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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/10/2015  -  stampato il 05/12/2016


La scena del crimine

Un quarto di secolo fa, agli inizi degli anni novanta, la Direzione Generale per gli Istituti di Prevenzione e Pena, in via Silvestri 252, diventò una scena del crimine per l’omicidio del Corpo degli Agenti di Custodia.

L’arma del delitto fu una Gazzetta Ufficiale, la n. 300 del 27 dicembre 1990, caricata con la legge n. 395 dello stesso anno.

Al tempo, pur essendoci molti sospettati, non fu mai individuato un responsabile da poter dichiarare colpevole oltre ogni ragionevole dubbio.

Le cronache di allora azzardarono una verosimiglianza col romanzo Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie giacché il Corpo aveva subìto decine di colpi mortali, inferti da autori diversi, così da non poter stabilire con certezza quale fosse stato il colpo mortale e chi l’avesse assestato.

Oggi, in quel posto, c’è il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a Largo Luigi Daga 2, ma nessuno si lasci ingannare dal cambiamento della toponomastica stradale e della denominazione dell’edificio, perché si tratta del medesimo ufficio che si occupa delle carceri italiane.

In buona sostanza: stesso luogo, stesse persone.

Esiste una concezione ciclica del tempo, iconicamente rappresentato da una ruota, secondo la quale tutti gli avvenimenti si ripetono, pedissequamente, in un circolo incessante.

Gli stoici, addirittura, sostenevano la teoria della “palingenesi”, secondo cui la storia era l’esatta riproduzione degli stessi eventi e delle stesse persone, in ogni ciclo.

Dando credito a questa teoria, sembrerebbe che, a distanza di venticinque anni, si stia per concludere un nuovo ciclo e si stiano per ripetere gli avvenimenti di allora, probabilmente con le stesse dinamiche e gli stessi protagonisti.

Abbiamo già detto del medesimo luogo, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

L’arma del delitto sarà la Gazzetta Ufficiale del  29 giugno 2015, caricata col D.P.C.M. 15 giugno 2015, n. 84.

Anche la vittima sarà la stessa, pur se con differente denominazione e diverso colore dell’uniforme, il Corpo di Polizia Penitenziaria.

E anche stavolta, pur essendoci molti sospettati, non sarà possibile individuare un responsabile da dichiarare colpevole oltre ogni ragionevole dubbio.

Le cronache azzarderanno di nuovo la verosimiglianza col romanzo Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, prendendo atto che il Corpo subirà decine di colpi mortali, inferti da autori diversi, così da non poter stabilire con certezza quale sarà il colpo mortale e chi lo assesterà.

Cicli del tempo … Corsi e ricorsi … Palingenesi.

Un unico comun denominatore: il Corpo muore e qualcuno beneficerà della sua morte.

E tutto quanto sarà avvolto e circoscritto da una striscia di plastica con la dicitura “crime scene – do not cross”.

Si potrà accedere di nuovo all’interno del dipartimento soltanto quando tutti quanti si saranno sistemati sulle loro migliori poltrone, davanti alle più lussuose scrivanie, dentro le rinnovate stanze dirigenziali.

Qualche mese dopo, una Very Important Person darà l’annuncio della nascita di un nuovo Corpo di Polizia “al servizio del Paese” (e, soprattutto, al servizio di Lor Signori).

E avanti con un nuovo ciclo …