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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/10/2015  -  stampato il 09/12/2016


La Cassazione a Sezioni Unite si esprime su infortunio in itinere, ovvero incidente avvenuto nel tragitto tra casa e lavoro

Una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione fa il punto della situazione e spiega, a tutti i dipendenti, quando è possibile chiedere il risarcimento del danno per l’infortunio subito durante il tragitto per il luogo di lavoro.

La sentenza si riferisce ad un caso di dipendenza privata che riguarda l’INAIL ma, per analogia, può essere riferita anche a casi che ci riguardano più da vicino: riconoscimento causa di servizio ed equo indennizzo.

 

Innanzitutto chiariamo cosa può essere definito infortunio in itinere.

Si tratta dell’infortunio capitato al lavoratore:

– durante il “normale percorso” di andata e ritorno dal luogo di abitazione al luogo di lavoro;

– oppure durante il “normale percorso” che collega due luoghi di lavoro, se il lavoratore ha più rapporti di lavoro;

– oppure durante il “normale percorso” di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale.

 

Qual è il normale percorso che il lavoratore deve scegliere per essere risarcito?

Il “normale percorso” casa-lavoro (e viceversa) è considerato quello “più breve e diretto”. Per cui gli incidenti verificatisi nel corso di deviazioni o in differenti tragitti non possono essere risarciti.

Eccezionalmente è possibile scegliere il percorso più lungo, ma solo se giustificato da particolari condizioni di viabilità (si pensi al traffico, ai lavori in corso in una strada, ecc.).

 

Quando è consentita la deviazione dal normale percorso?

Non è dovuto alcun risarcimento se l’interruzione o la deviazione di percorso è del tutto indipendente dal lavoro o, comunque. non necessaria.

 L’infortunio è tutelato in caso di interruzioni o deviazioni effettuate:

– in attuazione di un ordine impartito dal datore di lavoro;

– per “necessità” ossia causa di forza maggiore, esigenze essenziali ed improrogabili o  adempimento di obblighi penalmente rilevanti utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato;

 

Il lavoratore può utilizzare la propria automobile?

Il risarcimento scatta anche se il lavoratore ha utilizzato la propria auto privata a condizione che tale scelta sia necessitata : si pensi al caso in cui la zona ove vi è il posto di lavoro non è servita da mezzi pubblici o, per raggiungerla con questi ultimi, il tempo sarebbe eccessivo e troppo oneroso.

Secondo altre pronunce della Cassazione, è consentito utilizzare il mezzo privato quando:

– mancano mezzi pubblici ;

– esistono mezzi pubblici ma non consentono la puntuale presenza sul luogo di lavoro, oppure sono eccessivamente disagevoli o gravosi in relazione alle esigenze di vita familiare del lavoratore.

Ovviamente il conducente dovrà rispettare il codice della strada: diversamente, non potrà essere risarcito.

 

Quale tipo di infortunio viene risarcito dall’Inail?

Con la sentenza delle Sezioni Unite cui si faceva riferimento in apertura di articolo, la Suprema Corte ha chiarito che non tutti i tipi di sinistri possono essere risarciti, ma solo quelli che dipendono da vicende collegabili in via diretta con il lavoro. Pertanto, tanto per fare un esempio, se il lavoratore viene aggredito da qualcuno che ce l’ha con lui per motivi personali non c’è alcun collegamento tra l’infortunio e il lavoro e, pertanto, nessun risarcimento è dovuto. Stesso discorso per la donna che venga molestata da uno stalker.

I presupposti per l’infortunio in itinere restano infatti:

 – la causa violenta ;

– l’occasione di lavoro.

 Pertanto, l’infortunio è indennizzabile soltanto quando la causa violenta inerisce comunque all’attività di servizio o è almeno occasionata dall’esercizio di un’attività di lavoro. È dunque escluso che possa essere chiamato l’Inail a coprire le spese quando il collegamento fra l’incidente e il normale percorso di andata e ritorno dall’abitazione alla sede di lavoro risulta fondato soltanto su una semplice coincidenza di tempo e di luogo.

 Nel caso di specie, la Corte ha respinto il ricorso degli eredi di una donna accoltellata dal convivente lungo il tragitto casa-lavoro in orario vicino all’inizio del servizio: in questo caso il lavoratore corre un rischio che è del tutto scollegato dall’adempimento dell’obbligazione lavorativa e si trova esposto a un pericolo individuale che lo segue ovunque, indipendentemente dal fatto che si rechi o meno al lavoro.

Insomma, per dare luogo al risarcimento, il collegamento con l’occasione di lavoro non deve essere marginale e basato esclusivamente su una semplice coincidenza di tempo e luogo.

Ovviamente a fare da spartiacque resta sempre il caso concreto.

Per esempio, in passato la Cassazione ha ritenuto indennizzabile, come infortunio in itinere, la rapina subita dal lavoratore nel percorso casa-lavoro per sottrargli la moto utilizzata, individuano in questo modo il collegamento con il lavoro nel possesso di “un bene patrimoniale quale strumento necessario attraverso il quale si realizzava l’iter protetto”.

Sono esclusi gli infortuni direttamente causati:

– dall’abuso di alcolici e psicofarmaci;

– dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni;

– dalla mancanza della prescritta abilitazione di guida;

– dalla violazione del codice della strada da parte del conducente.