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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/11/2015  -  stampato il 05/12/2016


Il degrado del sistema penitenziario Italiano e la delegittimazione della Polizia Penitenziaria

La teoria delle finestre rotte indica quella teoria sociologica secondo cui investendo le risorse, umane e finanziarie, nella cura dell'esistente e nel rispetto della civile convivenza si ottengono risultati migliori rispetto all'uso di misure repressive.

Ad esempio l'esistenza di una finestra rotta (a cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale.

La teoria fu introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali di James Q. Wilson e George L. Kelling.

L'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, applicò la teoria della finestra rotta nel 1994. Uno dei luoghi più pericolosi della città era la metropolitana. La Tolleranza zero nei confronti delle trasgressioni minori, come il mancato pagamento del biglietto spazzò via l'idea che la metropolitana fosse una zona senza regole, producendo un'immediata contrazione del numero di crimini, anche gravi.

Durante l'applicazione di tale politica, si rilevò un aumento di manifestazioni non pacifiche nel quartiere Bronx, da parte dei residenti afroamericani, manifestazioni attuate su fondamenta inesistenti, con l'unico obiettivo di creare scompiglio tra le forze dell'ordine. Tale fenomeno si fermò solamente dopo pochi giorni dal suo inizio, dato che la missione "tolleranza zero" continuò senza problemi, più decisa e organizzata di prima

Mi rimane molto difficile credere che non sia utile procedere secondo un incipit preciso, a meno che non ci sia la consapevolezza di voler fare esattamente il contrario.

Cerco di spiegarmi, pensiamoci bene, ma a chi può far comodo un sistema funzionale, organizzato che preveda regole le quali non consentano interpretazioni improntate al libero arbitrio.

Quindi, l’esatta applicazione di queste regole.

A nessuno, se non a chi deve confrontarsi tutti i santi giorni con gli “utenti”, quindi esclusivamente la Polizia Penitenziaria, ha interesse ad una revisione totale del sistema detentivo.

Medesima cosa, riguarda il rimedio momentaneo utilizzato per “svuotare” le carceri a seguito della “TORREGGIANI”, depenalizzare i reati ed aver portato di default il beneficio di 75 gg ogni sei mesi di sconto pena, senza prevedere di contro un efficace sistema sanzionatorio, che intervenga nel momento in cui vengono a mancare determinate condizioni, pensare che un sistema ricco esclusivamente di benefici, sia favorevole alla società civile, è semplicemente da folli o da perfetti incapaci, in alternativa rimane solo il dolo….

Mi fa sorridere, leggere che i suicidi non sono imputabili alla carenza di organico.

Il rispetto dei ruoli, dei numeri minimi, dovrebbero prescindere da qualsiasi tipo di libero arbitrio e/o libera interpretazione, ma basarsi su dati certi, confortati da una analisi dettagliata, delle esigenze reali.

Nella folle riorganizzazione, si operano tagli netti solo per i posti dirigenziali riservati alla Polizia Penitenziaria, nulla o in maniera ininfluente per i posti dei dirigenti penitenziari.

L’opera di ridimensionamento dell’Organismo di Polizia che dipende dal DAP, è inesorabile e inarrestabile, ci stanno svuotando di contenuti, il prodromo alla privatizzazione delle carceri.

Dimenticate quindi articolazioni come GOM e UCST, ora Uffici di staff, tra poco semplici sezioni all’interno della Direzione Generale detenuti.

E’, quindi, necessario un libro bianco, che indichi per ogni Istituto:

Personale di Polizia Penitenziaria

Organico previsto distinto per ruoli;

Organico presente distinto per ruoli;

Numero dei distaccati;

Turni di lavoro ordinari;

Turni di lavoro festivi;

Straordinari espletati;

Straordinari non pagati;

Straordinari messi a recupero;

Riposi non fruiti;

Congedi non fruiti relativi agli anni precedenti;

Malattie;

Infortuni sul lavoro;

Aggressioni subite dal personale di Polizia.

Statistica sui rapporti disciplinari a carico del personale di Polizia.

Servizi di missione espletati e non liquidati, in particolare verificare dopo quanto avviene la liquidazione dei servizi di missione;

Stato delle caserme;

Strutture dedicate al benessere del personale.

Gestione degli spacci interni; (efficienza, qualità dei prodotti e possibilità di scelta)

Gestione delle mense; (efficienza, qualità dei prodotti e possibilità di scelta)

La stessa analisi, deve essere fatta per il personale dirigente o assimilato.

In questo settore, mi soffermerei esclusivamente ad analizzare pochi punti.

Organico previsto;

Organico presente;

Turni di lavoro ordinari;

Turni di lavoro festivi;

Straordinari espletati;

Straordinari non pagati;

Straordinari messi a recupero;

Riposi non fruiti;

Aggressioni subite

Servizi di missione espletati e non liquidati, in particolare verificare dopo quanto avviene la liquidazione dei servizi di missione;

Stato degli alloggi di servizio;

Verifica della corresponsione del canone per l’uso di alloggi demaniali, ove previsto.

Prevedo, che sarà riscontrata una evidente disparità di trattamento tra le categorie, che rimarcherà delle eccezionali evidenze, principalmente, per ciò che riguarda l’aspetto economico e la fruizione dei diritti essenziali, come riposi e ferie.

Una analisi a parte, andrebbe fatta per la popolazione detenuta.

Detenuti previsti;

Detenuti presenti;

Statistiche comportamentali;

Numero dei rapporti disciplinari e/o richiami;

Sanzioni disciplinari elevate dalla Autorità Dirigente;

Numero degli atti di autolesionismo concretizzati;

Numero degli atti di autolesionismo sventati;

Iniziative atte al reinserimento;

Fondi stanziati per attività di reinserimento;

Fondi correttamente impiegati per attività di reinserimento;

Statistica sul successo di tali iniziative, in altre parole verificare se l’attività di rieducazione e reinserimento produce dei risultati concreti e riscontrabili dalla società;

Valutare questi risultati senza avere il timore di divulgarne il fallimento è il dovere che ha lo Stato nei confronti dei cittadini onesti che pagano le tasse, ovvero che mantengono in piedi questa macchina fatiscente ed inefficace.

Fatta questa analisi, si dovrebbe operare al pari di quanto avverrebbe in una qualsiasi multinazionale, cacciare gli incapaci, tagliare gli esuberi e rideterminare le linee guida prima che il sistema imploda su se stesso.

Sempre che il progetto non sia finalizzato proprio al disastro, allora non ci resta che metterci sulla riva del fiume.

 

 

Quello che il DAP nasconde e che i sindacati non riescono a far rendere pubblico