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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/02/2016  -  stampato il 05/12/2016


Essere poliziotto penitenziario: una professione complessa carica di mille sfumature

Essere poliziotto penitenziario vuol dire svolgere un ruolo complesso e carico di mille sfumature e chi indossa questa uniforme ogni giorno sente di appartenere ad un Corpo al quale vorrebbe dare sempre il meglio.

Quando ci si arruola s’intraprende un percorso di studio sui banchi di scuola e poi, una volta terminato il tutto e superato l’esame finale, arriva la tanto attesa destinazione, da lì a poco il primo giorno in istituto, dove la vita lavorativa non la si legge più attraverso le pagine di un libro, bensì tra quello che è davvero la realtà penitenziaria.

Ogni giorno ci si rende conto di come tra le mura sia tutto diverso, mai prevedibile, quando in più occasioni a far tanto è proprio la collaborazione con i colleghi, l'unica cosa che riesce a farti crescere nel tempo come persona e come uomo/donna in divisa.

Pian piano s’impara come essere poliziotto penitenziario è un ruolo altamente complesso.

Basti pensare a quando si entra in un reparto detentivo, dove si impara a conoscere una realtà completamente variegata, nella quale ciascun ristretto ha un proprio carattere, un proprio modo di vivere la realtà detentiva ed in tale contesto si apprende  come il poliziotto penitenziario sia lì, sempre in prima linea, affinché tutto si svolga regolarmente in tema di ordine e sicurezza.

Svolgere il proprio servizio, nel tempo, insegna a comprendere come  in una sezione apparentemente tranquilla, il più delle volte, diventa necessario intervenire per riuscire a fronteggiare qualsiasi evento critico possa realizzarsi, come una rissa improvvisa, uno stato di sconforto del detenuto, un gesto autolesionista da parte del ristretto più vulnerabile eccetera, eccetera ...

E lo stesso lo s’impara quando ci si ritrova ad una visita ambulatoriale immediata al pronto soccorso, ovvero durante un piantonamento ospedaliero, una traduzione per il trasferimento di un detenuto da un istituto ad un altro, eccetera,  eccetera .... 

S’inizia come agente, quando tutto sembra una realtà sconosciuta, e pian piano passano gli anni, si cambia qualifica, si diventa più padroni del proprio lavoro eppure, a volte, il carcere e tutte le sue dinamiche t’insegnano come nel lavoro del poliziotto penitenziario non si finisce mai di imparare.

Il trascorrere degli anni porta poi a pensare a come si era ieri, a come si è oggi, a come sarà in futuro il nostro Corpo di Polizia.

Io auspico al meglio, perché gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria sono persone capaci di svolgere un lavoro complesso, articolato, carico di mille sfumature, dove il più delle volte diventa difficile riuscire solo a spiegarlo e bisogna davvero calarsi nel ruolo ed indossare l’uniforme per poterlo comprendere.