www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/12/2015  -  stampato il 08/12/2016


Truffa aggravata. TAR respinge il ricorso per la destituzione del Poliziotto condannato per falsi certificati medici

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1023 del 2013, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Riccardo Gozzi, con domicilio eletto presso l'avv. Ettore Nesi in Firenze, Via Puccinotti 30;

contro

il Ministero della Giustizia in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato presso la quale é domiciliato in Firenze, Via degli Arazzieri 4;

per l'annullamento

- del decreto del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria , 8.03.2013, con il quale è stata irrogata la sanzione disciplinare della destituzione dal servizio del ricorrente; della Deliberazione del Consiglio Centrale di Disciplina del Corpo di Polizia  Penitenziaria  18.12.2012 - 28.02.2013 (c.c.d. proc.to disc.re n. 5619, n. 2629/M), con cui il Consiglio ha deliberato di proporre al Capo del Dipartimento l'irrogazione della sanzione della destituzione dal servizio del ricorrente ai sensi dell'art. 6 D.Lgs. n. 449 del 1992; della nota 24.09.2012, prot. (...) - 2012/44549 del Dirigente del Dipartimento dell'Amministrazione  penitenziaria , Direzione Generale del Personale e della Formazione, nonchè di tutti gli atti precedenti, successivi o comunque connessi.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visto l'art. 52 D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, commi 1 e 2;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 ottobre 2015 il dott. Alessandro Cacciari e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Premesso che:

- l'odierno ricorrente, che all'epoca dei fatti svolgeva mansioni di Assistente di Polizia  Penitenziaria , con sentenza del Tribunale di -OMISSIS- 16 dicembre -OMISSIS-è stato condannato per il reato di truffa aggravata e continuata, per avere indotto in errore i medici sul suo stato di malattia con artifici e raggiri consistenti in malesseri vaghi ottenendo così certificazioni per assentarsi dal servizio;

- a seguito della sentenza l'Amministrazione intimata ha avviato un procedimento disciplinare a suo carico, che si é concluso con la destituzione dal servizio nonostante la relazione della Funzionaria istruttrice proponesse l'ascrizione del fatto alle fattispecie contemplate dall'art. 5, lett. d), g) e h) del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 449, con irrogazione della sospensione dal servizio;

- il provvedimento è stato impugnato avanti al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio il quale, con ordinanza -OMISSIS-, si è dichiarato incompetente;

- la causa è stata riassunta avanti a questo Tribunale Amministrativo con il presente ricorso, notificato il 15 luglio 2013 e depositato il 16 luglio 2013, lamentando difetto di motivazione poiché il provvedimento di destituzione non esplicita le ragioni della discrasia rispetto alle conclusioni del Funzionario istruttore nel procedimento disciplinare e, inoltre, poiché non vi sarebbe stata una valutazione autonoma dei fatti in sede disciplinare;

Considerato che:

- la deliberazione del Consiglio Centrale di disciplina del Corpo di Polizia  Penitenziaria  appare sufficientemente motivata, avendo valorizzato circostanze fattuali (che non sono in contestazione) quali il numero di assenze pari a 416 giorni; il numero dei medici cui si è di volta in volta rivolto il ricorrente (in numero di 24) e l'esibizione di 117 certificati con sintomatologie non verificabili, nonché la circostanza che i periodi di assenza per malattia si interrompevano nei giorni di riposo previsti, per poi ricominciare in occasione della ripresa del servizio;

- dette circostanze sono state ragionevolmente ritenute contrastanti con i doveri sanciti per gli appartenenti al Corpo di Polizia  Penitenziaria, con valutazione esente da profili di illogicità;

Ritenuto quindi che, contrariamente agli assunti del ricorrente, l'Amministrazione abbia effettuato una valutazione autonoma dei fatti accertati in sede penale;

Considerato inoltre che non occorreva una specifica motivazione per discostarsi dalla proposta formulata dalla Funzionaria istruttrice circa la qualificazione giuridica dei fatti e la sanzione da applicare, poiché tali adempimenti non rientrano nei suoi compiti ma in quelli del Consiglio di disciplina (artt. 15-17 del D.Lgs. n. 449);

Ritenuto pertanto di respingere il ricorso e di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali, che vengono liquidate nella misura di Euro 1.500,00 (millecinquecento/00);

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali nella misura di Euro 1.500,00 (millecinquecento/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, per procedere all'oscuramento delle generalità degli altri dati identificativi del ricorrente, manda alla Segreteria di procedere all'annotazione di cui ai commi 1 e 2 della medesima disposizione, nei termini indicati.

Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 21 ottobre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Armando Pozzi, Presidente

Gianluca Bellucci, Consigliere

Alessandro Cacciari, Consigliere, Estensore