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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/02/2016  -  stampato il 08/12/2016


Detenute madri: interrogazione parlamentare su mancata attuazione della Legge

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05233
presentata da
MAURIZIO ROMANI 
giovedì 4 febbraio 2016, seduta n.573

Maurizio ROMANI, BENCINI, MOLINARI, BIGNAMI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

legge n. 40 del 2001 ha introdotto importanti modifiche al codice di procedura penale favorendo l'accesso delle madri con minori a carico alle misure cautelari alternative alla detenzione;

la legge n. 62 del 2011 dispone all'articolo 1, comma 1, che quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età non superiore a 6 anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. La detenzione sarà disposta presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri (ICAM) ove istituito;

prevede, all'articolo 4, che entro 180 giorni il Ministro della giustizia determini, d'intesa con la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, le caratteristiche tipologiche delle case famiglia protette previste dall'articolo 284 del codice di procedura penale e dagli articoli 47-ter e 47-quinquies della legge n. 354 del 1976, e successive modifiche. Introduce inoltre la possibilità in capo al Ministro di stipulare con gli enti locali convenzioni volte ad individuare le strutture idonee ad essere utilizzate come case famiglia protette;

lo stanziamento economico previsto dalla legge n. 62 del 2011 per l'attivazione ed il funzionamento degli istituti a custodia attenuata per detenute madri è stato di 11,7 milioni di euro;

l'8 marzo 2013 il Ministro ha emanato il decreto che regolamenta le caratteristiche tipologiche delle case famiglia protette. Queste devono avere caratteristiche tali da consentire agli ospiti una vita quotidiana ispirata a modelli familiari, tenuto conto del prevalente interesse del minore, e possono ospitare non oltre 6 nuclei di genitori con i rispettivi figli;

dai dati trasmessi dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria emerge che, al 21 maggio 2015, erano complessivamente presenti negli istituti penitenziari, ICAM o sezioni nido presso gli istitutipenitenziari 36 detenute madri con 38 minori;

il 9 giugno 2015, rispondendo alla Camera dei deputati all'atto di sindacato ispettivo 3-00492 relativo all'effettiva attuazione degli ICAM, il Sottosegretario di Stato per la giustizia ha informato che, oltre alla struttura milanese nata nel 2007, si è provveduto alla realizzazione di analoga struttura a Venezia nel luglio 2013, a cui nell'ultimo periodo si sono aggiunti: l'ICAM di Senorbì, in Sardegna, istituito il 12 giugno 2014, in grado, ad oggi, di ospitare 6 detenute madri e un detenuto padre; l'ICAM di Torino, entrato in funzione il 20 aprile 2015, che ospiterà anche l'utenza della Liguria;

per la Toscana, il 29 gennaio 2015 è stato approvato il progetto di ristrutturazione dell'immobile, destinato ad ICAM, di proprietà dell'opera pia "Madonnina del Grappa" e la cessione in comodato d'uso all'amministrazione penitenziaria era prevista per febbraio 2016. Per la Campania, è stato predisposto il progetto volto a destinare la struttura di Lauro a ICAM, al fine di accogliere anche l'utenza delle regioni Abruzzo e Molise. L'avvio dei lavori era previsto entro la fine del 2015;

considerato che:

a distanza di 5 anni dall'approvazione della legge n. 62 del 2011 l'istituto a custodia attenuata che avrebbe dovuto accogliere in Toscana le detenute madri con i lori figli, comprese quelle provenienti dal carceredi Sollicciano già al centro di molte denunce per le condizioni di detenzione, sembra lontano dall'essere attivato;

il mantenimento della relazione tra madre e bambino, come fondamento delle misure cautelari alternative a favore delle detenute madri, ed in linea con quanto stabilito dalla Convenzione per i diritti del fanciullo, rende queste strutture lo strumento più adeguato per tutelare l'interesse superiore del minore. Naturalmente a condizione che vi siano le risorse adeguate;

molto può essere fatto, anche dal punto di vista normativo, sul piano dell'accesso alle misure alternative. L'accesso è infatti limitato ai casi in cui non vi siano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Va detto che se, da un lato, l'esclusione dall'accesso a misure alternative alla detenzione da parte di chi si è macchiato di crimini particolarmente gravi, come ad esempio la criminalità organizzata, appare di buon senso, dall'altro, è necessario considerare che nella maggior parte dei casi il mancato accesso a misure alternative è legato alla recidiva. Questo impedisce alla detenuta di beneficiare delle misure alternative anche qualora reiteri più volte un reato minore,

si chiede di sapere:

se e come il Ministro in indirizzo intenda procedere al fine di assicurare, nel più breve tempo possibile, l'applicazione della legge n. 62 del 2011;

quale sia lo stato di avanzamento dell'attivazione degli istituti a custodia attenuata per detenute madri che ancora non risultano operativi;

quanto degli 11,7 milioni di euro stanziati, ai sensi dell'art. 5 della legge n. 62 del 2011, sia stato impiegato ed in quale modo;

se intenda stipulare con gli enti locali convenzioni volte ad individuare le strutture idonee ad essere utilizzate come case famiglia protette, così come previsto dall'articolo 4 della legge n. 62 del 2011;

se non ritenga utile rivedere i criteri di accesso alle misure alternative alla detenzione in favore delle detenute madri, con l'obiettivo di renderli più equi e nell'interesse primario della tutela del minore.

(4-05233)