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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/02/2016  -  stampato il 04/12/2016


Esclusione dal Concorso 36 posto di vicecommissario ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 627 del 2010, proposto da: D.S., rappresentato e difeso dagli avv. ti Saverio Fatone, Alessandro Sciolla, Saverio Muccio e D.S., con domicilio eletto presso lo studio del terzo in Roma, Via Flaminia, 259;

contro

Il Ministero della Giustizia (D.A.P.), in persona del Ministro p. t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di

G.A., non costituitosi in giudizio;

per l'annullamento

del provvedimento GDAP n.289555-2009, recante la conferma di precedenti atti di esclusione del medesimo dal concorso a 36 posto di vicecommissario ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria indetto con PDG 3.5.2004;

Visto l'atto di costituzione ex art. 31 L. n. 1034 del 1971 (Tar Piemonte, r.g. n.1222/09);

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 17 dicembre 2015 il Cons. Donatella Scala e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Il ricorrente ha chiesto l'annullamento del provvedimento GDAP n.289555-2009, recante la conferma di precedenti atti di esclusione del medesimo dal concorso a 36 posto di vicecommissario ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria indetto con PDG 3.5.2004, incardinando il giudizio presso il Tar Piemonte con il ricorso notificato in data 5.11.2009; a seguito di regolamento di competenza proposto dall'Amministrazione resistente (trattandosi di atto generale di organo centrale dello Stato), cui ha aderito il ricorrente, il Presidente del Tar Piemonte con ordinanza n. 1/2010 ha ordinato la trasmissione degli atti al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Roma.

Quindi, il ricorrente si è costituito, per la prosecuzione del giudizio, innanzi al Tar competente, riportandosi integralmente alle deduzioni svolte nell'atto introduttivo, con cui censurava l'illegittimità del provvedimento di esclusione alla stregua delle seguenti censure.

Violazione e falsa applicazione dell'art. 3 L. n. 241 del 1990, per carenza di motivazione; violazione e/o falsa applicazione di legge in relazione all'art. 12, L. n. 266 del 1999, e all'art. 28, D.Lgs. n. 146 del 2001; violazione e/o falsa applicazione di legge in relazione agli artt. 81 e 82, R.D. n. 642 del 1907, agli artt. 324 e 395 nn. 4 e 5 c.p.c. e all'art. 15 del D.P.R. n. 1199 del 1971; violazione e/o falsa applicazione di legge in relazione all'art. 37, L. 6 dicembre 1971, n. 1034; eccesso di potere per carenza di presupposti e di istruttoria, travisamento dei fatti, erroneità, contraddittorietà, sviamento della causa tipica e ingiustizia manifesta; eccesso di potere per violazione del principio di buon andamento della p.a.; per contrarietà al corretto esercizio del potere nell'interesse della giustizia.

Sostiene il ricorrente l'illegittimità del provvedimento impugnato in quanto l'Amministrazione non terrebbe in conto che ancora non è intervenuta una pronunzia definitiva sulla legittimità dell'esclusione disposta originariamente, e dunque non sussisterebbero gli elementi utili per sciogliere la riserva formulata, atteso che, in relazione alla riserva sull'ammissione formulata dall'amministrazione, il ricorrente in data 13.6.2006 proponeva un ulteriore ricorso straordinario al Capo dello Stato la cui decisione non è stata ancora emessa, mentre avverso la decisione del primo ricorso straordinario depositato in data 10.2.2005, è pendente il ricorso per revocazione ex. art. 15 D.P.R. n. 1199 del 1971 innanzi al Consiglio di Stato.

Violazione e falsa applicazione dell'art. 4. D.L. n. 115 del 2005, convertito in L. n. 168 del 2005; eccesso di potere per difetto d'istruttoria; per violazione del principio di buon andamento della p.a.; per illogicità manifesta; per erronea valutazione dei fatti; travisamento e sviamento di potere; eccesso di potere per carenza di presupposto e d'istruttoria, travisamento dei fatti, erroneità, contraddittorietà della causa tipica ed ingiustizia manifesta.

Con il presente mezzo, il ricorrente, oltre a ribadire l'illegittimità del provvedimento impugnato per carenza di motivazione, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta da parte della P.A., chiede, altresì, l'accertamento della fondatezza della pretesa avanzata con l'istanza diffida all'Amministrazione, e il conseguente ordine alla stessa di provvedere, immettendo definitivamente il ricorrente nel ruolo direttivo speciale dei Commissari del Corpo di Polizia Penitenziaria, così come richiesto nell'istanza, essendo stato ammesso al concorso con riserva, avendo superato positivamente tutte le fasi concorsuali ed il successivo corso di formazione, ed essendo stato escluso per la presunta mancanza del requisito dell'anzianità di servizio quinquennale nella qualifica di ispettore e non per la mancanza di un titolo richiesto a tali fini.

Eccesso di potere per disparità di trattamento; per manifesta ingiustizia; per contrarietà ai principi di buona amministrazione e di esercizio del potere nell'interesse della giustizia.

Con questo motivo il ricorrente evidenzia, infine, che già altri concorrenti, pure ammessi con riserva alla procedura di cui si tratta, sono stati successivamente immessi definitivamente in ruolo, con conseguente diverso trattamento adottato dall'Amministrazione Penitenziaria, pure a fronte di situazioni identiche.

Si è costituita in giudizio l'Avvocatura Generale dello Stato per chiedere, in via pregiudiziale, la declaratoria di inammissibilità del ricorso in quanto avente ad oggetto atti meramente confermativi; nel merito, ha chiesto comunque il rigetto del ricorso in quanto infondato.

Non si è costituito in giudizio il pure intimato controinteressato, G.A..

In vista della trattazione della causa nel merito, il ricorrente ha depositato memoria difensiva non notificata con cui ha ribadito le già rassegnate censure ed ha introdotto, altresì, la domanda di accertamento del risarcimento del danno per perdita di chance, morale e materiale.

Quindi, alla pubblica udienza del 17 dicembre 2015, la causa è stata trattenuta per la decisione.

Motivi della decisione

Il ricorso in esame verte sulla legittimità dell'atto con cui la resistente Amministrazione penitenziaria ha confermato per l'ennesima volta l'esclusione del ricorrente dal concorso a 36 posto di vicecommissario ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Il ricorrente introduce, in proposito, sia azione di annullamento del provvedimento impugnato, pendendo ricorso per revocazione avverso il d.P.R. del 30.03.2007, sia richiesta di accertamento della fondatezza della pretesa sostanziale, reclamando l'immissione definitiva nel ruolo direttivo speciale dei Commissari del Corpo di Polizia Penitenziaria; con memoria conclusiva, ha poi introdotto anche istanza di risarcimento del danno per perdita di chance, morale e materiale.

In merito a tale ultima domanda, relativa alla azione di condanna al risarcimento del danno, il Collegio ne rileva sin d'ora l'inammissibilità, in quanto veicolata in giudizio per la prima volta con atto non notificato alle controparti, e, dunque, impedendo che su questo autonomo capo di domanda si formasse il rituale contraddittorio.

Peraltro, sempre in via pregiudiziale, il Collegio ritiene che anche del ricorso introduttivo debba essere resa declaratoria di inammissibilità.

In aggiunta alla narrazione svolta nella parte in fatto, è opportuno aggiungere qualche ulteriore elemento onde meglio inquadrare l'essenza della controversia.

Il ricorrente, con P.D.G. 2 febbraio 2005, è stato escluso dal concorso di cui sopra per mancanza del requisito di anzianità previsto dal bando.

Avverso tale determinazione, si è, pertanto, gravato, proponendo il 10 febbraio 2005 ricorso straordinario al P.d.R.; nelle more della definizione di tale rimedio, con P.D.G. 23 febbraio 2005, l'Amministrazione ha sospeso l'efficacia del provvedimento di esclusione, ed ha ammesso alle fasi concorsuali il ricorrente, al cui termine risultava vincitore con riserva e, in tale qualità, ha potuto partecipato al corso di formazione, iniziato l'8 maggio 2006.

Come riferisce l'Amministrazione, con P.D.G 21 giugno 2006, a seguito del parere 2441/2005 del 14.02.2006, pervenuto al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria in data 20.06.2006 (che avallava l'operato dell'Amministrazione in ordine all'esclusione dal concorso per mancanza di uno dei requisiti previsti dal bando), in attesa del perfezionamento del relativo d.P.R. (successivamente emanato in data 30.03.2007), il ricorrente è stato escluso definitivamente dal concorso in argomento e contestualmente dimesso dal III corso di formazione tecnico professionale cui era stato ammesso con riserva, considerato che la permanenza dello stesso al corso avrebbe comportato a carico dell'Amministrazione oneri non giustificabili; con il medesimo decreto, l'Amministrazione procedeva anche alla revoca del citato P.D.G. 23 febbraio 2005 (con il quale era stata sospesa l'efficacia del provvedimento di esclusione emesso nei confronti dell'ispettore nelle more della definizione del ricorso straordinario al P.d.R. avverso il medesimo provvedimento).

Tale provvedimento di esclusione definitiva è stato pure impugnato dal ricorrente con ricorso innanzi a questo giudice che ha sospeso in via cautelare (cfr. Tar Lazio, Roma, ord. 14 luglio 2006, n. 4176/2006) al solo fine di mantenere in vita l'ammissione con riserva al corso di formazione; successivamente, con sentenza n. 9938/07 del 2.7.2007, la Sezione ha dichiarato improcedibile il suddetto ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, essendo stato medio tempore respinto il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica datato 10.2.2005 (per l'annullamento del decreto in data 2.2.2005 di esclusione del ricorrente dal concorso a n. 36 posti per la nomina alla qualifica di vice commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria) con il D.P.R. 30 marzo 2007, registrato ai sensi di legge e notificato al ricorrente in data 11.6.2007.

Con D.P.R. 11 ottobre 2007 (parere CdS n. 235/2007 del 15.05.2007) è stato, poi, dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione proposto avverso il D.P.R. 30 marzo 2007.

Avverso gli atti dell'Amministrazione che disponevano conseguentemente in ordine alla esclusione della cui legittimità si era data conferma in sede contenziosa (atto dispositivo del rientro nella propria sede di appartenenza, con la qualifica precedentemente rivestita; nota prot. (...) del 30.11.2007, con cui la Direzione Generale del Personale e della Formazione, su atto di diffida del ricorrente, ribadiva allo stesso che la questione della nomina alla qualifica di vice commissario del ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria era stata oggetto di più decisioni da parte degli Organi competenti che avevano sempre avallato l'operato dell'Amministrazione) il ricorrente ha proposto dinanzi alla Sezione altro ricorso, definito con sentenza n. 2363/08 del 14 marzo 2008, recante la declaratoria di inammissibilità, attesa la natura meramente confermativa della nota del 30.11.2007 e la tardività dell'impugnazione degli altri due atti citati; il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, Sezione IV, con sentenza n. 3558/2008 del 10.06.2008 ha respinto l'appello e, per l'effetto, ha confermato la sentenza impugnata.

Successivamente, il ricorrente ha impugnato anche il silenzio rifiuto formatosi su istanza di diffida, inviata in data 2 aprile 2008, con la quale chiedeva nuovamente l'ammissione alle fasi successive alla nomina in prova nonché a prestare giuramento, quale vice commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria, in quanto vincitore del concorso interno a 36 posti; quindi, la Sezione, con sentenza n. 10111/2008 del 16.10.2008 respingeva tale ricorso, ritenendo insussistente un obbligo di provvedere dell'Amministrazione resistente in relazione all'istanza diffida del ricorrente, in quanto concernente l'ammissione alle fasi successive alla nomina in prova e, dunque, incompatibile con l'esclusione dal concorso, disposta nei confronti del ricorrente e pienamente operativa.

Tale ultima sentenza, pure appellata al Consiglio di Stato, è stata confermata con sentenza n. 1698/2009 del 17.03.2009 che ha, per un verso, ritenuto irrilevante la circostanza che avverso il d.P.R. del 30 marzo 2007, (che aveva respinto il ricorso straordinario avverso il primo provvedimento di esclusione) pendesse ancora ricorso per revocazione, in quanto fino al momento in cui non intervenga un'eventuale accoglimento di tale mezzo di impugnazione (sia sotto il profilo rescindente che sotto il profilo rescissorio), l'esito sfavorevole del ricorso straordinario è motivo sufficiente per escludere un obbligo dell'Amministrazione di pronunciarsi sulla diffida e messa in mora, in relazione alla quale non si è formato alcun silenzio significativo; per altro verso, ha ritenuto infondata la pretesa introdotta dal ricorrente di conseguire la nomina in ruolo.

Come emerge in modo limpido e inequivocabile, le pronunce, che si sono susseguite nel tempo in senso non favorevole al ricorrente, hanno sempre avuto ad oggetto la medesima pretesa (annullamento del provvedimento di esclusione dal concorso e, per l'effetto, nomina quale vice commissario), pure oggetto del presente ricorso.

Il Collegio, a questo punto, non può che rilevare l'inammissibilità del ricorso non solo perché (come eccepisce la difesa erariale) con l'atto impugnato l'Amministrazione si limita a ribadire precedenti determinazioni, la cui legittimità non può più essere messa in discussione, ma soprattutto perché l'azione in esame ha per oggetto la medesima pretesa sui cui questo giudice già si è pronunciato.

Non vi è dubbio che la questione della legittimità dell'esclusione dal concorso, disposta dall'Amministrazione con il primo provvedimento in data 2 febbraio 2005, si è definitivamente conclusa con il d.P.R. 30 maggio 2007 di rigetto del ricorso straordinario al Capo dello Stato, di talché le successive sollecitazioni poste in essere dal ricorrente al fine di provvedere in merito alla medesima vicenda si risolvono in meri escamotage volti a mantenere in vita una vicenda giudiziaria il cui oggetto è stato già esaminato e definito dal giudice amministrativo.

Si riassumono sinteticamente le decisioni intervenute:

• d.P.R. 30.03.2007 (parere del Consiglio di Stato n. 2441/2005 che rigetta il ricorso proposto dall'interessato avverso il decreto di esclusione dal concorso a 36 posti di v. comm. per mancanza requisito partecipazione);

• d.P.R. 11.10.2007 (parere C.d.S 235/2007 che dichiara inammissibile il ricorso per revocazione presentato avverso il d.P.R. 30 marzo 2007);

• Sentenza Tar Lazio, sez. I Quater, n. 9938/2007 del 2.7.2007 che ha dichiarato improcedibile il ricorso proposto avverso la citata esclusione dal concorso;

• Sentenza Tar Lazio, sez. I Quater, n. 2363/2008 che dichiara inammissibile il ricorso proposto avverso le note di rientro in sede, al termine del corso, del ricorrente con la qualifica di ispettore;

• Sentenza C.d.S., Sez. IV, n. 3558/2008 di rigetto dell'appello proposto avverso la sentenza 2368/2008;

• Sentenza 10111/2008 Tar Lazio, sez. 1 Quater, che, a fronte della richiesta di inquadramento nel ruolo direttivo speciale e delle censure relative a presunti atteggiamenti discriminatori da parte dell'Amministrazione, ha riconosciuto nuovamente la piena legittimità dei comportamenti dell'Amministrazione e l'insussistenza di alcun obbligo della stessa nei confronti del ricorrente.

• Sentenza C.d.S., Sez. IV, n. 1698/2009 di rigetto dell'appello proposto avverso la sentenza 10111/2008.

Alla decisione del presente ricorso si interpone, pertanto, il generale principio di divieto di bis in idem.

Come noto, la regola del divieto del ne bis in idem, operante anche nel processo amministrativo, fa escludere che il giudice del medesimo grado di giurisdizione possa nuovamente pronunciarsi su questioni già definite con sentenza.

Non è ammissibile, pertanto, ostandovi il generale principio del ne bis in idem, la sostanziale riproposizione di un'azione, in parte di annullamento (del provvedimento di esclusione da procedura concorsuale) e in parte di accertamento (del diritto alla immissione nei ruoli di vice ispettore della Polizia Penitenziaria) già proposta e conclusasi con diverse pronunce del Giudice amministrativo con cui si è stabilita la legittimità della esclusione e la conseguente operatività di tale determinazione avuto riguardo alle successiva attività amministrativa, con ogni effetto in ordine alla l'insussistenza di alcun obbligo dell'Amministrazione nei confronti del ricorrente.

Le spese di lite seguono la soccombenza.

Rileva il Collegio, poi, che, versandosi in presenza di motivi manifestamente inammissibili, sussistono inoltre gli estremi per l'applicazione del disposto dell'art. 26, comma 1, c.p.a. (come da ultimo modificato dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 114), per disporre anche la condanna della parte soccombente al pagamento in favore della parte resistente di un'ulteriore somma equitativamente determinata. Il seguente dispositivo reca, pertanto, entrambe le liquidazioni.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Quater, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile; dichiara, altresì, inammissibile l'istanza di risarcimento del danno.

Condanna il ricorrente alla refusione delle spese processuali in favore della resistente Amministrazione, liquidate forfetariamente in Euro duemila (duemila/00); condanna, altresì, il ricorrente al pagamento alla medesima Amministrazione della ulteriore somma di Euro duemila (duemila/00), liquidata ai sensi dell'art. 26, comma 1, c.p.a.

Nulla spese nei confronti del controinteressato, non costituitosi in giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 17 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Elia Orciuolo, Presidente

Donatella Scala, Consigliere, Estensore

Anna Bottiglieri, Consigliere