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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/09/2015  -  stampato il 05/12/2016


In morte di Bruno Augusto, poliziotto penitenziario

Io l’ho sempre chiamato così: Bruno Augusto. Un po’ perché non capivo mai quale fosse il nome e il cognome, un po’ perché mi piaceva quel gioco di voler accostare quei nomi alle assonanze degli imperatori romani. Bisogna saper misurare gli attimi e centrifugarli. Ma non riesci a comprendere che in quel momento, in quel preciso momento tu, Bruno Augusto hai un appuntamento. E non sei solo. Perché il destino ti insegue e ti costringe a dividere le occasioni con gli altri. Che non conosci. Quante volte l’ho pensato. Un giorno incontrerò qualcuno che ha in mano il mio destino, la penna utile per tracciare una retta tra l’essere e il non essere, tra lo stare sulla pianura o caracollare sulla collina.

Augusto Bruno - Polizia Penitenziaria

Bruno Augusto. Poliziotto penitenziario, da molti anni autista. Il sorriso che ti avvolge. Una compagnia che ti trasportava tra parole e ricordi. Sempre positivo, sempre propositivo, sempre disponibile. Bruno Augusto di Zerfaliu. Mi ha accompagnato un giorno dentro la mia Asinara, quando ormai era divenuta parco. Si occupava degli immobili ancora di proprietà del Ministero della Giustizia. Ho capito che anche lui amava quell’isola e quei silenzi. Bruno Augusto che mai una volta è arrivato in ritardo agli appuntamenti: sempre in anticipo. Sempre prima, sempre con un sorriso da mostrare, per la strada verso l’aeroporto, sempre curioso di sapere quando ti riprendeva dopo il viaggio in continente.

Poi ci sono gli attimi. Che non si misurano e non hanno momenti particolari. Non hanno neppure un peso specifico. Non lo possono avere. Si miscelano in un geometrico disegno apparentemente perfetto ma che nessuno ha saputo disegnare. Perché occorre partire al momento giusto, trovarsi in quel punto in quel momento. Essere puntuali. Mai in ritardo. Non ho mai compreso appieno il senso delle cose. Tutti gli attimi che hanno cominciato a distaccare dalla mia vista molte persone, alcune molto giovani. Ho sempre in mente quella canzone di Guccini “Lunga e diritta correva la strada” e ho capito che nella strada della vita tutti, prima o poi incontreremo il signor destino. Perché però a volte passa in anticipo? Bruno Augusto era la gaiezza e la mitezza.

Poche volte incontri persone che riescono a risolvere piccole cose come ci riusciva lui. Poche volte riesci ad incontrare persone che, con un sorriso ti dicono: “Non si preoccupi, non c’è problema”. Bruno Augusto era uno di questi. Immaginate l’attimo: se avesse percorso quella strada dieci secondi prima o dieci secondi dopo, se avesse accettato il trasferimento a Oristano, se fosse arrivato in ritardo o in anticipo. Se, dall’altra parte, il ragazzo non avesse frenato o urtato o scansato, se quella moto non avesse toccato la lastra verticale di cemento e se non fosse volata tra la strada e l’auto che arrivava. Bruno Augusto sarebbe ancora a sorridere e a dire “Non si preoccupi, non c’è problema”.

Quel destino che lo ha accompagnato sulla collina insieme a tanti altri che ho conosciuto, quelle croci che aumentano ogni giorno e gonfiano il cuore di silenzio. Ecco, Bruno Augusto era un poliziotto penitenziario, uno di quelli che potevi andare orgoglioso di averlo accanto di condividere i suoi sorrisi e il suo amore smisurato per il lavoro. Ciao Bruno Augusto, destino che si incrocia e ci riporta a ripensarti, tra la collina e il cielo.

di Giampaolo Cassitta - sardegnablogger.it

 

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