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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/01/2016  -  stampato il 11/12/2016


Una zappa al posto del computer?

E’ vero il mondo si evolve; e così come si evolve il mondo, si dovrebbe evolvere di pari passo il “mondo penitenziario”. Siamo nell’era di internet, della computer grafica, della digitalizzazione  e quindi sempre più Enti di Formazione propongono  corsi di computer grafica di digitalizzazione di documenti, di fotografia digitale, di interne … Ormai in molte carceri il computer viene autorizzato in cella, per motivi di studio, chiaramente con le opportune cautele ovvero disabilitando internet che potrebbe permettere ai detenuti di collegarsi con l’esterno ed avere rapporti fraudolenti con amici o familiari o affiliati, o nella peggiore delle ipotesi impartendo ordini e combinando una serie di reati.

Pochissimi direttori, consapevoli ai probabili rischi connessi all’uso del computer in cella, resistono NON autorizzando l’uso del computer in cella ma tutt’al più autorizzandone l’uso in una sala informatica comune NON abilitata ad Internet. Ma anche loro capitoleranno a breve, quando si leverà il grido di associazioni per la tutela dei diritti dell’uomo puntando il dito contro chi non permette ai poveri detenuti di acculturarsi nella conoscenza del computer.

E così assistiamo sgomenti a casi come Bolzano, dove detenuti che frequentano un corso di informatica riescono a collegarsi ad internet visitando siti inneggianti all’ISIS e all’estremismo islamico. Non entro nel merito di come ciò sia potuto accadere, mi limito solo a prenderne atto.

Ma non è che oltre a diventare ipergarantisti ci stiamo anche un po’ rincoglionendo? Perché ci ostiniamo nelle carceri a far seguire corsi di informatica, di fotografia, di yoga (sic!),  a detenuti che hanno uno scarsissimo livello culturale (e quindi senza prima alfabetizzarli) e non puntiamo su corsi intensivi di orticultura, giardinaggio, dissodamento dei terreni, potatura ecc. tutti lavori manuali che impegnerebbero i reclusi fisicamente, farebbero apprendere loro un duro mestiere e guardandosi le mani a fine giornata, le vesciche li inviterebbero a fare delle riflessioni critiche sul proprio passato criminale.

Quindi, il paventato pericolo di collegamento ad internet esterno da parte dei detenuti è esistente; non basta quindi il pericolo rappresentato dai telefonini, molto facili da far entrare in un Istituto, grazie anche al via vai continuo di personale civile, volontari che magari non ci vedono nulla di male nel procurare un cellulare ad un detenuto per farlo telefonare alla famiglia, o grazie a qualche collega infedele che per “trenta denari” si presta a questi giochetti.

Bisogna avere il coraggio di dire NO, all’informatica, per motivi di sicurezza, se la sicurezza rappresenta ancora un valore nelle carceri italiane. Diciamo invece un si convinto alla ZAPPA, alla VANGA e ai decespugliatori per i detenuti

 

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