fornire un trattamento di sostegno continuo, volto ad interrompere quanto prima gli istinti di suicidio o di violenza, per il successivo reinserimento con gli altri detenuti nella vita comune.

Un altro esempio, si riscontra nell’invio immediato di un detenuto al Pronto Soccorso, dove, sono previsti due agenti di scorta, un autista ed un caposcorta, per un totale di quattro unità.

Purtroppo poi, ben si sa che un invio immediato quasi sempre tende a tramutarsi in un ricovero ospedaliero ed un piantonamento, di conseguenza, comporta in una giornata articolata su quattro quadranti di sei ore, l’impiego di ben otto unità.

A tal proposito, perché non realizzare all’interno delle strutture ospedaliere pubbliche, locali appositi per i detenuti che necessitano di assistenza sanitaria, affinché, possa essere prevista un’aliquota di personale di Polizia Penitenziaria, quale addetta alla vigilanza dei suddetti spazi.

In tal modo, il personale in servizio nel carcere, verrebbe impiegato, soltanto al momento dell’invio in ospedale, e le successive competenze potrebbero essere affidate al personale di Polizia Penitenziaria in servizio nelle strutture di cui sopra.

Se pur la realtà del carcere è estremamente variegata, bisognerebbe analizzare con maggior incidenza, quelle situazioni che, il più delle volte, tendono a destabilizzare il quotidiano, al fine di intervenire per cercare, di ridurre il forte impatto degli eventi “improvvisi”: eventi, che inevitabilmente, aggravano ancor di più sul lavoro in carcere del Poliziotto Penitenziario.