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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/09/2015  -  stampato il 07/12/2016


Continua esodo verso la pensione dei poliziotti penitenziari. Etą media sempre pił alta e pochi ricambi. Il caso Trapani

Senza che nessuno se ne preoccupi più di tanto, continua inarrestabile l’esodo verso la pensione dei poliziotti penitenziari.

Come andiamo dicendo da qualche anno, ci avviamo verso il picco massimo di pensionamenti che dovrebbe coincidere col raggiungimento del limite di età dei colleghi arruolati negli anni ottanta e novanta, periodo di elle più numerose assunzioni nel Corpo.

I  numeri dovrebbero far preoccupare perché si parla, nei prossimi dieci anni, di quasi ventimila unità.

Uno degli esempi più emblematici di questo fenomeno è quello della Casa Circondariale di Trapani che rende bene la situazione.

Il 3 settembre scorso ben 3 assistenti capo e 1 sovrintendente hanno voluto festeggiare la pensione offrendo un rinfresco ai loro colleghi rimasti in servizio.

Il Sovrintendente Nolfo Francesco e gli assistenti capo Pischedda Antonino, Oddo Carlo e Urso Salvatore hanno così voluto salutare i pochissimi poliziotti penitenziari rimasti stoicamente in servizio, molti dei quali hanno già il foglio con la prossima data del pensionamento in mano.

Ai neo pensionati, il Comandante di Reparto Giuseppe Romano, ha augurato tutto il bene possibile e di godersi la meritata pensione.

E’ del tutto evidente come la pianta organica della C.C. Trapani, va assottigliandosi con preoccupante periodicità, ciò soprattutto per l’anzianità anagrafica del personale (la cosa era stata nei giorni scorsi anche oggetto di protesta sindacale) e che c’è sicuramente bisogno di un ricambio di personale, una iniezione di gioventù che possa ridare fiducia ai poliziotti penitenziari rimasti.

La pianta organica dell’Istituto siciliano prevede 323 unità a fronte delle 252 attuali. Ci auguriamo che gli uffici dipartimentali, oltre ad attenzionare i parametri vitali degli spazi riservati ai detenuti, attenzionino anche le problematiche del personale, prima che l’esodo finale del personale arruolato agli inizi degli anni ’80, lasci nel caos chi è preposto a dirigere l’Istituto.

E, come già detto, la situazione di Trapani è uno spaccato di quello che è – più in grande – la situazione dell’intero territorio nazionale.

Se continua così prossimamente potremmo essere costretti a ricorrere anche noi alla CEDU di Strasburgo nella speranza di ottenere una sentenza che renda giustizia alle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria, come è stato per la famigerata Sentenza Torreggiani in favore dei detenuti.

L’unica differenza dovrebbe essere che così come la Torreggiani ha determinato “l’uscita” di diecimila ristretti dal carcere quella a nostro favore dovrebbe determinare “l’entrata” di diecimila poliziotti penitenziari in carcere.