www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/01/2016  -  stampato il 03/12/2016


Diecimila volte grazie a tutti gli iscritti al grande Sappe

Gli oltre 100 delegati nazionali del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPe riuniti a Napoli per il sesto Congresso hanno confermato all’unanimità il mio mandato di Segretario Generale, confermando per acclamazione anche i Segretari Generali Aggiunti Giovanni Battista de Blasis, Giovanni Battista Durante, Umberto Vitale e Roberto Martinelli e il Presidente del SAPPe, Franco Marinucci.

Segreteria nazionale Sappe - 6° Congresso
Nella foto: la Segreteria Generale del Sappe riconfermata al VI Congresso Nazionale tenutosi a Napoli

Questa nuova conferma mi lusinga e mi stimola a potenziare, insieme con i miei più stretti collaboratori, ogni sforzo per rivendicare l’importante ruolo sociale della Polizia Penitenziaria e per pretendere che ad essa venga riconosciuta dalle Istituzioni ogni attenzione necessaria. Il nostro appello ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministro Guardasigilli, che hanno avuto la cortesia di partecipare ed intervenire al nostro Convegno di Napoli sul ruolo del Corpo nell’ambito dell’esecuzione penale esterna, è quello di continuare a stare vicini alle donne e agli uomini della Polizia Penitenziaria. Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè.

Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza. Da tempo noi del SAPPe, che rappresentiamo le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria impegnati 24 ore al giorno nella prima linea dei padiglioni e delle sezioni detentive delle oltre 200 carceri italiane, sollecitiamo le Autorità competenti affinchè si avvii nel nostro amato Paese una indispensabile e decisa inversione di tendenza sui modelli che caratterizzano la detenzione, modificando radicalmente le condizioni di vita dei ristretti e offrendo loro reali opportunità di recupero attraverso un potenziamento nell’area penale esterna e l’affidamento di lavori di pubblica utilità. Garantendo, nel contempo, ai poliziotti penitenziari più sicure e meno stressanti condizioni di lavoro, tenuto conto che le tensioni connesse alla detenzione determinano quotidianamente moltissimi eventi critici nelle carceri – atti di autolesionismo, tentati suicidi, risse, colluttazioni – che se non fosse per il nostro decisivo e risolutivo intervento avrebbero più gravi conseguenze.

Il Parlamento è sovrano e può dunque decidere quel che ritiene più opportuno e necessario. Ma sostenere che le carceri italiane siano caratterizzate da una “cultura di violenza” è una colossale baggianata. Lo dice solo chi non sa nulla di quel che avviene nelle carceri italiane, dove ad esempio negli ultimi 10 anni sono stati più di 9.300 i detenuti ai quali gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria hanno salvato la vita da morte certa per tentato suicidio. Queste valutazioni grossolane fanno male a coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato per l’esasperante sovraffollamento. Questa è l’unica risposta che si può dare alla proposta di Sinistra italiana che vuole proporre l’istituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare sugli abusi e sui maltrattamenti nelle carceri e nei luoghi di detenzione.

L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPe, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci “chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto - lavoro svolto quotidianamente, lo ripeto, con professionalità, abnegazione e umanità dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria.

Per altri cinque anni, grazie alla fiducia confermatami dagli oltre diecimila iscritti del SAPPe rappresentati dai cento delegati di Napoli, continuerò incessantemente a difendere l’onore e il prestigio del Corpo di Polizia Penitenziaria e il rispetto dei diritti soggettivi di tutti i suoi componenti. Diecimila volte grazie a tutti gli iscritti del SAPPe.

Arrivederci al settimo Congresso.