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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/01/2016  -  stampato il 05/12/2016


Paolo Mancuso a Napoli: la sfida non va lanciata alla Polizia Penitenziaria ma all'Amministrazione

Anche se sono passati tanti anni (venticinque), durante i quali ho vissuto (ed organizzato) sei congressi e ventisette consigli nazionali, l’emozione di certi eventi non manca mai di salire dalla mia pancia, attraversare i miei sensi e scaldare il mio cuore. E’ un’emozione bellissima, calda ed avvolgente, che dà ulteriore carica a chi ha l’onere e l’onore di rappresentare tanti colleghi. «Chi è felice ha ragione» scriveva Lev Tolstoj, ed è per questo che dico senza ombra di dubbio che la ragione è dalla parte del SAPPe. Si, noi del SAPPe abbiamo certamente ragione, perché la felicità ci ha accompagnato in questi tre giorni trascorsi a Napoli. Felicità che ho visto disegnata sui volti di tutti i miei colleghi presenti in sala, quella sala che è rimasta sempre gremita di poliziotti penitenziari che hanno voluto godere fino in fondo dei propri giorni di gloria.

E proprio felicità e gloria sono state le connotazioni della grande kermesse del SAPPe, svoltasi a Napoli il 18, 19 e 20 gennaio 2016. Una presenza così capillare e qualificata di personalità politiche ed amministrative non si era mai vista ad un appuntamento sindacale dell’amministrazione penitenziaria e, forse, anche ad un appuntamento istituzionale della giustizia più in generale. L’eccezionalità dell’evento è stata sottolineata dalle stesse autorità intervenute al convegno, che non hanno mancato di evidenziare la straordinaria partecipazione istituzionale. In buona sostanza, tutto l’establishment del Ministero della Giustizia, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità è venuto ad onorare il SAPPe.

Personalmente, credo che non si ripeterà mai più in futuro una simile congiuntura apotropaica. E, altrettanto personalmente, credo che solo il SAPPe poteva realizzare una cosa simile. Il convegno si è svolto intorno al tema dell’esecuzione penale esterna e, più o meno unanimemente, è emerso un consenso generalizzato all’assunzione da parte del Corpo di Polizia Penitenziaria del compito di controllare le misure alternative alla detenzione.

Giovanni Battista De Blasis e Paolo Mancuso

Significativi in tal senso alcuni passaggi dell’intervento del Procuratore Paolo Mancuso che, chiudendo il dibattito, ha detto: “ ...Il messaggio che viene fuori unitariamente da questo convegno è un messaggio di una rilevanza eccezionale: siamo di fronte a un Corpo di Polizia Penitenziaria che davanti a un momento trasformazione del Paese dice: qui ci siamo noi, ci siamo e ci siamo sempre stati, e vogliamo continuare a esserci anche in un momento in cui sappiamo le difficoltà che attraversa il Paese, le conosciamo, le abbiamo vissute e ci sono costate care. Sappiamo che non ci verrà dato alcun riconoscimento, perché sono decenni che pochi veramente sono stati i riconoscimenti per il lavoro che è stato fatto all’interno del carcere per l’amministrazione penitenziaria. Però noi ci siamo, vogliamo esserci e vogliamo giocare un ruolo attivo.”

Lo stesso Mancuso, che ha conosciuto molto bene il Dap dall’interno, ha concluso con un’affermazione paradigmatica: “E’ una sfida, dunque, del cambiamento che non va lanciata, a mio parere, al personale  penitenziario, personale sempre disposto e pronto al cambiamento, credo che vada lanciata, piuttosto, alla nostra Amministrazione.”

Come dire, insomma, che nessuno può dubitare delle capacità del Corpo di assumere e gestire nuovi compiti, per quanto gravosi essi siano, e che bisogna piuttosto scuotere il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e i dirigenti che lo amministrano, perché è lì che ci sono quelle sacche di resistenza al cambiamento funzionali alla conservazione dei piccoli privilegi acquisiti nel tempo sulle spalle dei poliziotti penitenziari. E’ lì, al Dap, che ci sono gli ultimi focolai di resistenza al cambiamento e, soprattutto, all’evoluzione dei compiti della Polizia Penitenziaria (basti pensare ai farneticanti comunicati contro la dirigenzializzazione dei funzionari).

Karl Marx sosteneva che il capitalismo, creando i proletari, costruiva da sé le armi che ne avrebbero decretato la fine e, con altre parole, Khalil Gibran diceva la stessa cosa scrivendo che “ogni drago genera il San Giorgio che lo ucciderà.” Spesso, nel mondo del debunking e della verifica scientifica si sostiene che correlation is not causation, cioè che una correlazione non comporta necessariamente un legame tra causa ed effetto, ma a dispetto di ciò io continuo a credere che ci sia una relazione tra il fatto che chi amministra il Corpo non è interno al Corpo e tutte le difficoltà funzionali ed operative che ogni poliziotto penitenziario subisce ogni giorno.

The last but not the least, non posso non evidenziare (e sottolineare) la presenza al tavolo dei relatori del Prof. Mauro Palma, neo Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà. Il solo fatto della sua presenza (peraltro prima uscita ufficiale della neonata Autorità di Garanzia) è una risposta a tutti quelli che hanno sempre accusato il SAPPe di essere un sindacato di falchi sempre chiuso in difesa corporativa dei suoi iscritti, anche quando si tratta di mele marce. A tutti coloro che ci hanno sempre attaccato in questo modo (inclusa la signora Ilaria Cucchi che ha affermato di non dover chiedere scusa a nessuno) rispondo con il motto del SAPPe: Res non verba!