www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/08/2015  -  stampato il 05/12/2016


Altro che benessere del personale ...

Ricordo che eravamo in tanti durante il Corso Agenti di Custodia ausiliari; 800/ 1000 agenti ogni tre mesi, diciottenni che si affacciavano ad un nuovo lavoro. Un lavoro misterioso, un mondo ai più sconosciuto: l’universo carcerario. Non so cosa avremmo pagato per trovare un campo di calcio o una palestra attrezzata per dare sfogo alle nostre pulsioni di ragazzi  dagli ormoni impazziti, dopo lunghe giornate di lavoro di 9 – 10 ore, o per  passare il tempo in caserma durante lo smontante o i rari riposi in cui non si tornava a casa. A malapena si trovava un vecchio calcio balilla allo spaccio o un tavolo da biliardo.

Il benessere del personale si riduceva a poca cosa, ma eravamo giovani e quindi il benessere lo si cercava altrove… Ora che gran parte di noi sono sulla soglia della pensione, il DAP, spinto dai numerosi suicidi, dalle proteste del personale che ha la sensazione di essere abbandonato a se stesso, dallo stress che attanaglia chi fa questo lavoro in prima linea con i detenuti e sulla scia dei benefici che a seguito della Sentenza Torreggiani ha apportato alla popolazione detenuta, sembra interessarsi con più vigore anche al benessere del personale.

Come? Direte voi, con interventi concreti? Ristrutturazione di caserme? Anticipo sulla buonuscita? Detassazione dello straordinario? Convenzioni con palestre esterne o centri benessere? No, nulla di tutto questo. Ma richiedendo delle informazioni alle direzioni attraverso delle schede “benessere del personale” nelle quali si chiede (ma lo dovrebbero già sapere) se presso quell’Istituto esiste il bar, se c’è una caserma agenti (quanta ipocrisia!!!) se, addirittura, esiste la mensa – se poi la mensa di servizio ad esempio in Sicilia, è chiusa in tutti gli Istituti da 4 mesi e mezzo, beh questo è solo un piccolo particolare, se i colleghi mangiano panini e piatti surgelati anche questo è un particolare insignificante; il nostro Capo del Dipartimento ovvero colui che in primis dovrebbe tutelare la salute, e l’integrità psico fisica del suo personale tarda a prendere posizione, quasi dando l’impressione di non attribuire particolare importanza ad un problema che attiene in assoluto al benessere del personale, ma limitandosi a ricevere le risposte via e mail sulle schede benessere.

Ma la scheda richiede anche se vi siano delle sale ricreative per gli agenti negli istituti, se vi siano delle palestre, campi di calcio o di pallavolo o addirittura di pallacanestro e dulcis in fundo se è presente una biblioteca per il personale. Infatti al DAP il nostro Presidente forse immagina che, ad esempio in un carcere di periferia dove l’età media è di oltre 50 anni, il collega prima di smontare dopo otto ore di servizio, stanco, incazzato, con la pressione alta, sudato per mancanza di condizionatori, telefoni alla moglie dicendole: cara, non mi aspettare, vengo più tardi, perchè mi fermo a leggere un romanzo di John Grisham in biblioteca.

Guai anche ad approfittare di eventuali campi di calcio, perché se il nostro già esiguo personale di p.p. e anagraficamente anziano, dovesse decidere di fare una partita di calcio, anche amichevole, sul campo si conterebbero feriti, contusi e infartuati tali da andare ad incidere negativamente sulle assenze dal servizio.

E’ giusto che i nostri vertici del DAP perseguano l’idea di portare benessere al personale, ma credo che qualcuno non abbia le idee chiare sul come o cosa si debba fare. Oggi nelle carceri, stante l’età anagrafica che fa della Polizia Penitenziaria un Corpo di “vecchi” salvo qualche rara eccezione, dove i colleghi non vedono l’ora di smontare  per tornare a casa, dove (salvo rare eccezioni) non esistono più accasermati, nell’era di internet, dei social network,  non ha più senso proporre cose che andavano bene alla fine degli anni 70 inizio anni 80. Per il benessere del personale ci vuole ben altro, proposte che passano dal miglioramento delle condizioni lavorative negli istituti (es. ambienti e mezzi climatizzati – funzionanti e non eternamente rotti -, caserme funzionati, aumento degli  alloggi uso foresteria dove passare qualche giorno di relax o una breve vacanza) all’incentivo economico (es. detassazione straordinari, aumento dell’indennità di presenza, anticipo sulla buonuscita, evitare di penalizzare chi va in pensione a domanda dandogli la buonuscita dopo due anni ecc.). Dateci, quindi, pure le biblioteche, o il campo di calcio, ma non riuscirete a porre degli argini al malessere dilagante che investe gli orgogliosi appartenenti alla Polizia Penitenziaria.