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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/02/2010  -  stampato il 02/12/2016


Boss della malavita inglese continuava a gestire affari dal carcere usando facebook.

Colin Gunn, uno dei più pericolosi boss della malavita inglese, condannato a 35 anni di carcere per associazione a delinquere e istigazione all'omicidio, rinchiuso nella prigione di massima sicurezza di South Littleton nella contea del Worcestershire, era riuscito ad ottenere il permesso di usare il social network Facebook da Ferdie Parker, direttore del penitenziario inglese.

In questo modo,  il boss continuava, anche dal carcere, a dare ordini e ad intimidire i suoi nemici attraverso una rete di quasi seicento amici ai quali inviava pizzini digitali.
Il gravissimo episodio è stato scoperto dal Sunday Times che ha anche raccontato diversi dettagli dell’attività digital-criminale del boss. Immediatamente, dopo la denuncia, i gestori di Facebook hanno oscurato l'account del pericoloso criminale.
Colin Gunn, 42 anni, condannato anche per aver ordinato l'omicidio di due coniugi, aveva ben 565 amici su Facebook. Ora si difende sostenendo che l'uso di Internet è un suo diritto e che l'oscuramento della sua pagina web è un'azione illegittima. In realtà attraverso messaggi neanche troppo velati, Gunn gestiva i suoi affari illegali, dettava ordini ai suoi complici e minacciava i suoi nemici. In particolare continuava a controllare lo spaccio della droga nella città di Nottingham grazie al quale nel corso degli anni ha costruito il suo impero economico. Secondo quanto riferisce il Sunday Times l’amministrazione penitenziaria avrebbe chiuso un occhio sulle attività multimediali di Gunn perché temeva denuncie da parte di qualche organizzazione britannica che difende i diritti dei detenuti. Alla fine è dovuto intervenire Jack Straw, ministro della Giustizia inglese, che ha ribadito che l'uso dei social network è proibito a tutti i detenuti rinchiusi nei penitenziari britannici.
La superficialità dell’amministrazione penitenziaria appare evidente se si vanno a leggere alcuni post scritti da Gunn: «Un giorno tornerò a casa. Non vedo l'ora di guardare negli occhi alcune persone e vedere quanta paura hanno di me». In un altro post elogia Facebook perché gli offre la possibilità di far sentire la sua voce ai suoi amici e soprattutto ai suoi nemici. Non è la prima volta che un detenuto inglese usa il più popolare social network per  scopi illeciti: la scorsa settimana Jade Braithwaite, un criminale condannato all’ergastolo per aver ucciso a coltellate un sedicenne, ha usato Facebook per minacciare la famiglia della vittima.