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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/02/2016  -  stampato il 04/12/2016


Carcere di Alba: interrogazione parlamentare sui tempi della bonifica

Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02001
presentato da
MONCHIERO Giovanni
testo presentato
Martedì 9 febbraio 2016
modificato
Mercoledì 10 febbraio 2016, seduta n. 566

MONCHIERO e RABINO. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
il 7 gennaio 2016 sono iniziate le operazioni che hanno portato allo sgombero completo dei detenuti e del personale del carcere «Giuseppe Montalto» di Alba, per consentire la bonifica dell'impianto idrico, delle condotte e dell'impianto di condizionamento dei locali, in seguito all'accertamento – dalla fine del 2015 – di tre casi di legionella: un trasferimento deciso e organizzato dal Provveditorato regionale, che riguarda 122 reclusi (22 dei quali collaboratori di giustizia e 112 agenti di polizia penitenziaria); 
si tratta del primo caso in Italia per cui si è reso necessario lo sgombero di tutta una struttura per prevenire il pericolo di contrarre una malattia infettiva; 
i primi 15 detenuti sono stati trasportati nella casa di reclusione di Fossano; gli altri sono stati trasferiti nelle strutture di Saluzzo, Alessandria San Michele, Vercelli e Cuneo; per quanto riguarda i collaboratori di giustizia, invece, il piano è ancora in via di definizione, dal momento che questi fanno parte di un circuito detentivo gestito direttamente dal Dipartimento di amministrazione penitenziaria; 
la legionella è un batterio che si sviluppa nei condizionatori d'aria e soprattutto nell'acqua a determinate temperature, più facilmente in condutture obsolete, che presentano svariate criticità; 
non è la prima volta che si registrano casi del genere nell'istituto albese, una costruzione recentissima e tuttavia profondamente segnata dal tempo e da un utilizzo che supera la capacità prevista in progetto (circa 100 ospiti): già in passato a contrarre il batterio erano stati un altro detenuto e un agente. I sindacati della polizia penitenziaria hanno più volte sollecitato l'amministrazione penitenziaria a provvedere alle verifiche della struttura, senza mai ottenere risposte concrete e, conseguentemente, misure efficaci; 
appare singolare che in una costruzione realizzata 30 anni fa non sia possibile effettuare lo shock termico nelle tubature dell'acqua per eliminare le colonie di legionella, tanto più che la struttura carceraria è stata recentemente oggetto di un importante intervento di ristrutturazione, al fine di dare adeguata accoglienza ai detenuti collaboratori di giustizia; 
la situazione non è più sostenibile e richiede una soluzione radicale: la tutela della salute rappresenta infatti uno dei diritti fondamentali (per le persone recluse, per gli agenti di polizia penitenziaria, ma anche per tutti coloro che a vario titolo, educatori e volontari, interagiscono con la struttura), cui le istituzioni devono porre la massima attenzione; 
sono davvero preoccupanti le condizioni igienico – sanitarie in cui versano in generale le carceri italiane: secondo una recente indagine, almeno una patologia infettiva è presente nel 60-80 per cento dei detenuti presenti nei nostri penitenziari (questo significa che almeno due persone su tre sono malate); 
ciò fa comprendere in quali «polveriere» lavorino le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, spesso senza alcuna tutela sanitaria; 
l'evacuazione del carcere di Alba ha fatto sorgere il dubbio tra gli operatori addetti e le comunità locali che l'amministrazione intenda abbandonare definitivamente la struttura: soluzione assurda per una costruzione così recente –: 
come intenda garantire la tempestività e la definitività dei provvedimenti per la bonifica e messa in sicurezza dei locali suddetti, al fine di consegnare quanto prima alla collettività un carcere risanato. (3-02001)