www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/11/2015  -  stampato il 10/12/2016


Carcere Spini di Gardolo a Trento: interrogazione parlamentare su sovraffollamento e carenza di organico

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11308
presentato da
FRACCARO Riccardo
testo di
Venerdì 27 novembre 2015, seduta n. 531

FRACCARO, BUSINAROLO e FERRARESI. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
la struttura di Spini di Gardolo (Trento) fu ideata come luogo detentivo all'avanguardia per l'espletamento della funzione rieducativa della pena. La provincia autonoma di Trento curò la realizzazione del complesso penitenziario all'accordo di programma quadro (A.P.Q. n. 1) concernente «interventi per la razionalizzazione delle sedi delle strutture statali e provinciali nella città di Trento», sottoscritto in data 8 febbraio 2002, dal Governo italiano (rappresentato dai Ministeri dell'interno, della giustizia, dell'economia e finanze, della difesa e dalle Agenzie del demanio e delle entrate), dalla provincia autonoma e dal comune di Trento. Nella scheda tecnica n. 1 allegata all'accordo sopra citato si descrivevano con chiarezza gli elementi che avrebbero dovuto caratterizzare il nuovo edificio di pena, gli spazi accessori e complementari al fine di soddisfare una capienza nel numero di 240 detenuti di cui 200 detenuti maschi, 20 detenute femmine e 20 detenuti in regime di semilibertà; 
tali caratteristiche furono riconfermate integralmente in accordi siglati in periodi successivi. Nell'aprile 2008 con la firma da parte di tutti i sottoscrittori originali dell'atto aggiuntivo e modificativo dell'accordo di programma quadro del 2002 si ribadì esplicitamente il mantenimento della capienza stabilita dall'accordo di programma quadro n.1. In data 28 giugno 2011, nell'ambito della riunione della segreteria tecnica paritetica prevista dall'accordo di programma stipulato fra la regione trentino – Alto Adige e il Ministero della giustizia, il cui scopo è di controllare e stimolare il miglior funzionamento degli uffici giudiziari epenitenziari dislocati sul territorio regionale, fu confermato che non vi era alcuna previsione di superamento dei limiti di capienza individuati dall'accordo di programma quadro del febbraio 2002 e Atto aggiuntivo dell'aprile 2008; 
con le interrogazioni n. 4-06976, presentata il 21 novembre 2014, e n. 4-07333, presentata in data 18 dicembre 2014, alle quali il Governo non ha ancora risposto, è stata rappresentata la necessità di un adeguamento della dotazione di personale di polizia penitenziaria della casa circondariale di Trento al fine di rimediare al sottodimensionamento delle scorte degli agenti impiegati nel nucleo traduzioni e piantonamenti della casa circondariale di Trento e di assicurare un adeguato livello di sicurezza nelle traduzioni verso i luoghi di cura; 
con l'interrogazione n. 4-09687 presentata in data 3 luglio 2015, anch'essa senza risposta da parte del Governo, è stata nuovamente sottolineata la carenza di organico della struttura. A seguito di una prolungata protesta dei detenuti nella casa circondariale emerse come il personale di polizia penitenziaria effettivamente a disposizione fosse di sole 130 unità, contro le 186 unità a disposizione nel luglio 2011, periodo di incorporazione delle case circondariali di via Pilati (Trento) e di Rovereto, contro le 162 dichiarate sulla carta ma soprattutto contro le 214 unità previste dalla pianta organica; 
in data 19 novembre si è appreso da notizie di stampa dell'imminente trasferimento presso la casa circondariale in oggetto di una cinquantina di detenuti dal Veneto. La popolazione carceraria incrementerebbe fino a 350 unità rendendo la struttura, considerate anche le carenze di organico rilevate dalle predette interrogazioni parlamentari tuttora senza risposta, non più adeguata al numero di detenuti. Tale trasferimento si aggiunge a un quadro complessivo che a partire dal momento dell'apertura della casa circondariale è divenuto sempre più problematico a causa della mancata compensazione alla cessazione dei rapporti di servizio e dei provvedimenti di trasferimento e distacco di personale presso altri sedi e dell'apertura di due sezioni riservate ai detenuti protetti avvenuta il maggio 2015; 
la Corte europea dei diritti dell'uomo con sentenza dell'8 gennaio 2013 Torregiani ed altri contro Italia ha condannato l'Italia per violazione degli standard minimi di vivibilità che determina una situazione di vita degradante dei detenuti ai sensi dell'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. I fatti che originarono il ricorso rivelarono l'esistenza in Italia, quale Stato contraente interessato, d'un problema strutturale e di una violazione ricorrente della Convenzione a causa del sovraffollamento carcerario. Lo Stato italiano, quale contraente delle obbligazioni iscritte nella Convenzione, pertanto in virtù dell'articolo 46 della Convenzione stessa, è tenuto a conformarsi alle indicazioni della Corte essendo queste dotate di vincolatività e titolo esecutivo –: 
quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per garantire i livelli di sicurezza e le attività previsti dagli accordi menzionati in premessa, per soddisfare le esigenze di adeguamento di organico e per assicurare il rispetto della sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell'uomo dell'8 gennaio 2013 Torreggiani ed altri contro Italia in materia di sovraffollamento carcerario. (4-11308)