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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/02/2016  -  stampato il 09/12/2016


Habemus sponsor! Chi ha paura del Garante nazionale dei detenuti? Di certo non la Polizia Penitenziaria

Habemus sponsor!

Finalmente è arrivata la nomina del Garante (in latino “Sponsor”) Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute o Private della Libertà Personale, suggellata dalla firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la nomina, ampiamente preannunciata, del Prof. Mauro Palma, personaggio dal curriculum e dalle capacità umane di indubbio valore.

Ma come “finalmente”?  ... Non siamo forse noi i Poliziotti? ... Non siamo forse noi la “controparte” dei soggetti che il Garante è chiamato a sponsorizzare?

Certo che si, ma la Polizia Penitenziaria non si deve preoccupare della nomina di una persona con il potere di mettere il naso nel sistema penitenziario italiano. Soprattutto se si tratta di una persona che di penitenziari ne ha visti tanti e a cui non gliela si può “raccontare” tanto facilmente.

Per garantire i diritti delle persone detenute occorre prima di tutto andare a capire i motivi della mancata attuazione della Legge di riforma del 1975 con tutti i suoi aggiornamenti.

Il Prof. Mauro Palma i motivi li conosce già e sono certo convenga con noi che gi ostacoli maggiori alla mancata attuazione di quei principi rivoluzionari, espressi con chiarezza e lungimiranza anche da Nicolò Amato, siano da ricercare nelle persone che hanno diretto ed amministrato il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria in tutti questi anni.

Perché se c’è qualcuno che in tutti questi anni ha limitato i diritti delle persone detenute, questi non è certo il Corpo di Polizia Penitenziaria!

Se anche la sfida della 395/90 è stata persa, con sanzioni dall’Europa, non è certo colpa delle migliaia di donne e uomini della Polizia Penitenziaria.

Al recente convegno organizzato dal SAPPe “La Polizia Penitenziaria nell’esecuzione penale esterna”, l’attuale Procuratore di Nola Paolo Mancuso, già Vice Capo e Capo Reggente del DAP, ha espresso un concetto tanto semplice, quanto nascosto: “La sfida al cambiamento non va lanciata alla Polizia Penitenziaria, il personale penitenziario ha sempre risposto al cambiamento. Credo che vada lanciata alle nostre Amministrazioni”.

Un’altra sfida, andrebbe lanciata alla Magistratura di Sorveglianza la quale, non a caso, in passato ha espresso ben due Capi del DAP, Alessandro Margara e Giovanni Tamburino, che, tuttavia, non hanno certo brillato per capacità di mettere in pratica i loro “aulici” pensieri. Se in Italia si sente tanto il bisogno di Garanti dei diritti dei detenuti, proliferati ovunque senza un criterio, forse è lecito pensare che la Magistratura di Sorveglianza non ha svolto appieno il suo mandato istituzionale.

Il problema, a nostro avviso, non è che sia stato nominato un Garante dei detenuti con pieni poteri. Il problema semmai è che al Garante abbiano affidato troppi compiti e poche persone per esercitarli. I compiti del Garante  sembrano talmente vasti da richiedere un intero Dipartimento, piuttosto che quelle 25 persone promesse dal Decreto del Ministro.

Il Garante dovrebbe coordinare l'attività dei garanti territoriali e regionali già nominati negli ultimi anni, dovrebbe controllare più di duecento carceri italiane, centinaia di caserme dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, tantissimi Commissariati di Polizia, i centri di identificazione ed espulsione per immigrati, le residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza e ogni altro luogo dove una persona viene limitata della libertà personale.

Un'altra cosa ci ha colpito particolarmente: il gelo e il distacco col quale il DAP ha accolto la nomina di questa nuova Autorità di Garanzia.

Questo era comprensibile, non abbiamo mai dimenticato la levata di scudi quando il Ministro propose la nomina di Mauro Palma a Vice Capo DAP ...

Crediamo che questo sia indicativo di quale disponibilità il Prof. Palma troverà da parte del DAP e da quale fronte riceverà gli ostruzionismi maggiori.

Certo, non dalla Polizia Penitenziaria.

Buon lavoro al Garante quindi. Anche se la sua sembra proprio una “mission impossible”, sotto schiere di fuoco amico e con la Polizia Penitenziaria che, più probabilmente, non solo non parteciperà al fuoco ma sarà l'unica a fargli da scudo.