www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/11/2015  -  stampato il 08/12/2016


I suicidi tra le Forze dell’Ordine: 500 casi in 10 anni

Da un recente convegno, tenutosi a Palermo, organizzato dal CONSAP (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia) è emerso un dato preoccupante riguardo i suicidi tra gli appartenenti alle forze dell’ordine, ovvero: negli ultimi dieci anni sono stati ben 500 i suicidi tra gli uomini in divisa. Solo in Sicilia, poi, negli ultimi tre anni si sono verificati per 15 episodi tra poliziotti di Stato, carabinieri, Poliziotti Penitenziari e Finanzieri.

I numeri nazionali sono impietosi: il tasso dei suicidi tra le forze dell’ordine  è 8 volte più alto della media generale, pensate che nella Polizia di Stato è la principale causa di morte violenta!!!

Un centinaio di casi tra i poliziotti penitenziari, negli ultimi dieci anni, con una media da brividi ovvero 10 all’anno, quasi uno al mese. Un fenomeno che va studiato attentamente, ma del quale si parla, si parla, si parla ma non si riesce a trovare una soluzione né a cercare di porre argine con dei provvedimenti particolari, con azioni di sostegno psicologico o talvolta anche economico, insomma con un supporto materiale che a volte è quello che manca al poliziotto che decide, a volte, oberato da debiti o problemi personali e familiari, di farla finita.

Da anni, ormai,  ci si chiede quali siano le cause, le motivazioni alla base di questi gesti e quali, eventualmente, le responsabilità all’interno del proprio Corpo, in quanto non tutti i suicidi sono riconducibili ad una malattia psichica – come sostiene il Prof. Antonio Francomanno, docente di Psichiatria all’Università di Palermo – ma sono collegati ad un disagio psichico  che va indagato.

Al suicidio, infatti, contribuiscono diversi fattori, aspetti biologici, psicologici e sociali e dovrebbero essere presi tutti in considerazione.

Il principale accusato è lo STRESS. “Ogni attività lo produce – afferma Graziano Lori, sociologo e criminologo – ma nelle forze di Polizia è diverso.

Il contesto è particolare, ad esempio con turnazioni  e rapporti con superiori e subalterni ma lo è anche il contenuto del lavoro, in questo caso, il nostro lavoro durante il quale si assiste a molti eventi traumatici, come l’autolesionismo, le impiccagioni e le tentate, le aggressioni, le risse con feriti, gli attacchi epilettici, il front line con detenuti dai gravi problemi psichiatrici, le tensioni con detenuti che cercano di prevaricarti, il contatto quotidiano con la miseria, la tristezza di storie di emarginazione; tutte cose che lasciano  tracce indelebili nella mente.

Se a tutto questo sommiamo fattori predisponenti si capisce il perché di questi numeri. Secondo i pochi dati a disposizione, tra le forze dell’ordine  ci si suicida maggiormente tra i 40 e 50 anni, più al Nord che al Sud, più gli uomini che le donne. Nel 97- 98% dei casi viene usata la pistola d’ordinanza.

Il convegno si è chiuso con la richiesta di istituzione di un osservatorio nazionale su questo fenomeno e soprattutto l’introduzione di organismi di supporto psicologico.

Io credo, invece, che oltre all’osservatorio, o ai psicologi che possano fare da supporto, bisognerebbe intervenire concretamente, aiutando quei colleghi che, per oscure vicende della vita si sono trovati in grandi difficoltà, economiche, familiari, personali. Si potrebbe istituire infatti una Commissione che dopo un attento esame del fenomeno possa partorire qualcosa di concreto che non sia la semplie e famosa brochure o un numero verde al quale mai nessuno telefonerà.

 

Fonte: Giornale di Sicilia del 24.10.2015