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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/12/2015  -  stampato il 03/12/2016


Poliziotto penitenziario viene assunto con ritardo: DAP condannato a pagare anche i mesi mancanti

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

sezione staccata di Parma (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 220 del 2013, proposto da:

A.P., rappresentato e difeso dall'Avv. Giovanni Carlo Parente con domicilio eletto presso la Segreteria del Tar, in Parma, piazzale Santafiora n.7;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato presso la quale è ex lege domiciliato, in Bologna, via Guido Reni n. 4;

per il risarcimento

del danno ingiusto causato al ricorrente dall'illegittima esclusione dal concorso per l'arruolamento nel Corpo della Polizia Penitenziaria  disposta il 24 dicembre 1998;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 dicembre 2015 il dott. Marco Poppi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

In data 24 dicembre 1998 il ricorrente veniva escluso per "Deficit staturale" dalla procedura di selezione per l'arruolamento di Agenti e Assistenti di Polizia  Penitenziaria  indetta ai sensi dell'art. 1 del D.L. n. 479 del 1996.

Detto esito veniva dal ricorrente impugnato innanzi al TAR Lazio con ricorso iscritto al n. 2026/1999.

Nell'ambito di quel giudizio, con ordinanza n. 802 del 10 marzo 1999, il TAR disponeva una verificazione all'esito della quale, con ordinanza n. 1804 del 16 giugno 1999, sospendeva in via cautelare il provvedimento impugnato.

L'Amministrazione, in ottemperanza alla citata misura cautelare, ammetteva il ricorrente con riserva al Corso di formazione nel mese di ottobre 1999.

Il giudizio si concludeva con sentenza di accoglimento n. 332 del 15 gennaio 2013.

Con ricorso proposto innanzi al TAR Lazio e iscritto al n. 3340/2013 R.R., il ricorrente chiedeva il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale conseguente alla ritardata assunzione.

Il TAR adito, con ordinanza n. 7411/2013 del 19 luglio 2013 dichiarava ex artt. 13 e 15 c.p.a. la propria incompetenza indicando, quale TAR territorialmente competente questa Sezione, innanzi alla quale il ricorso veniva ritualmente riassunto.

L'Amministrazione si costituiva con memoria formale chiedendo la reiezione del ricorso.

Nella camera di consiglio dell'11 giugno 2015, con ordinanza n. 179/2015, al fine di accertare se la contestata ritardata ammissione avesse effettivamente prodotto un danno in capo al ricorrente, veniva disposto un approfondimento istruttorio chiedendo all'Amministrazione di specificare "la data di effettiva assunzione in servizio del ricorrente e la data di inizio del primo corso di formazione utile ai fini in esame (primo corso avente inizio dopo il 24 dicembre 1998)".

L'Amministrazione ottemperava all'ordinanza istruttoria depositando in data 4 agosto 2015 una relazione circa i fatti di causa corredata da documentazione.

All'esito della pubblica udienza del 17 dicembre 2015 la causa veniva decisa.

Il ricorso è fondato.

A seguito della citata ordinanza n. 1804/1999 è emerso quanto segue.

Con decreto del Capo Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria  del 4 agosto 1999, il ricorrente veniva ammesso con riserva alla frequenza del corso di formazione e nominato Agente in prova del Corpo di Polizia  Penitenziaria  con decorrenza giuridica dal 20 ottobre 1999 e decorrenza economica dalla data di presentazione preso la scuola.

Con successivo analogo provvedimento del 13 novembre 2000 veniva nominato con riserva e immesso nel ruolo degli Agenti di Polizia  penitenziaria con decorrenza 1 febbraio 2000.

A seguito dell'accoglimento del ricorso proposto avverso la citata esclusione, l'Amministrazione, con provvedimento del 3 agosto 2013, scioglieva le riserve espresse con i precedenti atti del 4 agosto 1999 e 13 novembre 2000 e, sulla base del punteggio attribuito in sede concorsuale, inseriva il ricorrente in graduatoria posizionandolo tra gli aspiranti Ferrara Carmine e De Carolis Pietro già nominati agenti in prova con decorrenza giuridica 28 dicembre 1998 ed economica dalla data di presentazione presso la scuola.

Il ricorrente, pertanto, se non fosse stato illegittimamente escluso in virtù del provvedimento a suo tempo impugnato avrebbe conseguito la nomina ad Agente in prova alla data del 28 dicembre 1998 e non alla data del 20 ottobre 1999, percependo la relativa retribuzione a decorrere dalla data di presentazione presso l'Istituto di formazione prevista per la partecipazione al corso precedente , frequentato dagli Agenti Ferrara e De Carolis.

Ricostruita nei suesposti termini la vicenda, residua al collegio la verifica della sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie risarcitoria.

Sul punto, data per assodata l'esistenza di un danno già identificato nella ritardata percezione di emolumenti economici e ritenuto che non sia contestabile che detto pregiudizio discenda da un errore dell'Amministrazione, come già accertato in giudizio, deve rilevarsi che ai fini dell'accoglimento della domanda risarcitoria deve, altresì, darsi prova dell'elemento psicologico.

Incombe, infatti, sul ricorrente l'onere di comprovare non solo che il danno sia effettivo e imputabile sotto il profilo causale ad una illegittima condotta dell'Amministrazione, ma anche che detta condotta sia dolosa o colposa (ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 17 febbraio 2013, n. 798) poiché tale ulteriore elemento non può essere desunto dalla sola illegittimità del provvedimento fonte del danno.

Tuttavia, in ragione del peculiare atteggiarsi della responsabilità dell'Amministrazione, come ormai pacifico in giurisprudenza, "non è richiesto alla parte lesa un particolare sforzo probatorio per dimostrare la colpa dell'Amministrazione in quanto, pur non essendo configurabile una generalizzata presunzione di colpa di quest'ultima, in mancanza di una espressa previsione normativa, possono operare regole di comune esperienza e la presunzione semplice di cui all'art. 2727 c.c. desunta dalla singola fattispecie, con la conseguenza che il privato può invocare l'illegittimità del provvedimento quale indice presuntivo della colpa o anche allegare circostanze ulteriori, idonee a dimostrare che si è trattato di un errore non scusabile, con la conseguenza che a questo punto spetterà all'Amministrazione dimostrare che si è trattato invece di un errore scusabile, conseguente a contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione di una norma, a formulazione incerta di norme da poco entrate in vigore, alla complessità del fatto, all'influenza determinante di altri soggetti, all'illegittimità derivante da una successiva dichiarazione di incostituzionalità della norma applicata (Cons. St., sez. IV, 26 novembre 2013, n. 5264)" (TAR Puglia, Lecce, Sez. II, 15 ottobre 2015, n. 2951).

In applicazione del suesposto principio, la mancata prova da parte dell'Amministrazione di essere incorsa in un errore scusabile, determina l'accoglimento del ricorso.

Ciò premesso, la quantificazione del danno patrimoniale patito dal ricorrente non può che essere parametrata alla retribuzione non percepita a far data dal momento in cui si sarebbe dovuto presentare presso la Scuola di formazione (non indicata dall'Amministrazione ma da intendersi quella di inizio del corso di formazione cui hanno partecipato i citati Agenti De Carolis e Ferrara) e sino alla data della decorrenza economica successivamente attribuita, considerando la quota di fine rapporto, nonché, l'ammontare delle relative trattenute previdenziali (con eventuale decurtazione degli emolumenti percepiti per prestazioni lavorative nel medesimo periodo) con rivalutazione e interessi trattandosi di debito di valore.

Non può invece trovare accoglimento la domanda di risarcimento del danno esistenziale per mancanza di prova.

Il ricorrente, infatti, a sostegno della domanda in questione si limita ad affermare genericamente l'intervenuta compromissione del proprio stile di vita, riservandosi di comprovarla in corso di causa ma senza alcuna (nemmeno successiva) puntuale allegazione a sostegno della lamentata ritardata realizzazione dei propri progetti di vita che, peraltro, pare alquanto improbabile atteso il breve lasso temporale intercorso fra l'adozione della illegittima esclusione e la successiva nomina ad Agente in prova (circa 10 mesi).

Sul punto la giurisprudenza è pacifica nel ritenere che il danno non patrimoniale, essendo qualificabile come danno conseguenza, non può essere riconosciuto sul solo presupposto di un accertato illegittimo esercizio del potere attribuito da parte dell'amministrazione, ma deve essere, al pari del danno patrimoniale, allegato e anche provato (TAR Lombardia, Milano, Sez. III, 29 ottobre 2015, n. 2289).

Per quanto precede il ricorso deve essere accolto in parte con condanna dell'Amministrazione al ristoro del solo danno patrimoniale patito dal ricorrente.

In ragione della specificità delle questioni trattate e della tempestiva ammissione con riserva del ricorrente operata dall'Amministrazione, sussistono giuste ragioni per compensare le spese di giudizio fra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, Sezione staccata di Parma, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte nei sensi di cui in motivazione.

Spese compensate.

Contributo unificato refuso.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Parma nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Sergio Conti, Presidente

Umberto Giovannini, Consigliere

Marco Poppi, Primo Referendario, Estensore