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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/02/2016  -  stampato il 06/12/2016


Terroristi islamici nelle carceri: interrogazione parlamentare su debole isolamento dei detenuti

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12111
presentato da
PARENTELA Paolo
testo presentato
Martedì 16 febbraio 2016
modificato
Giovedì 18 febbraio 2016, seduta n. 572

PARENTELA, DIENI. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
nel carcere di Rossano (Cosenza) sorge quella che tutti chiamano la «Guantanamo italiana». Qui sono rinchiusi 21 detenuti accusati di terrorismo internazionale, quasi tutti integralisti islamici affiliati ad Al Qaeda, ma c’è anche qualcuno accusato di essere affiliato all'Isis. Dopo aver saputo degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, gli agenti della polizia penitenziaria hanno sentito quattro di loro esultare e al grido «Viva la Francia libera»; 
la struttura, costruita nel 2000, ad oggi, ospita 231 detenuti (a fronte di una capienza di 215) e in passato è finita al centro delle denunce dei reclusi per le condizioni delle celle, le presunte torture e di maltrattamenti; 
dal 2009 il dipartimento per l'amministrazione penitenziaria di Roma ha cominciato a concentrare a Rossano i terroristi impegnati nella guerra santa islamica arrestati su tutto il territorio nazionale. Fra loro c’è anche l'ex imam di Zingoia (Bergamo), il pakistano Hafiz Muhammad Zulkifal, arrestato il 24 aprile 2015 con l'accusa di essere il capo spirituale di una presunta cellula di Al Qaeda, con base operativa in Sardegna. Secondo le indagini della direzione distrettuale antimafia di Cagliari, Zulkifal sarebbe anche coinvolto negli attentati di Stoccolma del 2010. Ed era lui il destinatario di una telefonata in cui si parlava della necessità di «pensare al loro Papa». Da qui è passato anche Khalil Jarraya, il 46enne tunisino detto «il colonnello», ex combattente nelle milizie bosniache, ora espulso dopo la condanna per associazione terroristica internazionale. E anche un altro tunisino, Dridi Sabri, condannato per terrorismo internazionale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ora anche lui espulso; 
dopo i fatti di Parigi, il carcere ha innalzato i livelli di sicurezza, soprattutto sui visitatori, attivando un pattugliamento armato 24 ore su 24, ma secondo Donato Capece, segretario del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), in visita nella sezione speciale del carcere calabrese, «il livello di sicurezza è pari a zero». L'istituto, dice Capece, «è carente e inadeguato. Dunque noi o siamo eroi o siamo ingenui. Il personale che ci lavora è specializzato, ma carente. Ogni giorno in quella sezione speciale dovrebbero esserci quattro agenti di polizia penitenziaria, ma purtroppo ne abbiamo solo uno e i turni sono estenuanti». «Non capisco», ha aggiunto Capece, «perché i terroristi islamici debbano essere ristretti nel carcere di Rossano, vicino al centro abitato e non in posti isolati»; 
i detenuti che all'ingresso nelle carceri italiane si professano musulmani sono oltre 5.700. E negli ultimi dieci anni, in base ai dati del Dap; su 202 istituti censiti, i 52 hanno riservato uno spazio adibito a moschea per la preghiera di gruppo. In nove istituti, invece, è permesso l'ingresso di un imam accreditato dal Ministero dell'interno. Da tempo i sindacati di polizia penitenziaria denunciano la scarsa attenzione al proselitismo delle organizzazioni terroristiche negli istituti di pena. La lingua araba, che i detenuti spesso usano per parlare tra loro, di certo non aiuta e gli agenti chiedono una formazione mirata; 
il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria ha affermato: «Al momento non emergono collegamenti tra ’ndrangheta e terroristi, ma ritengo che questo sia un campo investigativo da approfondire perché il terrorismo internazionale troverebbe nella ’ndrangheta un alleato particolarmente utile, sia per le coperture dal punto di vista territoriale sia per il tornaconto che la stessa ’ndrangheta potrebbe avere per le forniture di droga e armi» –: 
se non ritenga opportuno che i 21 detenuti accusati di terrorismo internazionale vengano trasferiti dal carcere di Rossano Calabro ad altri istituti penitenziari; 
se non intenda assumere iniziative volte a dotare l'istituto penitenziario di Rossano di almeno altri 3 agenti di polizia che conoscano la lingua araba così da innalzare il livello di sicurezza e, al contempo, contrastare l'opera di proselitismo delle organizzazioni criminali all'interno degli istituti di pena. (4-12111)