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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/01/2016  -  stampato il 22/09/2017


Espulsione detenuti stranieri, difficoltà e disomogeneità: interrogazione parlamentare

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05119
presentata da
CRISTINA DE PIETRO 
giovedì 21 gennaio 2016, seduta n.564

DE PIETRO, SIMEONI, MUSSINI, MOLINARI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

secondo dati del Ministero della giustizia, aggiornati al 31 dicembre 2015, i detenuti stranieri presenti in Italia sono 17.340, e di questi 13.668 provengono da Paesi al di fuori dell'Unione europea;

le percentuali più significative di detenuti stranieri riguardano: Marocco (2.840), Romania (2.821), Albania (2.423), Tunisia (1.893), Nigeria (678), Egitto (607);

rispetto alla cifra complessiva, 789 risultano essere donne e 16.551 uomini (il 95 per cento);

il primato del maggior numero di stranieri in carcere è detenuto da Lombardia (3.553) e Lazio (2.532);

i reati per i quali gli stranieri sono maggiormente imputati sono per lo più legati alla droga, alla prostituzione e all'immigrazione, infatti su un totale di 34.957 reati, 9.277 sono le imputazioni per uno di questi 3 motivi. I delitti contro la persona commessi da stranieri sono 6.963, mentre circa 111 stranieri sono imputati per reati di associazione a delinquere, ossia l'1,6 per cento del totale (dati dell'associazione "Antigone");

complessivamente, in Italia, la percentuale di detenuti stranieri nelle carceri è superiore alla media europea di oltre 11 punti (in Europa su un totale di 1.737.000 detenuti, il 21 per cento è straniero);

considerato che:

all'interno del nostro ordinamento sono presenti 2 importanti strumenti: l'espulsione a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione (di cui all'art. 16 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) e il trasferimento dei detenuti nei Paesi d'origine ai fini dell'espiazione della pena in patria (materia regolata dalla Convenzione adottata a Strasburgo il 21 marzo 1983 sul trasferimento delle persone condannate, ratificata con legge 25 luglio 1988, n. 334, dagli accordi bilaterali che l'Italia ha stretto in materia di trasferimento delle persone condannate e, in ambito UE, dal decreto legislativo 7 settembre 2010 n. 161, contenente "Disposizioni per conformare il diritto interno alla Decisione quadro 2008/909/GAI relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell'Unione europea");

la legge 30 luglio 2002, n. 189 (in parte modificata e integrata dal decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 10), ha introdotto la possibilità di applicare l'espulsione come sostituzione alla detenzione anche nei casi di pena residua non superiore a due anni;

considerato altresì che:

la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo dell'8 gennaio 2013 (sentenza Torreggiani e altri contro Italia) rileva il carattere strutturale e sistemico del sovraffollamento carcerario in Italia, esortando a più riprese lo Stato italiano a diminuire la popolazione carceraria;

nel suo messaggio alle Camere sulla questione carceraria dell'8 ottobre 2013, il Presidente della Repubblica individuava, tra i possibili rimedi alla situazione, "l'accrescimento dello sforzo diretto a far sì che i detenuti stranieri possano espiare la pena inflitta in Italia nei loro Paesi di origine";

tenuto conto che:

dall'ultimo rapporto di medio termine degli stati generali dell'esecuzione penale emerge che la possibilità di incidere significativamente sul recupero dei detenuti stranieri è diventata sempre più complessa, anche per l'oggettiva carenza di risorse da dedicare specificamente a questa tipologia di ristretti;

sempre secondo il rapporto, l'espulsione come sanzione sostitutiva alla detenzione non è disposta omogeneamente dai Tribunali e dalle Questure e trova comunque un'applicazione inferiore alle sue potenzialità;

"il Fatto Quotidiano" del 6 gennaio 2016 ha denunciato un endemico malfunzionamento del meccanismo relativo alle espulsioni degli stranieri in possesso dei prescritti requisiti;

dal 2003 al 2014 il numero dei detenuti espulsi a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa non solo non è aumentato ma addirittura risulta diminuito;

come dichiarato in un comunicato il 2 gennaio dal dottor Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo Polizia penitenziaria, le espulsioni di detenuti stranieri dall'Italia sono state fino ad oggi in numero assai contenuto: 896 nel 2011, 920 nel 2012, 955 nel 2013 e solamente 811 nel 2014, soprattutto verso Albania, Marocco, Tunisia e Nigeria;

valutato infine che secondo la Cassazione (sentenza della Sez. I, 17 marzo 2008, n. 17255), «La pregressa concessione al condannato extracomunitario della liberazione anticipata, che incide solo sulla durata della pena, ma non ne comporta la fuoriuscita dal circuito carcerario, non è di ostacolo all'assunzione, nei suoi confronti, del provvedimento di espulsione a norma dell'art. 16, comma quinto, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 267 (testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), in quanto quest'ultima è una misura amministrativa atipica, finalizzata ad evitare il sovraffollamento penitenziario»,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se intendano intervenire, nell'ambito delle proprie competenze;

quali azioni intendano realizzare, nell'immediato, rispetto alla problematica;

se non ritengano opportuno attivarsi al fine di operare, in relazione all'espulsione degli stranieri detenuti, una revisione degli istituti già presenti all'interno dell'ordinamento italiano, al fine di una migliore applicazione degli stessi.

(4-05119)