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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/02/2016  -  stampato il 11/12/2016


Gli uomini e le donne del Corpo di Polizia Penitenziaria: la grande professionalitÓ nel sventare i suicidi dei detenuti in carcere

Il sistema penitenziario è una realtà dove tutto accade: esistono turni tranquilli, dove per fortuna non succede nulla, e purtroppo altri che, al contrario, si rendono testimoni di eventi propri di alta criticità.

Uno degli aspetti più crudi, dove nessuna persona si vorrebbe mai trovare, è proprio davanti a quella scena in cui un detenuto cerca di togliersi la vita.

In più occasioni il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria si è reso protagonista nel riuscire ad evitare il verificarsi di eventi di suicidio da parte della popolazione detenuta, mostrando grande professionalità e zelo nel servizio di ogni giorno.

Il suicidio è un tema piuttosto delicato e, purtroppo, rappresenta l’aspetto più tragico che può verificarsi all’interno di un istituto penitenziario. Infatti, ritrovarsi in una situazione così complessa determina, inevitabilmente, conseguenze di forte impatto psicologico.

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene, trattamenti inumani e degradanti (CPT) negli “standard”, pubblicati nel 2002 e rivisti nel 2006, Rilievi essenziali e generali dei Rapporti Generali in materia di prevenzione al suicidio, evidenzia l’importanza che il personale penitenziario riceva un’adeguata formazione, così da poter essere capace di riconoscere gli indicatori potenziali, sottolineando altresì l’importanza dei flussi di informazione all’interno dell’istituto  e tra istituti in caso di trasferimento.

L’importanza della formazione, si evidenzia anche nelle "Linee di indirizzo per la riduzione del rischio autolesivo e suicidario dei detenuti" approvate dalla Conferenza Unificata Stato Regione (in G.U. n° 34 del 10 febbraio 2012), linee che affrontano sia la prevenzione, sia gli interventi terapeutici, inserendoli in un ampio processo trattamentale che deve impegnare tutte le aree, ove le aree educativa e/o sanitaria sono titolari e responsabili, mentre la Polizia Penitenziaria, invece, è chiamata a collaborare.

La formazione estesa anche al personale di Polizia Penitenziaria, oltre a fornire una conoscenza di base, può arricchire quelle doti di sensibilità personale e quell'attenzione essenziali per cogliere i primi, talvolta indefiniti, segnali di una crisi, preludio di un gesto autolesivo.

Pertanto, ideale sarebbe definire un addestramento iniziale, seguito da corsi di aggiornamento a frequenza annuale. E' possibile così, mettere in atto, in tempi rapidi, le misure preventive più idonee.

Gli agenti di Polizia Penitenziaria, presenti 24 ore su 24 al giorno, formano la prima linea di difesa nella prevenzione del suicidio, per la quale è indispensabile, a tal proposito, fornire quanti più strumenti utili per poter fronteggiare al meglio la criticità di alcuni eventi, che purtroppo riguardano uno degli aspetti più spiacevoli del lavoro del poliziotto penitenziario.

 

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