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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/09/2015  -  stampato il 04/12/2016


Il Dap prossimo venturo. Riorganizzazione: gruppo di lavoro contro gruppo di lavoro. Le manovre dei dirigenti.

E’ ricominciato a Largo Daga, anzi direi che è al culmine, il lavorìo dei dirigenti penitenziari per cercare di mettere le bandierine sui decreti attuativi per la riorganizzazione del dipartimento.

Persa la battaglia del DPCM, la pletora di dirigenti dipartimentali (parliamo di almeno una sessantina) si è consociata allo scopo di ottenere il massimo dei benefici dal nuovo assetto organizzativo del Dap.

All’uopo, secondo nostre fonti confidenziali, si sarebbe costituito un primo gruppo di lavoro in seno alla Direzione Generale del Personale (Ignarra, Cimini, Di Gregorio) che “inaspettatamente” avrebbe concluso i lavori proponendo 28 (ventotto) uffici in seno alla “propria” direzione generale e solo 5 (cinque) Uffici di Staff.

Insoddisfatto, e forse anche un pò contrariato, il Capo Dap – sempre secondo le nostre fonti confidenziali – avrebbe costituito un nuovo gruppo di lavoro, questa volta in seno alla Segreteria Generale (Cecconi, Costantino, Pasquini) che “altrettanto inaspettatamente” sarebbe arrivato alla conclusione dei lavori proponendo 15 (quindici) Uffici di Staff e 7 (sette) uffici in seno alla Direzione Generale del Personale.

Ovviamente, la procedura potrebbe continuare ancora per molto con ulteriori gruppi di lavoro che sarebbero in grado di arrivare ad altrettanti “conclusioni”, ciascuna delle quali pro domo al proprio ufficio di provenienza.

Non è necessaria un laurea in scienze della pubblica amministrazione per comprendere che i nostri cari dirigenti seguono lo schema NPN (quasi un algoritmo):

Numero dei dirigenti = Posti di funzione = Numero degli uffici.

Detto questo, va aggiunto, però, che sono trapelate altre indiscrezioni su ulteriori proposte, sempre di chiaro stampo utilitaristico per i dirigenti penitenziari, che sono gravemente penalizzanti per la Polizia Penitenziaria soprattutto per quanto attiene l’organizzazione e la funzionalità dei reparti operativi.

La prima riguarda il tentativo (già più volte azzardato in passato e che ha in Massimo De Pascalis il primo ispiratore) di non considerare la dirigenza della Polizia Penitenziaria come legittima destinataria dei posti di funzione dipartimentali.

La seconda (che guarda caso pare provenire direttamente dal Cons. Falzone, Magistrato della DGD) riguarda il tentativo di incardinare il GOM (Gruppo Operativo Mobile) nella direzione generale detenuti.

Per quanto assurde possano sembrare le due proposte, la seconda in particolare (il Gom nella DGD, peraltro sostenuta anche da Di Gregorio, dirigente nostalgico del modello Parma) sfugge ad ogni logica di buona amministrazione e confligge apertamente con ogni proposta circa la necessità di far convergere tutti gli uffici e servizi della Polizia Penitenziaria in un’unica unità organizzativa.

Non è certo la prima volta che gli interessi economici e carrieristici dei dirigenti penitenziari penalizzano la funzionalità della Polizia Penitenziaria ma, in questo momento storico, potrebbe essere arrivato il momento di ammettere, una volta per tutte, la perniciosa dannosità di questa dirigenza penitenziaria nell’organizzazione del Dap, determinata dal suo corporativismo lobbistico, funzionale soltanto ad autoaccreditarsi benefici economici e di carriera.

Qui e adesso, dobbiamo ragionare “davvero” in termini di unificazione della dirigenza, che potrebbe confluire in un unico ruolo dirigenziale penitenziario. Meglio se della Polizia Penitenziaria.

Senza nulla togliere a chi è contrario, per il quale vanno fatti ponti d’oro verso la dirigenza del pubblico impiego.

Questa, e solo questa, è la strada maestra da percorrere per arrivare ad una riorganizzazione veramente efficace ed efficiente dell’amministrazione penitenziaria.

Altrimenti ci troveremo sempre a fare i conti con i gruppi di lavoro autoreferenziali che propongono espedienti per accrescere i privilegi di se stessi e della propria categoria.

Per nostra fortuna, come è già successo per il DPCM di riorganizzazione del Ministero, l’ultima parola (nella forma, nella sostanza e nel merito) sarà del Capo di Gabinetto Giovanni Melillo che, magari non sarà un Illuminato, ma almeno è scevro da tutte quelle logiche utilitaristiche e carrieristiche che ispirano ogni atto proposto dall’establishment del DAP.

Ci deve pur essere un Giudice a Berlino …