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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/08/2015  -  stampato il 04/12/2016


Il malessere nella polizia penitenziaria: l'importanza della prevenzione

Negli ultimi anni, diverse sono state le occasioni in cui si è avuto notizia del malessere della Polizia Penitenziaria, talvolta purtroppo fino a parlare di tematiche drastiche come il suicidio.

Il suicidio, è un argomento piuttosto delicato dove il più delle volte si possono tentare delle ipotesi, d’altronde, la mente umana è un universo così difficile da capire e non sempre si riesce a dar luce a determinati eventi con spiegazioni che siano chiare e dirette.

La maggior parte delle volte, in tema di Polizia Penitenziaria, si menziona la sindrome di burnout, un eccessivo carico emotivo attribuito al lavoro, con assenza di fattori motivanti.

Lavorare in carcere, è spesso l’alternanza di alti e bassi, talvolta si trascorre un turno tranquillo, altre volte invece quel turno sembra essere pieno di difficoltà; le motivazioni possono essere tra le più svariate: carenza di personale, quindi svolgere più mansioni contemporaneamente; presenza di detenuti difficili da gestire per la loro indole violenta; incomprensioni con altri colleghi o con i propri superiori ecc.

Ecco quindi, come se già di per sé ogni posto di lavoro, presenta le proprie difficoltà, in carcere, sembra tutto ampliarsi, proprio per le caratteristiche della struttura, d’altronde, si è sempre in prigione.

La Polizia Penitenziaria, non mi stancherò mai di dirlo svolge un ruolo di grande importanza, nel quotidiano: a contatto con detenuti di diversa tipologia, ciascuno con il proprio carattere, ognuno con le proprie abitudini, talvolta difficili da gestire. Il Poliziotto Penitenziario è sempre lì, e spesso ciò che manca è proprio un maggior riconoscimento nel lavoro che presta, una maggiore attenzione che possa farlo sentire ancora più motivato nel lavoro che svolge.

In particolare, proprio tra i colleghi si dovrebbe cercare di rafforzare la realizzazione di un gruppo di lavoro, perché quando si entra in una sezione detentiva, si comprende subito se tra chi vi lavora al momento, esiste o meno quella sinergia, che in un contesto già di per sé complesso riesce sempre a farne il gioco forza.

In primis, i superiori gerarchici dovrebbero quanto più rafforzare il tema della collaborazione tra gli addetti ai lavori, proprio perché soltanto in questo modo, il risultato può essere più vantaggioso. Contestualmente, intervenire con rigore, frenando tutte quelle condotte superflue che minano quello spirito di Corpo, il quale, dovrebbe essere invece l’ABC quotidiano. Intervenire con quanto sia necessario, al fine di prevenire il malessere nella Polizia Penitenziaria.

A prescindere da quale sia la propria qualifica: Commissari, Ispettori, Sovrintendenti, Agenti e Assistenti, si è tutti facenti parte del Corpo di Polizia Penitenziaria e l’intento principale è quello di svolgere le proprie mansioni collaborando ogni giorno, in un contesto difficile, quello del carcere, dove argomento comune deve essere lavorare insieme per tenere alto lo spirito di Corpo, che inevitabilmente è una delle prime motivazioni a dover rimanere viva e accesa per svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi e con maggiore soddisfazione.

Mostrate fiducia nei vostri uomini ed essi faranno in modo di meritarsela; trattateli da professionisti seri, ed essi faranno di tutto per non deludervi. (Ralph Waldo Emerson)