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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/10/2015  -  stampato il 05/12/2016


Carcere di Verona: interrogazione parlamentare sulle denunce del SAPPE e altri Sindacati

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-06796
presentato da
TURCO Tancredi
testo di
Mercoledì 28 ottobre 2015, seduta n. 512

TURCO, ARTINI, BALDASSARRE, BARBANTI, BECHIS, MUCCI, PRODANI, RIZZETTO e SEGONI. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
la cronaca locale di Verona riporta un altro caso di incendio, avvenuto il 12 ottobre 2015, provocato da un detenuto all'interno della propria cella nella casa circondariale di Verona; 
il gesto insano del detenuto sembrerebbe stato provocato a seguito di una comunicazione negativa ricevuta pochi minuti prima dal personale dei servizi sociali operanti presso la stessa struttura penitenziaria; 
una volta rientrato nella sua cella, l'uomo, probabilmente in segno di protesta rispetto alla notizia appresa, ha dato alle fiamme oggetti in plastica, abiti e suppellettili che si trovavano nella sua cella, materasso compreso; 
le fiamme hanno velocemente generato un fumo denso ed acre e saturato la stanza e l'intera sezione detentiva; per fortuna gli agenti della polizia penitenziaria immediatamente intervenuti sul posto, dopo aver tratto in salvo il detenuto, con l'ausilio di estintori e manette antincendio, hanno domato le fiamme, sebbene fossero sopraggiunti anche i vigili del fuoco con una squadra, immediatamente allertati; 
in merito all'evento il segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe, Donato Capace, dichiara: «Sono stati momenti di grande tensione e pericolo, gestiti con coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari. Prima hanno salvato la vita al detenuto che aveva dato fuoco alla cella, poi hanno domato le fiamme»; 
contestualmente gli agenti veronesi hanno provveduto ad evacuare l'intera sezione detentiva, indirizzando gli altri reclusi all'aperto nelle aree destinate ai passeggi; 
complessivamente il bilancio è comunque pesante: ben 12 agenti e tre detenuti intossicati e condotti presso il locale pronto soccorso per le cure del caso. Per 4 di essi è stato necessario ricorrere alla permanenza in camera iperbarica; 
il segretario regionale per il Triveneto dell'USPP (Unione Sindacati Polizia Penitenziaria) già UGL polizia penitenziaria, Giulio Pegoraro, ha stigmatizzato sia l'atto incendiario, che l'aggressione da parte di un detenuto albanese nei confronti di un agente penitenziario. Questo carcerato ha creato molti eventi critici nel carcere veronese e la dirigenza non lo ha mai fatto trasferire per riportare l'ordine e la disciplina interna. La segreteria regionale dell'Uspp, già Ugl polizia penitenziaria, ha denunciato più volte la mala gestione nel carcere di Montorio che, sempre ad avviso della medesima organizzazione sindacale, pensa solamente all'immagine personale per creare eventi, come gare podistiche; 
continua il Segretario Pegoraro: «Solo il pronto intervento e l'alto grado di professionalità degli uomini della Polizia Penitenziaria ha scongiurato quella che poteva essere una tragedia. Dato il ripetersi di casi critici con cadenza quasi quotidiana, non si può ridurre simili gesti di gratuita violenza ad isolati “incidenti di percorso” ne tantomeno sminuire l'accaduto adducendo puntualmente a causa, le condizioni generali di un sistema penitenziario oramai in crisi. È opportuno invece circostanziare gli eventi e riflettere sulle cause del crescente e preoccupante senso d'impunità che sembra accompagni spesso i ristretti della Casa Circondariale di Verona resisi protagonisti di queste scellerate azioni»; 
l'episodio dell'incendio, infatti, non è nuovo nel carcere di Verona: agli inizi di aprile di quest'anno si era già verificato un incendio in condizioni analoghe che aveva portato all'intossicazione di 13 persone: undici agenti di polizia penitenziaria e due detenuti; in merito a quell'evento è stata presentata dal primo firmatario del presente atto un'interrogazioni, la n. 5-05545, che non ha tuttavia ancora avuto risposta; 
si nota, tuttavia, che da molto tempo le varie sigle sindacali della polizia penitenziaria lamentano più in generale una gestione non ottimale dell'istituto penitenziario di Verona con particolare riguardo alle esigenze di sicurezza del personale e dei detenuti; 
il segretario regionale veneto del Sappe, Giovanni Vona ha dichiarato: «Verona non è un carcere semplice, è una realtà con una presenza media di 500/600 detenuti. Dal 2012 al 30 giugno di quest'anno sono 70 i tentati suicidi di detenuti sventati per fortuna in tempo dalla polizia penitenziaria, più di 600 episodi di autolesionismo, oltre 100 ferimenti e 650 colluttazioni. Anche e soprattutto per questo il Sappe e la polizia penitenziaria sono in stato di agitazione da diverso tempo»; 
le sigle sindacali infatti hanno più volte segnalato problemi in relazione alle richieste di maggior sicurezza ai piani, questioni relative alla video-audio sorveglianza, che sembra essere rivolta ai punti già sorvegliati dalla polizia penitenziaria, anziché offrire sorveglianza nei punti più frequentati dai detenuti ed in particolare nei corridoi ove insistono le celle; 
i sindacati veronesi affermano che l'amministrazione penitenziaria non è in grado di assolvere il mandato istituzionale all'interno della casa circondariale di Verona; 
dal 2012, anno nel quale s’è insediata l'attuale dirigenza, s’è registrata un'impennata del numero degli eventi critici, addirittura triplicati a fronte di un dimezzamento della popolazione detenuta; la malagestione si manifesta in molti settori, quali: l'assoluta incapacità di gestire la popolazione detenuta, il mancato rispetto dei ruoli gerarchici del personale, l'inasprimento dell'azione disciplinare nei confronti dei poliziotti, gestione poco chiara della mobilità interna del personale; i servizi della mensa che sono accusati di somministrare il cibo avanzato nei giorni precedenti anche nei giorni successivi; 
preoccupante indi è la circostanza che, parte del personale stabilizzato nella provincia veronese, abbia presentato istanza di trasferimento nelle sedi vicine, ovvero richiesta di distacco presso altri istituti detentivi; 
più di recente i sindacati hanno evidenziato che è stato organizzato all'interno della casa circondariale di Verona, da parte dell'autorità dirigenziale, un evento consistente in una corsa podistica che si terrà il prossimo 31 ottobre 2015; l'evento, seppur prestigioso e qualificante sotto il profilo dell'immagine, considerate le autorità interessate e gli sponsor partecipanti, sembrerebbe, tuttavia, assolutamente di cattivo gusto ed inappropriato, stante il momento storico che l'istituto de quo sta vivendo; ciò apparirebbe, secondo le firme sindacali, essere un modus operandi del direttore del carcere di Verona, il quale si è mostrato particolarmente attento e sensibile alla visibilità, ai mass-media ed alle public relation, piuttosto che ai disagi del personale ed alle enormi criticità che stanno travolgendo il penitenziario di cui è al vertice –: 
se sia a conoscenza della situazione descritta; 
se e quali interventi intenda attuare per poter verificare la situazione esistente nel carcere di Verona e nelle carceri italiane in genere, a fronte dei tanti episodi di violenza che si manifestano negli istituti di pena italiani; 
se ritenga opportuno valutare la sussistenza dei presupposti per inviare gli ispettori ministeriali presso la casa circondariale di Verona ai fini dell'esercizio dei poteri di competenza in merito ai fatti di cui sopra. (5-06796)