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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/08/2015  -  stampato il 11/12/2016


In ricordo dell'Assistente Capo Antonio Lazzara

Nel giro di una settimana, due disgrazie si sono abbattute sulla Polizia Penitenziaria di Palermo Ucciardone: il 3 agosto moriva annegato l’assistente capo Antonino Battiata di 53 anni e il 10 agosto si spegneva dopo una grave malattia  l’ assistente capo Antonio Lazzara.

Antonio Lazzara, 47 anni, trapanese soffriva da qualche anno di una grave malattia ai reni, malattia che l’aveva portato ad essere un dializzato. Ma il destino doveva accanirsi ancora in quanto la malattia gli aveva portato dei gravi problemi cardiaci. Operato per ben due volte al cuore, infine in una caldissima giornata siciliana di agosto, non ce l’ha fatta ed è spirato nel suo letto, in una casa nel cuore del centro storico trapanese.


ANTONIO LAZZARA

Ma chi era Antonio Lazzara? Se il valore di un poliziotto penitenziario si potesse misurare in carati, come l’oro, Antonio era un 24 carati autentico. Serio, professionale, attaccato al servizio, puntiglioso, orgoglioso di indossare la divisa blu. Io lo conoscevo bene. Oltre ad essere trapanese come me, tante volte avevamo viaggiato insieme quando ero il Comandante del Reparto dell’Ucciardone.

E’ stato un vero trauma apprendere la notizia della morte, in quanto moltissimi non sapevano della sua malattia che aveva vissuto in modo discreto, accettando questa Croce stoicamente e quando ho fatto visita alla famiglia ho scoperto anche il perché: Antonio Lazzara era un   terziario francescano;  un laico, chiamato a compiere il suo cammino terreno aderendo alla spiritualità francescana.  Seguiva l’insegnamento di  S.Francesco d’Assisi, e come lui si impegnava a vivere il Vangelo, secondo lo Spirito delle beatitudini e lo testimoniava con entusiasmo e coerenza. Con la sua serenità nonostante la sofferenza, Antonio incarnava il carisma francescano che consiste nell’umiltà, nella fraternità e letizia, attuando una conversione continua, con cui ogni giorno compiva un piccolo passo verso la perfezione della santità, cui è chiamato ogni battezzato. Mi sono commosso nell’apprendere che, nonostante la grave malattia, Antonio si recava ogni mattina a Palermo a prestare servizio; non voleva arrendersi. Una persona ammirevole che, solo per questo meriterebbe un riconoscimento postumo da parte del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria; pochi sono, infatti (e non me ne voglia nessuno) i colleghi fatti di tale pasta e con tale dirittura morale. Tantissimi erano i colleghi venuti da Palermo per dare l’ultimo saluto alla salma presso la Chiesa dell’Addolorata, dove è stata celebrata la Messa funebre da un frate francescano. Tante le testimonianze sul valore del collega, numerosi gli apprezzamenti, tra i presenti, per il picchetto approntato all’entrata e all’uscita della chiesa che ha reso gli onori all’assistente capo.

L’ultima volta che lo vidi, da vivo, passeggiava per il Corso Vittorio Emanuele a Trapani, tenendo al guinzaglio il suo cane pastore tedesco e così lo voglio ricordare, sorridente, nonostante fosse consapevole del destino cui sarebbe andato  incontro di lì a qualche mese. Il Reparto dell’Ucciardone a cui va ancora una volta tutta la nostra solidarietà piange un collega di valore; la città di Trapani perde uno dei suoi figli migliori.