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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/12/2015  -  stampato il 06/12/2016


Causa di servizio: TAR respinge il ricorso presentato da Poliziotta penitenziaria

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 395 del 2009, proposto dalla signora -OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avvocato Mario Zoccali, con domicilio eletto presso il suo studio in Reggio Calabria, Via Magna Grecia 1/G;

contro

il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Reggio Calabria, Via del Plebiscito, 15;

il Ministero dell'Economia e delle Finanze;

per l'annullamento

- del decreto del Direttore Generale del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria  del 16 marzo 2009 con cui non è stata riconosciuta la dipendenza da causa di servizio della patologia sofferta dalla signora -OMISSIS-:

- della delibera del Comitato di verifica per le cause di servizio

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 ottobre 2015 il referendario Angela Fontana e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale d'udienza;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. La signora -OMISSIS- agisce in giudizio chiedendo l'annullamento del decreto del direttore generale del dipartimento dell' amministrazione  penitenziaria  del Ministero della Giustizia del 16 marzo 2009 con cui non le è stata riconosciuta la dipendenza da causa di servizio della infermità di cui è affetta .

Chiede altresì l'annullamento della delibera del Comitato di verifica per cause di servizio del MEF in cui è specificata la motivazione del rigetto.

La signora -OMISSIS-, a sostegno delle proprie ragioni, rappresenta che:

- ha effettuato servizio presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria in qualità di guardia  penitenziaria  dall'anno 1996 all'anno 2005;

- in data 16 giugno 2003 ha inoltrato istanza per il riconoscimento della patologia da cui è affetta - insufficienza venosa cronica degli arti inferiori - come dipendente da cause di servizio;

- in data 6 febbraio 2004 la Commissione Medica Ospedaliera distaccata di Messina ha accertato la dipendenza da causa di servizio per l'infermità "varici essenziali arto inf. dx e sx";

- nel mese di febbraio 2005 la Commissione Medica Ospedaliera di Messina ha giudicato la ricorrente non idonea permanentemente al servizio d'istituto nel corpo della polizia  penitenziaria in modo assoluto;

- in data 16 aprile 2009, il Comitato di Verifica per le cause di Servizio esprimeva parere negativo affermando che la patologia venosa patita dalla richiedente: "non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio" ;

- in data 16 marzo 2009 la Direzione Generale del Ministero della Giustizia ha decretato la non riconducibilità della patologia alla causa di servizio.

2. Avverso il decreto ministeriale ed il parere del comitato di valutazione delle cause di servizio, la signora -OMISSIS- propone ricorso con articolate censure di violazione di legge per difetto di motivazione e di eccesso di potere.

Secondo la prospettiva della ricorrente, infatti, la motivazione del Comitato di Verifica sarebbe insufficiente ed apodittica in quanto non esplicita adeguatamente le ragioni per le quali, nonostante la dimostrata patologia e la evidente propedeuticità delle mansioni lavorative svolte , non sia stato riconosciuto il nesso di derivazione causale tra malattia e servizio prestato, nesso di causalità peraltro già accertato dalla commissione medica ospedaliera di Messina.

La ricorrente, pertanto, chiede l'annullamento dei provvedimenti impugnati, il riconoscimento della infermità dipendente da servizio e la condanna nei confronti della amministrazione alla corresponsione delle somme dovute.

Si è costituita in giudizio l'amministrazione resistente chiedendo il rigetto del ricorso.

Alla pubblica udienza del 21 ottobre 2015 la causa è stata trattenuta per la decisione.

3. Il ricorso è infondato e va respinto.

Ritiene il Collegio che non possa essere condivisa la censura proposta di violazione di legge per difetto di motivazione del provvedimento impugnato.

Il decreto di rigetto emesso in data 16 marzo 2009 richiama e fa propria integralmente il contenuto del parere espresso dal comitato di verifica per le cause di servizio nel corso della seduta del 7 febbraio 2007.

La decisione assunta dall'Amministrazione, infatti, fa seguito a quanto deliberato dal comitato di verifica per le cause di servizio, organo consultivo normativamente deputato ad esprimersi in proposito, ai sensi dell'art. 7, comma 1, del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461.

Detta normativa attribuisce alla commissione medica ospedaliera la funzione di valutare gli aspetti medico-legali del caso, ed al comitato di verifica per le cause di servizio la più complessa indagine finale, che investe tutti gli aspetti individuati dall'ordinamento come rilevanti ai fini del decidere, e cioè non solo quelli sanitari, ma anche quelli tecnico amministrativi.

Trattasi di giudizi emessi da organi tecnici espressione di discrezionalità tecnica e, come tali, sindacabili solo per profili di evidente irragionevolezza ed incongruità (Cons. Stato Sez. IV, 14 aprile 2010, n. 2099) ma che, tuttavia, non sono riscontrabili nel caso di specie.

3.1 Il comitato, difatti, ha negato il riconoscimento della causa di servizio, considerando che " l'insufficienza venosa profonda arti inferiori in esiti di intervento chirurgico di safenectomia bilaterale per varici essenziali non può riconoscersi dipendente da causa di servizio in quanto trattasi di infermità conseguente a meiopragia congenita del connettivo ( diatesi mesenchimatosa) o ad insufficienza congenita delle valvole venose, ovvero a manifestazioni vascolari tali da alterare la funzionalità della pompa venosa muscolare, sulla quale gli allegati eventi del servizio prestato...non si appalesano tali da assurgere al ruolo di causa, ovvero di concausa efficiente e determinante, in quanto risulta che le mansioni espletate non risulta abbiano comportato un utile aggravamento...".

La motivazione del provvedimento di diniego manifesta lo svolgimento di una adeguata ed approfondita valutazione degli elementi di fatto rappresentati dalla istante e delle conclusioni raggiunte dalla commissione medica ospedaliera che in primis si è espressa .

La deliberazione del comitato riporta, infatti, che il parere è stato espresso "dopo aver esaminato e valutato, senza tralasciarne alcuno, tutti gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio da parte della dipendente e tutti i precedenti di servizio risultanti dagli atti" . (Cons. Stato, Sez. IV, 10 marzo 2004, n. 1122).

Non può, pertanto, essere condivisa la censura riferita al giudizio formulato dal comitato di verifica, che non avrebbe tenuto conto dell'incidenza delle peculiari situazioni di stress determinato dalla "pesante" attività lavorativa svolta dalla ricorrente.

Il Comitato, infatti, ha individuato con precisione le possibili cause della malattia venosa esprimendo un giudizio che non contrasta affatto le valutazioni tecniche espresse dalla commissione tecnica ospedaliera la quale, sia pure con diagnosi sintetica, già aveva riscontrato la esistenza di una malattia venosa agli arti inferiori.

3.2 Quanto alle censure riferite al decreto di rigetto adottato dalla Amministrazione, esse non sono condivisibili in quanto il provvedimento, facendo riferimento alle distinte valutazioni tecniche formulate dalla commissione medica ospedaliera e dal comitato di verifica per le cause di servizio, assolve pienamente, sia pure per relationem, l'obbligo motivazionale.

Per costante giurisprudenza, infatti, l'Amministrazione, in presenza dell'apprezzamento tecnico del comitato di verifica, competente in via esclusiva ad esprimersi sul nesso causale tra il servizio e l'evento dannoso, ha l'obbligo di acquisire detto parere, verificando soltanto se esso sia stato reso sulla base di una compiuta conoscenza di tutti gli elementi di giudizio, che sono stati sottoposti all'esame dell'organo in questione, ivi compreso il parere della commissione medico-ospedaliera, e se non sia affetto da macroscopici vizi logici o da un palese travisamento dei fatti.

Nel caso in specie, per quanto sopra considerato, non rilevano motivi per i quali l'Amministrazione avrebbe dovuto da tale parere discostarsi.

4. Per le esposte ragioni il ricorso è infondato e va respinto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione Staccata di Reggio Calabria

definitivamente pronunciando sul ricorso n. 395 del 2009, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la ricorrente al pagamento nei confronti del Ministero della Giustizia delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 1.500,00 (Euro mille e cinquecento/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.Lg. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno 21 ottobre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Roberto Politi, Presidente

Francesca Romano, Referendario

Angela Fontana, Referendario, Estensore