www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/02/2016  -  stampato il 08/12/2016


Rimpatrio detenuti stranieri: interrogazione parlamentare per conoscere i numeri effettivi dei rimpatri

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12006
presentato da
BERGAMINI Deborah
testo di
Martedì 9 febbraio 2016, seduta n. 565

BERGAMINI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
nel 1988 l'Italia ha ratificato la Convenzione di Strasburgo del 1983 sul trasferimento delle persone condannate; 
la Convenzione ha quale scopo principale di favorire il reinserimento sociale delle persone condannate permettendo ad una straniero, privato della libertà in seguito a reato penale, di scontare la pena nel suo Paese d'origine; 
la Convenzione stabilisce, inoltre, che un trasferimento possa essere domandato sia dallo Stato nel quale la condanna è stata pronunciata (Stato di condanna) sia dallo Stato di cittadinanza del condannato (Stato dell'esecuzione) e che esso sia subordinato al consenso degli Stati interessati oltre che a quello del condannato; 
allo stesso modo il Trattato individua anche la procedura per l'esecuzione della condanna dopo il trasferimento in base alla quale, tra l'altro, una sanzione privativa della libertà non può mai essere convertita in una sanzione pecuniaria; 
le strutture carcerarie italiane sono caratterizzate da sovraffollamento cronico, carenza di organico degli agenti penitenziari e insufficiente presenza di psicologi e operatori per l'assistenza e il recupero sociale dei detenuti; 
la condizione carceraria appare troppo spesso distante dal dettato costituzionale e dagli impegni internazionali dell'Italia sulla funzione rieducativa della pena e sul rispetto dei diritti e delle dignità delle persone; 
l'Italia è stata più volte condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) per le condizioni inumane in cui vivono i detenuti nelle carceri; 
il trasferimento nel loro Paese di origine dei detenuti stranieri condannati in Italia, come previsto dalla Convenzione di Strasburgo, può contribuire a risolvere la questione del sovraffollamento carcerario; 
nell'anno 2015 in Italia si è registrato un numero di detenuti di circa 54.000 unità. Tra questi, i detenuti stranieri erano circa 17.500, ovvero circa il 32 per cento dell'intera popolazione carceraria; 
le nazionalità straniere maggiormente presenti nelle carceri italiane, con percentuali maggiori o uguali al 10 per cento del totale, secondo i dati del Ministero della giustizia sono quella marocchina, rumena, albanese e tunisina; 
stando ai dati dell'Osservatorio nazionale sulle condizioni di detenzione pubblicato dall'associazione Antigone, il costo per ogni singolo detenuto nelle carceri si attesta sui 150 euro al giorno. Si può dunque stimare in oltre 2,6 milioni di euro il costo relativo alla popolazione carceraria straniera detenuta in Italia nel solo 2015; 
né il Governo né i Ministeri competenti incentivano l'utilizzo delle procedure previste dalla Convenzione di Strasburgo al fine di diminuire la popolazione carceraria attraverso il trasferimento di detenuti stranieri nei loro paesi d'origine; 
il numero di trasferimenti di detenuti stranieri, infatti, è talmente irrilevante che questi non vengo neppure conteggiati nelle statistiche ufficiali dell'Istat e del Ministero della giustizia –: 
quali siano le iniziative adottate dai Ministri interrogati per dare attuazione alla Convenzione di Strasburgo del 1983, quanti e quali accordi bilaterali per il rimpatrio dei carcerati risultino firmati ad oggi dall'Italia e, infine, quanti e di quale nazionalità siano i carcerati stranieri rimpatriati nel loro Paese di origine, al fine di scontare una condanna definitiva ricevuta in Italia negli ultimi 5 anni. (4-12006)