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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/02/2016  -  stampato il 09/12/2016


I dati sul sovraffollamento delle carceri diffusi dal DAP sono "fasulli" ... e vi spiego il perché

Nei giorni scorsi il DAP ha diffuso un comunicato stampa per smentire i “recenti e reiterati articoli di stampa che riportano nei titoli l'allarme sovraffollamento delle carceri”, a cui è seguita una ferma smentita del SAPPE.

Ma la questione è ancora più complicata ed affonda le sue radici nella incapacità dei Dirigenti DAP, indipendentemente dal Capo DAP del momento che spesso conta poco o nulla, di gestire, elaborare ed interpretare i dati.

Già nel 2012 il DAP si era scontrato (malamente) con il concetto di trasparenza e diffusione di informazioni. Il DAP in quel caso diramò una Circolare per evitare la diffusione di dati statistici all’Associazione Antigone da parte dei Direttori delle carceri.

Ne scoppiò un caso che il DAP riuscì addirittura a peggiorare confezionando una scusa ancora più ridicola: "E’ fuori di discussione che la nota non ha alcun intento censorio nei confronti dell’attività di ricerca svolta da Antigone … ma tende solo a centralizzare la diffusione dei dati relativi alle presenze detenuti, ai posti regolamentari e a quelli effettivi, costantemente monitorati dal DAP tramite l’utilizzo di un sistema informatizzato, in grado di fotografare quotidianamente la situazione reale. Ciò all’unico scopo di evitare la diffusione di dati parziali o non corretti, raccolti in tempi diversi e non soggetti alla doverosa verifica degli uffici preposti, attesa la rilevanza che essi rivestono in relazione all’azione di miglioramento delle condizioni detentive messe in atto dal Dipartimento anche mediante la ristrutturazione di intere sezioni." 

Alla maggior parte degli osservatori sembrò nient'altro che l'ammissione di una palese incapacità di gestire concetti quali chiarezza e trasparenza. 

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Il “niet” del DAP ad Antigone sui dati delle carceri: un’amministrazione sempre più isolata

Chiarezza e trasparenza che sembra latitare anche nel recente comunicato stampa.

Con l’affermazione: "Se l'Italia calcolasse i numeri di posti detentivi regolamentari disponibili in maniera conforme agli indici medi internazionali, fruirebbe di un numero di posti regolamentari superiore al numero di detenuti presenti", di fatto, il DAP non solo conferma le affermazioni dei “reiterati” articoli, ma tenta di arroccarsi in una posizione indifendibile.

Del resto c’è poco da interpretare ...

Esiste un numero che è la capienza disponibile (vedremo più avanti che nemmeno è del tutto disponibile) ed esiste un altro numero che è la presenza di persone detenute.

Compararli ed accorgersi che il primo è inferiore al secondo è un fatto talmente elementare ... chiaro, limpido e facile da notare che nemmeno le più ardite interpretazioni del DAP possono confutare.

Ma c’è un altro fatto su cui il DAP è in difetto: i dati che diffonde sono sempre aggregati. Ciò vuol dire che è praticamente impossibile svolgere un’analisi che consenta alle istituzioni, ai media, ai cittadini, di comprendere appieno il fenomeno carcere.

Dati aggregati e centralizzati che non dicono nulla.

Anche il neo Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Detenute, il Prof Mauro Palma, nella prima intervista rilasciata un paio di giorni dopo il comunicato DAP, ha affermato: “Quando c’è stata la sentenza Torregiani avevamo quasi 67mila persone in carcere e 45 mila posti. Adesso abbiamo 52.500 persone in carcere e solo 49mila posti. Questo vuol dire che abbiamo molto avvicinato questi due numeri ma essi non coincidono ancora. Anzi, nella realtà le persone presenti dovrebbero essere meno della capienza teorica. Per intenderci, se ho 100 posti a un femminile e 70 donne dentro, non è che se ho l’esigenza di trovare un posto a 30 detenuti maschi li posso mettere lì. Se un sistema ha capienza 100 deve avere detenuti 95.”

Chiaro, limpido e inconfutabile.

Ma Mauro Palma è un matematico di formazione, abituato a confrontarsi con i numeri e non con le opinioni.

Prendiamo per esempio i dati disaggregati delle Sezioni detentive che custodiscono le persone in regime di “Alta Sicurezza”.

Se una sezione detentiva ospitante detenuti comuni risulta sovraffollata, è un conto. Tutt’altro affare è se ad essere sovraffollata è un’intera sezione detentiva di detenuti A.S.

I primi, per esempio, possono anche sfruttare la trovata del DAP di tenere le celle aperte per molte ore durante la giornata.

I secondi (per ora) no.

Quindi per il DAP è di fondamentale importanza presentare i dati aggregati, senza scendere nel dettaglio, altrimenti sarebbero costretti a ben altro impegno per confezionare i loro comunicati stampa riparatori …

Il sovraffollamento nelle sezioni di Alta Sicurezza.

Com’è dunque la situazione di sovraffollamento delle sezioni detentive in regime di alta sicurezza delle carceri italiane?

Perché il DAP non pubblica i dati disaggregati?

I posti dichiarati disponibili per accogliere persone detenute di alta sicurezza sono circa 6.300 *, ma i detenuti sottoposti a tale misura sono 8.400 con un sovraffollamento del 133%. I posti dichiarati disponibili invece per la “custodia attenuata” sono 3.000 a fronte di 2.100 detenuti presenti da cui si ricava un indice di sovraffollamento del 70%.

Il “trucco” del DAP è presentare un dato aggregato in cui il 133% degli AS fa media con il 70% della custodia attenuata.

Ricordate le parole di Palma? “... se ho 100 posti a un femminile e 70 donne dentro, non è che se ho l’esigenza di trovare un posto a 30 detenuti maschi li posso mettere lì”. Altrimenti sto barando, aggiungerei io.

I dati aggregati del DAP invece fanno proprio questo. Servono proprio a questo.

Non è un caso che il DAP, alle reiterate richieste del SAPPE di fornire dati dettagliati su capienze, personale di Polizia Penitenziaria, servizi, traduzioni etc. (almeno cinque o sei richieste ufficiali) non abbia mai risposto …

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Ci rendiamo conto che in questo modo potrebbero emergere tante e tali incongruenze che i “recenti e reiterati articoli di stampa”, sarebbero solo un rassicurante ricordo per il DAP!

* I dati che seguono sono ottenuti incrociandoli da diverse pubblicazioni del DAP, pertanto non sono dati "ufficiali" e non sono nemmeno riferibili ad una data precisa. Tuttavia, l'esperienza, le conoscenze e i calcoli poi rivelatisi congrui in altre occasioni, ci spingono ad affermare che si discostano pochissimo dalla realtà di questi ultimi mesi. Saremmo lieti poterli confrontare con quelli reali forniti dal DAP se solo il Ministro e il Capo DAP avessero l'onestà intellettuale di rendere pubblici quelli disaggregati e dettagliati. Fino ad allora, qualunque comunicato stampa del DAP, non può far altro che stendere un velo opaco sulle carceri italiane.

 

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