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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/02/2016  -  stampato il 10/12/2016


Cardiopatia Ipertensiva: Poliziotto penitenziario perde ricorso al TAR per causa di servizio

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4883 del 2009, proposto da:

A.C., rappresentato e difeso dagli avv.ti Maria Immacolata Amoroso, Fabrizio Casella, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Roma, piazzale Clodio, n.56;

contro

Ministero della giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la cui sede domicilia in Roma, via dei Portoghesi, n.12;

per l'annullamento:

- del provvedimento del Ministero della giustizia - DAP 2 marzo 2009 recante il mancato riconoscimento al ricorrente di alcune infermita' come dipendenti da causa di servizio;

- del conforme parere n. 27231/2003 adottato nell'adunanza n. 184/2007 del 24 settembre 2009 del Comitato di verifica per le cause di servizio;

- del provvedimento DAP 24 marzo 2009 recante il mancato riconoscimento al ricorrente di altra infermita' come dipendente da causa di servizio;

- del conforme parere n. 24769/2008 adottato nell'adunanza n. 15/2009 del 20 gennaio 2009 del Comitato di verifica per le cause di servizio.

Visto il ricorso;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del 17 dicembre 2015 il cons. Anna Bottiglieri e uditi per le parti i difensori come da relativo verbale;

Svolgimento del processo

L'odierno ricorrente, appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria, ha proposto impugnativa avverso i provvedimenti meglio indicati in epigrafe, recanti il mancato riconoscimento in suo favore di alcune infermita' come dipendenti da causa di servizio.

Narra il ricorrente:

- di aver prestato servizio in diverse sedi, e di aver presentato due istanze volte al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle dette infermità (prima "segni di spondilosi lombare con discopatia L5-S1; rotoscoliosi lombare; scoliosi cervicodorsale; cervicoartrosi di grado moderato; lievi note ansiosi in risoluzione"; poi "cardiopatia ipertensiva in soggetto con exstrasistolia ventricolare Holter documentata"), riscontrategli dalla Commissione medica ospedaliera di Catanzaro;

- che, nel prosieguo, il Comitato di verifica, anche in sede di riesame successivo al ricorso proposto dall'interessato, riconosceva come dipendente da causa di servizio esclusivamente l'infermità "segni di spondilosi lombare con discopatia", per le ragioni esposte nei relativi pareri, le cui conclusioni venivano recepite dall'Amministrazione di appartenenza.

Ciò posto, il ricorrente formula avverso gli atti gravati le seguenti censure.

1) Eccesso di potere per travisamento dei presupposti di fatto - Contraddittorietà, irrazionalità - Violazione delle norme sul giusto procedimento - Carenza di istruttoria.

Le ragioni addotte dal Comitato di verifica per escludere la dipendenza da causa di servizio della maggior parte delle predette infermità sarebbe affetta da travisamento dei presupposti di fatto e da difetto di istruttoria.

In particolare, il Comitato avrebbe omesso di considerare la qualità e la quantità del servizio prestato dal ricorrente per oltre 15 anni, e le mansioni svolte nei turni lavorativi di otto ore, comportanti lo svolgimento di servizi sempre in piedi, con conseguente carico della colonna vertebrale, turni di sentinella frequentemente all'aperto, alla mercè delle intemperie, a contatto con detenuti, in alcuni casi sottoposti a severi regimi penitenziari (art. 41-bis c.p.p.), e in istituti (C.R. Porto Azzurro e C.R. di Pianosa) collocati geograficamente in luoghi richiedenti particolari sforzi fisici e psicologici.

Il Comitato di verifica - come conclude la perizia medico-legale allegata al ricorso e anche alla luce dei disagi lavorativi del personale di Polizia Penitenziaria analizzati nella nota DAP 23 aprile 2008 - avrebbe pertanto dovuto ritenere la dipendenza da cause di servizio di tutte le infermità in parola, del resto simili a quelle riscontrate ad altri dipendenti del Corpo svolgenti servizio in sedi particolarmente disagiate, che, per l'effetto, sono stati dispensati dal servizio.

Inoltre, l'avvenuto riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della "spondilosi lombare con discopatia" non avrebbe che potuto comportare il riconoscimento anche della "cervicoartrosi di grado moderato", strettamente correlata alla prima nella genesi, in quanto anch'essa correlata a fattori degenerativi e a fattori esterni connessi al lavoro.

Analoghe conclusioni avrebbero dovuto essere assunte per le infermità "rotoscoliosi lombare" e "scoliosi cervicodorsale", che la predetta perizia correla senza dubbio al vizio posturale conseguente alle otto ore lavorative.

Infine, la ragione dell'esclusione della dipendenza da causa di servizio della "cardiopatia ipertensiva in soggetto con exstrasistolia ventricolare Holter documentata", ritenuta dipendente da elementi preesistenti, non poggerebbe su oggettivi elementi tecnici e fattuali e sarebbe smentita dagli esiti delle visite mediche effettuate in occasione dell'arruolamento, che non evidenzierebbero tali elementi. E anche nell'ipotesi, non dimostrata, di un'eventuale predisposizione del ricorrente, apparrebbe comunque evidente che l'attività lavorativa svolta nei termini di cui sopra avrebbe svolto quanto meno un ruolo concausale efficiente e determinante nell'insorgenza e nello sviluppo dell'infermità.

2) Violazione degli artt. 10, comma 11, e 18, comma 3, del D.P.R. n. 461 del 2001 - Violazione dei termini di conclusione del procedimento.

L'stanza del ricorrente, pendente alla data di adozione del D.P.R. n. 461 del 2001, ai sensi delle invocate disposizioni, avrebbe dovuto essere esitata nel termine non superiore ai dodici mesi.

Il procedimento avviatosi per effetto della presentazione della prima istanza del ricorrente avrebbe violato il predetto termine.

Esaurita l'illustrazione delle illegittimità rilevate a carico degli atti gravati, parte ricorrente ne ha domandato l'annullamento.

Si è costituito in resistenza il Ministero della giustizia, che ha concluso per la reiezione del ricorso, di cui ha illustrato l'infondatezza.

Motivi della decisione

1. Si controverte in merito alla legittimità degli atti, meglio individuati in epigrafe, con i quali sono state respinte per la più parte due istanze del ricorrente, appartenente al Corpo di polizia Penitenziaria, volte al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle infermità da cui il ricorrente è risultato affetto in sede di visita presso la Commissione medica ospedaliera di Catanzaro.

In particolare, il ricorrente ha chiesto il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle seguenti infermità: segni di spondilosi lombare con discopatia L5-S1; rotoscoliosi lombare; scoliosi cervicodorsale; cervicoartrosi di grado moderato; lievi note ansiosi in risoluzione; "cardiopatia ipertensiva in soggetto con exstrasistolia ventricolare Holter documentata".

Tra esse, solo l'infermità "segni di spondilosi lombare con discopatia" veniva riconosciuta dipendente da causa di servizio.

2. Va necessariamente premesso, al fine di delimitare correttamente il campo oggetto dell'odierna disamina, che, secondo il costante orientamento della giurisprudenza amministrativa, il giudizio medico legale espresso dal Comitato di verifica per le cause di servizio circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, "salvi i poteri di questi di valutarne ab externo l'irragionevolezza, l'incongruità e soprattutto l'eventuale carenza di esaustività" (ex multis, C.G.A., 27 marzo 2012, n. 341; C. Stato, VI, 1 dicembre 2009, n. 7516; 31 marzo 2009, n. 1889).

Ne consegue che il giudice amministrativo non può sindacare il merito della valutazione riservata al Comitato di verifica per le cause di servizio, né tanto meno può sostituire la propria valutazione a quella del predetto comitato (C. Stato, IV, 23 marzo 2010, n. 1702 e 16 ottobre 2009, n. 6352), ma può solo censurare la valutazione sul piano della carenza della motivazione ovvero del difetto d'istruttoria.

Ancora, con riferimento all'accertamento svolto dalla Commissione Medica Ospedaliera, si rammenta che la giurisprudenza amministrativa è granitica nell'osservare che sussiste un netto riparto di competenze tra la Commissione stessa, alla quale compete esclusivamente la formulazione della diagnosi, ossia l'accertamento della sussistenza o meno di una infermità, e il Comitato di verifica per le cause di servizio, che giudica alla luce di cognizioni di tipo medico legale in merito al legame causale tra un certo tipo di lavoro e una data patologia insorta sulla persona del richiedente (da ultimo, Tar Lecce, Puglia, 11 aprile 2014, n. 939).

In altre parole, il Comitato di verifica per le cause di servizio, ai sensi dell'art. 11, D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461, deve fare riferimento all'accertamento eseguito dalla Commissione Medica, ma ciò esclusivamente con riguardo alla diagnosi, essendo, per il resto, l'unico organo competente ad emettere il giudizio definitivo circa la dipendenza o meno da causa di servizio della patologia già diagnosticata (in tema, Tar Calabria, Catanzaro, I, 25 luglio 2015, n. 1265; 23 febbraio 2015, n. 303).

Ne consegue che l'accertamento della C.M.O. nulla comporta in termini di riconoscimento dell'infermità come dipendente da causa di servizio.

Il giudizio del Comitato svolge invero funzione di sintesi e di composizione dei diversi pareri resi dagli organi intervenuti nel procedimento, attraverso la riconduzione a principi comuni delle attività svolte dalle commissioni mediche intervenute nel procedimento, sicché non è configurabile alcuna contraddittorietà nel caso di contrasto fra le valutazioni espresse dal Comitato e quelle precedenti di altri organi, dato che l'ordinamento affida a un solo organo, il Comitato di verifica, la competenza a esprimere un giudizio conclusivo anche sulla base dei pareri resi nei rispettivi diversi procedimenti (C. Stato, IV, 18 settembre 2012, n. 4950; VI, 24 febbraio 2011, n. 1149; IV, 25 maggio 2005, n. 2676; Tar Lazio, Roma, I-bis, 3 giugno 2008, n. 5398).

Anche da ultimo, è stato ribadito sia come il Comitato di verifica per le cause di servizio sia l'organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, a cui è affidato dal vigente ordinamento (artt. 10 e 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461) il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico legale circa il carattere professionale della patologia denunciata ai fini dell'ottenimento dell'equo indennizzo o della pensione privilegiata dal pubblico dipendente, sia l'inconfigurabilità, in tema di causa di servizio, di contraddizione tra il giudizio della C.M.O. e quello del Comitato (C. Stato, III, 6 agosto 2015, n. 3878).

3. Tanto premesso, si osserva che:

- quanto alle infermità "rotoscoliosi lombare" e "scoliosi cervicodorsale", il Comitato di verifica ne ha escluso la ricollegabilità al servizio prestato, anche sotto il profilo concausale efficiente e determinante, tenendo conto del fatto che esse, quali deviazioni della colonna vertebrale sul piano lombare, spesso associate a torsione e rotazione di vertebre, e salvo i casi in cui conseguono ad altre infermità vertebrali o nEurologiche, sono di carattere idiopatico, dovuto a uno squilibrio statico-dinamico a carico di tre o più vertebre nell'età dell'accrescimento;

- quanto alla "cervicoartrosi di grado moderato", il Comitato di verifica, nel raggiungere le stesse conclusioni di cui sopra, ha osservato che trattasi di infermità dovuta a fatti dismetabolico-degenerativi a livello delle articolazioni, in correlazione con l'usura conseguente al progredire dell'età, sull'insorgenza e decorso della quale non può aver negativamente influito il servizio prestato, neppure sotto il profilo concausale efficiente e determinante, servizio che altresì, da quanto risultante agli atti del procedimento, non è stato apprezzato come caratterizzato da particolari e gravose condizioni di disagio;

- quanto alle "lievi note ansiosi in risoluzione" la dipendenza da causa di servizio, anche sotto il profilo concausale, è stata esclusa alla luce della natura della forma di nevrosi, caratterizzata da disturbi di somatizzazione attraverso i canali nEuro-vegetativi, scatenata spesso da situazioni contingenti che si innescano di frequente su personalità predisposta. Anche in tal caso, il Comitato ha osservato la carenza in atti di elementi probanti situazioni conflittuali relative al servizio prestato, idonee a favorirne, per intensità e durata, lo sviluppo;

- quanto alla "cardiopatia ipertensiva in soggetto con exstrasistolia ventricolare Holter documentata", né è stata esclusa la dipendenza in quanto cardiopatia conseguente a ipertensione arteriosa sistemica, caratterizzata da ipertrofia delle pareti del ventricolo sinistro e da disfunzione sistolica e distolica dello stesso, sulla quale nessuna influenza causale o concausale può essere attribuita al servizio prestato, durante il quale, peraltro, il ricorrente non è risultato essere stato sottoposto a stress psico-fisici tali da ingenerare notevoli tensioni emotive e conseguente insorgenza di stati ipertensivi.

4. Ciò posto, alla luce delle coordinate ermeneutiche di cui al punto 2, i predetti pareri non risultano poter essere fondatamente messi in discussione nella presente sede giudiziale.

In particolare, essi si profilano indenni dalle denunziate mende motivazionali, come correttamente argomentato dalla difesa erariale.

Si tratta, infatti, di conclusioni fondate su argomentazioni assistite da chiarezza e logicità, raggiunte sulla base di un percorso argomentativo ampiamente suffragato da nozioni scientifiche e dati di esperienza propria della disciplina tecnica applicata.

Ne consegue che anche i provvedimenti conclusivi dei procedimenti avviatisi a seguito della presentazione da parte del ricorrente delle due istanze per il riconoscimento delle stesse infermità come dipendenti da causa di servizio si profilano assistiti da congrua motivazione, nella specie effettuata per relationem.

Neanche può dirsi che i procedimenti evidenzino carenze istruttorie.

Si è infatti visto, nel riportare le conclusioni del Comitato di verifica sulla esclusione della dipendenza della causa di servizio delle singole patologie per cui è causa, come esse abbiano preso in considerazione tutti gli elementi acquisiti al procedimento, ivi compreso il servizio effettivamente prestato dal ricorrente, il quale è stato apprezzato specificamente come non esulante dal normale svolgimento dell'attività richiesta al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria nè causativo di stress psico-fisici tali da ingenerare tensioni emotive rilevanti nella fattispecie.

Né, su tale ultimo punto, possono valorizzarsi le contrarie considerazioni svolte dal ricorrente, le quali, per la loro genericità, anche laddove riferiscono dell'asserita disparità di trattamento, ovvero per la totale carenza di principi di prova volti ad attestare l'eccezionale o comunque particolare gravosità del servizio prestato dall'interessato, che viene affermata senza indicare alcuno specifico elemento a sostegno della tesi proposta, si profilano inidonee a sovvertire quanto acclarato dal Comitato di verifica.

E' ancora il caso di aggiungere che, per le stesse motivazioni appena espresse, non può tenersi conto del parere medico-legale allegato dal ricorrente.

Le cesure di cui al primo motivo di gravame non possono, pertanto, trovare favorevole considerazione.

E altrettanto è a dirsi per le censure di cui al secondo motivo.

Invero, il ricorrente denunzia, per il procedimento che ha fatto seguito alla sua seconda istanza di accertamento di dipendenza di infermità da causa di servizio, pendente alla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 461 del 2001, il mancato rispetto del termine di cui all'art. 10, comma 11, dello stesso D.P.R. n. 461 del 2001, secondo cui "Le domande pendenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento sono trattate dal Comitato entro un termine non superiore a dodici mesi".

Il ricorrente evidenzia come la stessa norma sia ribadita anche dall'art. 18, comma 3, del D.P.R. n. 461 del 2001, disposizione di carattere transitorio.

Ma, al riguardo, è agevole osservare, sempre in uno con la giurisprudenza formatasi sulla materia, da cui non vi è qui alcun motivo di discostarsi, come nessun argomento letterale o logico-sistematico autorizzi a ritenere il termine in parola perentorio, non essendo ricollegato alla sua scadenza alcuna specifica conseguenza giuridica, quale, a esempio, la consumazione del potere anche sub specie della formazione di un silenzio significativo (tra altre, Tar Puglia, Lecce, II, 16 aprile 2015, n. 1217; Tar Lazio, I, 15 aprile 2008, n. 3199; C. Stato, IV, 13 marzo 2008, n. 1081).

5. Alle rassegnate conclusioni consegue la reiezione del gravame.

Le spese del presente procedimento, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

definitivamente pronunciando sul ricorso di cui in epigrafe, lo respinge.

Condanna il ricorrente alla refusione delle spese di lite nei confronti dell'amministrazione resistente, che liquida nell'importo complessivo pari a Euro 1.000,00.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 17 dicembre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Elia Orciuolo, Presidente

Donatella Scala, Consigliere

Anna Bottiglieri, Consigliere, Estensore