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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/01/2016  -  stampato il 04/12/2016


Interrogazione parlamentare su revisione 41-bis

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02524
presentata da
PIETRO EMILIO ANTONIO ICHINO 
mercoledì 27 gennaio 2016, seduta n.566

ICHINO, MANCONI, BERGER, D'ADDA, DALLA ZUANNA, FUCKSIA, GUERRA, MANASSERO, SUSTA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

l'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario di cui alla legge 26 luglio 1975, n. 354, costituisce una misura di sicurezza disposta dal Ministro della giustizia in relazione a situazioni gravi di emergenza negli istituti penitenziari (comma 1), oppure in relazione a esigenze di ordine pubblico, che richiedano di impedire drasticamente ogni possibile contatto del detenuto con l'organizzazione criminale alla quale egli abbia appartenuto e possa ancora appartenere (comma 2);

al comma 2-quinquies prevede che contro il provvedimento emanato dal Ministro, a norma del comma 2, il condannato, internato o imputato interessato, possa proporre ricorso al giudice di sorveglianza;

dopo il primo quadriennio, è previsto che la misura di cui al comma 2 venga prorogata quando risulti che la capacità del detenuto di mantenere il contatto con l'organizzazione criminale non sia venuta meno;

la norma si è rivelata effettivamente molto efficace in tutti i casi in cui è stata applicata, per recidere drasticamente il collegamento tra persone detenute e organizzazioni criminali, fossero esse di natura politico-terroristica o mafiosa; la stessa insistenza con cui la sua applicazione è stata contestata e combattuta da parte di cosche mafiose ancora attive è conferma di questa efficacia;

in riferimento alla norma la Corte costituzionale ha emanato numerose pronunce interpretative di rigetto (in particolare le sentenze n. 349 e n. 410 del 1993, n. 351 del 1996, n. 376 del 1997), o pronunce che, anche se non strettamente qualificabili come tali, ribadiscono il dovere di un'interpretazione e applicazione costituzionalmente orientata della norma (ordinanze n. 332 del 1994, n. 192 del 1998, n. 390 del 2002, n. 417 del 2004, n. 190 del 2010);

attualmente sono oltre 700 le persone detenute nel regime previsto dalla norma;

una parte molto rilevante di queste 700 persone si vede applicato il regime del 41-bis da molti anni, senza che la situazione specifica che vi ha dato origine sia stata riesaminata, al fine di verificare la perdurante attualità delle esigenze di sicurezza in funzione delle quali la misura era stata originariamente disposta;

da una rilevazione svolta dagli interroganti risulta che in numerosi di questi casi la misura di sicurezza effettivamente è stata e continua ad essere mantenuta molto a lungo, anche per periodi nei quali non era e non è ragionevolmente ravvisabile il perdurare delle esigenze di sicurezza originarie;

là dove viene applicato, vengono invariabilmente disposte anche misure che appaiono, salvo casi particolari, incongrue ad avviso degli interroganti rispetto alle esigenze di sicurezza che il regime deve soddisfare; in particolare: la limitazione dell'orario dei colloqui con i familiari della persona detenuta a una sola ora al mese; la regola della rigida invariabilità del giorno e dell'orario fissati dall'amministrazionepenitenziaria per il colloquio con i familiari, per cui il colloquio salta anche quando questi ultimi abbiano subìto un impedimento oggettivo a presenziare (per esempio a causa di uno sciopero dei mezzi di trasporto); la regola per cui le conversazioni telefoniche consentite tra la persona detenuta e i familiari possono avvenire soltanto a condizione che questi ultimi si facciano trovare per la chiamata presso uncarcere; il divieto di cucinare i propri alimenti in cella;

la previsione legislativa rigida dei contenuti della misura (non più "può prevedere" ma "prevede": comma 2-quater), che non sono dunque più modulabili dal Ministro a seconda delle circostanze concrete, ha introdotto una rigidità del sistema, che appare a giudizio degli interroganti eccessiva e che determina per l'autorità giurisdizionale competente sui reclami un indebito sovraccarico;

resta non previsto e non disciplinato il dovere di consentire anche ai detenuti in regime di 41-bis, nonostante le limitazioni necessarie, di usufruire di istituti e strumenti per intraprendere e proseguire il percorso rieducativo (cultura, istruzione, assistenza religiosa ove richiesta dalla persona interessata, osservazione e colloqui con gli educatori, contatti con persone esterne adeguatamente selezionate); i colloqui con persone diverse dai familiari sono autorizzati solo in via eccezionale, caso per caso, dalla Direzione - comma 2-quater, lettera b); donde un profilo assai rilevante di possibile violazione dell'art. 27, comma 3, della Costituzione;

la possibilità di revoca anticipata d'ufficio della misura, introdotta nel 2002, è stata soppressa nel 2009 (comma 2-ter), col risultato di favorire il determinarsi di situazioni concrete, in cui la misura resta attiva per un tempo non breve, anche dopo che ne sono cessati i presupposti;

occorrerebbe evidentemente che sulla permanenza dei presupposti per l'adozione e il mantenimento della misura di sicurezza si esercitasse comunque un controllo giurisdizionale effettivo, non basato solo su rapporti di autorità di polizia, ma anche su ogni altro tipo di accertamento utile, in particolare circa la situazione concreta del detenuto;

occorrerebbe altresì che il controllo giurisdizionale realizzasse un sindacato effettivo non solo sull'esistenza dei pericoli di collegamenti o contatti tra il detenuto e l'organizzazione criminale, ma anche sul contenuto delle misure adottate;

la competenza esclusiva del tribunale di sorveglianza di Roma a sindacare i provvedimenti ministeriali, anche se presumibilmente giustificata dall'intento di evitare difformità di giudizio e di assicurare la partecipazione al procedimento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, rende indubbiamente più difficile un controllo sulle condizioni locali effettive dei detenuti ristretti in carceri dislocate lontano dalla capitale;

tutte le considerazioni esposte sono proposte nello stesso spirito, con il quale un giovane valente magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, conclude la recensione del libro dedicato a questi temi da un altro magistrato, Elvio Fassone, affermando che "nemmeno un'ora del tempo della detenzione può essere sprecato senza lavorare per la responsabilizzazione e la risocializzazione delle persone condannate",

si chiede di sapere:

quale sia l'orientamento del Ministro in indirizzo sul piano amministrativo e su quello dell'eventuale iniziativa legislativa in merito alle questioni illustrate, relative all'applicazione del regime speciale di detenzioneex art. 41-bis dell'ordinamento penitenziario, introdotto dalla legge 10 ottobre 1986, n. 663, nonché all'applicazione dell'articolo 4-bis, introdotto nella stessa legge n. 354 dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, di conversione del decreto-legge n. 152 del 1991;

quale sia la sua valutazione circa le criticità evidenziate nell'applicazione della norma;

se, anche a legislazione vigente, non ritenga di adottare le misure opportune affinché: a) il regime previsto dall'articolo 41-bis non comporti le restrizioni evidenziate non coerenti con la finalità di sicurezza e prevenzione, o quanto meno l'applicazione di quelle restrizioni sia soggetta a motivazione specifica in relazione a ciascun caso specifico; b) l'organo giurisdizionale competente sui ricorsi presentati dagli interessati a norma del comma 3 sia posto in condizione di esaminare in loco, caso per caso, le circostanze cui i reclami stessi si riferiscono, motivando puntualmente in relazione ad esse; c) ai fini della decisione circa la proroga della misura di sicurezza, vengano sempre scrupolosamente acquisite dall'organo competente in via preventiva tutte le informazioni necessarie per la valutazione di ciascun caso specifico, e in particolare le eventuali segnalazioni dei garanti dei diritti dei detenuti, là dove operanti nei distretti, delle circostanze dalle quali possa trarsi indicazione contraria alla proroga medesima;

infine, se non ritenga di promuovere una iniziativa legislativa mirata a: a) introdurre in sede amministrativa un controllo d'ufficio, almeno annuale, circa la sussistenza in concreto, caso per caso, delle esigenze di sicurezza che hanno originato l'applicazione del regime speciale di detenzione, con conseguente possibilità di revoca d'ufficio anticipata; b) correggere i commi 2 e 2-bis dell'articolo 41-bis, in modo che, nei procedimenti relativi alla prima applicazione e alla proroga della misura di sicurezza nei confronti di un detenuto in corso di espiazione di pena, sia prevista l'audizione non soltanto del pubblico ministero, ma anche del giudice di sorveglianza competente; e affinché nel provvedimento sia prevista la necessità di motivazione in riferimento al contenuto dell'eventuale istanza del detenuto interessato, contraria alla proroga; c) prevedere una modifica dell'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario, per far sì che, al fine del godimento totale o parziale dei benefici, di cui allo stesso articolo, non soltanto da parte di un condannato per atti di terrorismo o eversione, ma anche di un condannato per associazione di tipo mafioso e crimini a essa connessi, assuma rilievo non soltanto il comportamento di cui all'articolo 58-ter(pentimento e collaborazione con la giustizia), ma anche l'eventuale comportamento diverso dalla fornitura di informazioni, utili per la persecuzione di altri membri dell'associazione criminale, ma nondimeno chiaramente e univocamente significativo di un netto ripudio e condanna delle condotte, dei metodi e degli obiettivi perseguiti dall'associazione stessa, nonché di una rinuncia ad avere più alcun contatto con essa, accompagnato da dichiarazione esplicita nello stesso senso, resa al magistrato competente.

(3-02524)

Classificazione EUROVOC: