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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/01/2016  -  stampato il 11/12/2016


Destituzione dal servizio di un Agente di Polizia Penitenziaria: condotta grave, il TAR respinge il ricorso

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6902 del 2007, proposto da:

F.G., rappresentato e difeso dall'avv. Riccardo Gozzi, con domicilio eletto presso Riccardo Gozzi in Roma, Via Giovanni Bettolo, 17;

contro

Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento

del decreto ministeriale del Capo Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria  del 16.5.2007, di destituzione del ricorrente dal Corpo di polizia  penitenziaria

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 giugno 2015 il dott. Fabio Mattei e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con atto (n. 6902/2007) il sig. G.F., agente di polizia  penitenziaria  dal 30 marzo 1986, ha adito questo Tribunale per l'annullamento del decreto ministeriale, in epigrafe indicato, che ha disposto la sua destituzione dal servizio ai sensi dell'articolo 6, comma 2, lettere A) e B) e comma 3, lettera A) del D.Lgs. n. 449 del 1992.

Parte ricorrente espone che il provvedimento gravato trae fondamento dalla sentenza, ex articolo 444 c.p.p., del Tribunale di Torino con il quale è stata lui inflitta la pena di mesi quattro di reclusione con concessione della sospensione condizionale della pena, avendo egli, con azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, aiutato ad eludere le investigazioni indirizzate nei riguardi di tre cittadini extracomunitari che gli avevano venduto circa 3 grammi di hashish, "gettando la sostanza stupefacente per terra e nascondendola sotto il proprio piede", dopo aver escluso più volte verbalmente il coinvolgimento di tali soggetto e minacciando nel contempo altro pubblico ufficiale.

Espone di essere stato destituito con un primo provvedimento ministeriale oggetto di annullamento giurisdizionale da parte di questo Tribunale con sentenza n 6375 del 2005, di essere stato reintegrato in servizio, e di essere stato nuovamente destituito dal servizio, all'esito della conclusione del giudizio di appello proposto dal Ministero della giustizia con sentenza a lui sfavorevole, con il provvedimento in epigrafe indicato.

Avverso quest'ultimo provvedimento il ricorrente ha dedotto le seguenti censure:

a) violazione degli articoli 3 e 7 della L. n. 241 del 1990; eccesso di potere per manifesta illogicità, contraddittorietà dell'azione amministrativa, mancanza e difetto della motivazione, atteso che nel lasso di tempo intercorrente tra il primo provvedimento dispositivo della sua destituzione e quello oggetto della presente impugnativa, avrebbe dimostrato abnegazione e spirito di servizio non comuni con soddisfazione dei suoi superiori.

Secondo la prospettazione attorea, l'Amministrazione ministeriale non avrebbe valutato e ponderato gli opposti interessi coinvolti ai fini dell'adozione del provvedimento in epigrafe indicato.

Asserisce, infine, la sproporzione della sanzione a lui inflitta rispetto alla natura e gravità della condotta ad essa sottesa.

Il ricorso è infondato e, pertanto, deve essere respinto.

Giova, al fine del decidere, osservare che il provvedimento di destituzione, ossia di una misura disciplinare particolarmente rilevante ed afflittiva del ricorrente risulta essere stata adottata in considerazione di specifica condotta dallo stesso tenuta in costanza di servizio presso la casa circondariale di assegnazione, rispetto alla quale l'Amministrazione ha nel relativo prodromico iter procedimentale eseguito tutte le valutazioni e ponderazioni necessarie tali da comportare l'applicazione di una sanzione disciplinare prevista in casi di particolare gravità, identificabili con la condotta ascritta al sig. F..

Trattasi, difatti, di condotta tenuta in servizio connotata da particolare gravità ed inconciliabile con lo stato di agente di polizia  penitenziaria , nonché lesiva, anche di fronte a persone detenute, dell'immagine e del prestigio di cui devono indubbiamente godere gli addetti allo svolgimento di una delicata funzione pubblica, quale la custodia di soggetti destinatari di provvedimenti restrittivi della libertà personale.

Deve, pertanto, affermarsi l'infondatezza dei prospettati motivi di ricorso, in considerazione della adeguata rappresentazione, anche per relationem, dei presupposti di fatto delle ragioni giuridiche per le quali l'Amministrazione  penitenziaria si è determinata ad applicare nei riguardi del ricorrente, all'esito del vaglio di legittimità anche sul piano giurisdizionale di pregresso provvedimento disciplinare, la sanzione della destituzione, rispetto alla quale alcun ulteriore apporto partecipativo del privato sarebbe potuto essere utile, ai fini del bilanciamento degli interessi coinvolti, in quanto già compiutamente svolti dall'Amministrazione in sede di adozione del primo provvedimento di destituzione e di fatto confermati anche in occasione dell'adozione del decreto ministeriale oggetto della presente impugnativa.

Pertanto, per le considerazioni che precedono, il ricorso deve essere respinto, con compensazione fra le parti in causa delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:

Elia Orciuolo, Presidente

Giampiero Lo Presti, Consigliere

Fabio Mattei, Consigliere, Estensore