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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/10/2015  -  stampato il 05/12/2016


Negli Stati Generali noi siamo il "Terzo Stato"

Come è noto, con il decreto ministeriale dell’8 maggio 2015 il Ministro della Giustizia ha istituito gli “Stati Generali dell’esecuzione della pena”, composto da 18 gruppi di lavoro, c.d. tavoli tecnici, successivamente integrati con il decreto ministeriale del 9 giugno 2015, al fine di dare piena attuazione al principio rieducativo della pena di cui all’articolo 27 della Costituzione, ancora claudicante.

Al riguardo, si rammenta che gli Stati Generali erano un'assemblea consultiva del Regno di Francia; convocati per la prima volta da Filippo IV nel 1302 si riunirono ventidue volte in 487 anni: dopo il 1614 non furono più convocati sino al 1788.

L'ultima volta che vennero riuniti (il 5 maggio 1789) fu per affrontare la crisi finanziaria che stava mandando in rovina la Francia, governata allora da re Luigi XVI. Vi partecipavano in tutto 1139 membri eletti dai diversi Stati: 291 rappresentanti per il Primo Stato (il Clero), 270 per il Secondo Stato (l'Aristocrazia) ed altri 578 per il Terzo Stato (la popolazione urbana e rurale).

Stati Generali Francia

Riunione dell’assemblea degli Stati generali del 5 maggio 1789

 

Ogni ordine si riuniva in una camera separata dagli altri due Stati, discutevano sulla legge ed emettevano un voto per camera: essendo tre i voti, il sistema non ammetteva il pareggio.

 Il più delle volte il Terzo Stato era svantaggiato, perché in qualche modo gli interessi dei nobili e del clero coincidevano: era sufficiente che questi emettessero due voti a favore per ottenere la maggioranza.

Non vorremmo che anche questa volta, per rimanere nella metafora storica, gli interessi del ceto del Comparto ministeri e quelli del ceto dell’Amministrazione penitenziaria convergessero, a discapito del terzo ceto rappresentato dal Corpo di Polizia Penitenziaria.

L’auspicio, quindi, è che il “Corpo di Giustizia dello Stato”, quale nuova realtà organizzativa in cui far confluire tutte le professionalità operanti nell’Amministrazione penitenziaria, riesca finalmente a superare la dicotomia tra Polizia Penitenziaria/Amministrazione: dualismo in cui la Polizia Penitenziaria ha finito per assumere, volente o nolente, un ruolo per così dire di vassallaggio, sebbene costituita da più  o meno di 40.000 unità che quotidianamente e devotamente, nel silenzioso adempimento del dovere, assicurano la tenuta del pur deficitario sistema penitenziario.

 

Resoconto tavoli Stati Generali: proposto nuovo ordinamento Polizia Penitenziaria con ruoli tecnici. Dentro anche Educatori e Assistenti Sociali