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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/01/2016  -  stampato il 05/12/2016


Poliziotto Penitenziario sospeso per sei mesi: TAR gli da ragione e condanna il DAP

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 791 del 2013, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Wladimira Zipparro, domiciliato in Milano, presso la Segreteria di questo Tribunale

contro

Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria in Milano, Via Freguglia, n. 1

per l'annullamento

del decreto del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria  prot. n. 1035 del 12.2.2013, notificato al ricorrente il 13.2.2013, con il quale è stata irrogata la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per la durata di mesi 6 (sei).

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 4 novembre 2015 il dott. Oscar Marongiu e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. Il ricorrente, Assistente Capo del Corpo di Polizia  penitenziaria , ha impugnato il decreto con il quale il Capo del Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria ha irrogato a suo carico la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per sei mesi, deducendone l'illegittimità per i seguenti motivi:

1) eccesso di potere per carenza dei presupposti di fatto e di diritto, illogicità e contraddittorietà manifesta della motivazione, travisamento dei fatti;

2) illegittimità per abuso del potere discrezionale della p.a.; sviamento di potere;

3) ingiustizia manifesta;

4) violazione del principio di proporzionalità e del giusto procedimento, eccesso di potere;

5) violazione del principio del buon andamento e dell'imparzialità della p.a. di cui all'art. 97 Cost.

Si è costituito il Ministero intimato, chiedendo la reiezione del ricorso.

Alla pubblica udienza del giorno 4 dicembre 2013 la Sezione ha sospeso il giudizio in attesa della definizione di altra controversia, instaurata dal ricorrente per l'annullamento di due ordinanze-ingiunzioni emesse nei suoi confronti dall'Agenzia delle Entrate in relazione a fatti parzialmente coincidenti con quelli posti a fondamento del provvedimento disciplinare impugnato.

Alla pubblica udienza del giorno 4 novembre 2015 la causa è passata in decisione.

2. Il ricorso è fondato; di seguito le motivazioni della sentenza, rese nella forma redazionale semplificata di cui all'art. 74 c.p.a.

2.1. Il procedimento disciplinare di cui è causa è stato avviato nei confronti dell'interessato a seguito di un accertamento svolto dalla Guardia di Finanza, su delega dell'Ispettorato della Funzione Pubblica, da cui sarebbe emerso che il sig. -OMISSIS- avrebbe compiuto alcune operazioni bancarie, tra cui versamenti e prelievi, sui conti di pertinenza di alcune società edili (-OMISSIS-., -OMISSIS-., -OMISSIS-), collegate tra di loro in una complicata architettura, di cui risulta socia la moglie dell'interessato, e che hanno sede presso locali di sua proprietà; la natura e la mole delle suddette operazioni sarebbero da ricondurre ad un ruolo attivo del ricorrente nell'ambito di tali società, in particolare come amministratore di fatto.

Il sig. -OMISSIS-, secondo l'Amministrazione, avrebbe "svolto negli anni 2009 e 2010 l'incarico di amministratore per conto di società senza autorizzazione dell'Amministrazione di appartenenza" e, in particolare, avrebbe "avuto un ruolo attivo nella gestione di alcune società curandone la direzione finanziaria tramite la gestione di conti correnti in cui si è evidenziato il transito di bonifici bancari dai conti correnti societari a quelli personali e prelievi effettuati con la causale "d'ordine mio proprio""; per tale ragione l'Amministrazione, ritenendo violate le disposizioni di cui all'art. 53 del D.Lgs. n. 165 del 2001, ha irrogato a carico del ricorrente la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio per sei mesi.

2.2. Il Tribunale ordinario di Milano, Sezione prima civile, con sentenza n. 3121/2015, ha accolto il ricorso proposto dal sig. -OMISSIS- per l'annullamento di due ordinanze-ingiunzione emesse a suo carico dall'Agenzia delle Entrate di Milano per violazione dell'art. 53, commi 9 e 11, del D.Lgs. n. 165 del 2001, in relazione all'attività da lui svolta a favore della società -OMISSIS-

Nello specifico, nella sentenza de qua il Tribunale ha rilevato che:

- "manca la prova che il -OMISSIS- sia stato amministratore di fatto della -OMISSIS-";

- "gli unici elementi posti a sostegno dell'assunto accusatorio sono i prelievi che il -OMISSIS- ha fatto dal c/c della società n. 1741 acceso presso il Banco di Desio Filiale di Magenta: un prelievo di Euro 7.000 nell'anno 2009 e tre prelievi per complessivi Euro 2.100 nel gennaio 2010";

- "come correttamente evidenziato dalla stessa Guardia di Finanza nel verbale redatto e contestato in data 21.10.2011, le condizioni a ricorrere delle quali dottrina e giurisprudenza configurano la carica di amministratore di fatto sono: l'esercizio continuativo e non occasionale dell'attività, l'esercizio di funzioni riservate alla competenza degli amministratori di diritto e l'autonomia decisionale almeno cooperativa, non subordinata, rispetto agli amministratori di diritto; non si ritiene che un prelievo di denaro contante nell'anno 2009 e tre prelievi del gennaio 2010 integrino, da sé soli, i presupposti sopra indicati";

- "nessun altro elemento utile ai fini della prova della suddetta qualifica si rinviene nel verbale della Guardia di Finanza dell'ottobre 2011";

- "in secondo luogo non si ritiene provato che le somme prelevate dal -OMISSIS- dal c/c della -OMISSIS- siano state dallo stesso incassate a titolo di compenso per l'asserita carica di amministratore di fatto".

2.3. Ciò posto, il Collegio condivide i rilievi espressi nella richiamata sentenza del Tribunale di Milano, già di per sé sufficienti a ravvisare, nell'operato dell'Amministrazione, un travisamento del fatto.

Peraltro, anche con riguardo ai rapporti tra il ricorrente e le altre società (-OMISSIS-. e -OMISSIS-) non sono riscontrabili, sulla base degli atti prodotti in giudizio, indizi sufficientemente univoci e significativi al fine di dimostrare l'effettiva sussistenza del contestato rapporto di amministrazione di fatto; tali non possono ritenersi, invero, né - come già efficacemente evidenziato dal Tribunale ordinario - i "prelievi effettuati con la causale "d'ordine mio proprio"" né, per analoghe ragioni, il "transito di bonifici bancari dai conti correnti societari a quelli personali", né la mera circostanza che le società de quibus abbiano o avessero la sede legale e/o operativa in locali di proprietà del sig. -OMISSIS-; ne consegue che il provvedimento impugnato è viziato anche sotto tale profilo.

2.4. In ragione delle suesposte considerazioni, il ricorso è fondato e deve essere accolto.

Le spese del giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la regola della soccombenza.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e, per l'effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Ministero resistente alla rifusione in favore del ricorrente delle spese del giudizio, liquidate complessivamente in Euro 1.500 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge e restituzione del contributo unificato, ove versato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare -OMISSIS-.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 4 novembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Angelo De Zotti, Presidente

Roberto Lombardi, Referendario

Oscar Marongiu, Referendario, Estensore