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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/02/2016  -  stampato il 04/12/2016


CPA di Caltanissetta con 7 detenuti al giorno: interrogazione parlamentare per evitarne la chiusura

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12261
presentato da
CANCELLERI Azzurra Pia Maria
testo di
Giovedì 25 febbraio 2016, seduta n. 577

CANCELLERI. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
considerati i principi fondamentali in materia di tutela del minore. Dalle convenzioni internazionali e comunitarie alle linee guida del Consiglio d'Europa del 2010; 
la recente acquisizione del diritto internazionale e comunitario, nonché degli ordinamenti statali, il passaggio da una visione arcaica, che vedeva il bambino come soggetto passivo di diritti e di potestà parentali, ad una concezione che riconosce la soggettività giuridica del minore, in quanto portatore di interessi, di bisogni e di desideri meritevoli di ascolto e di considerazione, oltre che nelle formazioni sociali in cui si forma e si esprime la sua personalità, anche in ambito giudiziale, nei procedimenti che incidono sulla sua vita; 
a livello comunitario, tali principi sono stati affermati dalla Convenzione di Strasburgo del 1996 (ratificata con legge 20 marzo 2003 n. 77) che prevede un vero e proprio diritto del minore all’«ascolto informato», con la specificazione dei noti criteri guida in materia di esaustività dell'ascolto. La Convenzione europea infatti afferma che al minore («purché considerato dalla legge nazionale come avente un sufficiente discernimento») debbono essere riconosciuti una serie di diritti di informazione e di rappresentanza; 
da ultimo, sono intervenute le linee guida del Consiglio di Europa per una giustizia a misura di minore del 17 novembre 2010, che attribuiscono primaria importanza alla partecipazione del minore, sia intesa come diritto di essere informato, che di essere ascoltato. In particolare, si dice: «Dovrebbe essere rispettato il diritto di ogni minore di essere informato sui suoi diritti, di disporre di idonee modalità per accedere alla giustizia, e di essere consultato e ascoltato nei procedimenti che lo coinvolgono o lo riguardano. In particolare, si dovrebbe dare il giusto riconoscimento alle opinioni del minore, tenendo conto del suo grado di maturità e delle sue eventuali difficoltà di comunicazione al fine di rendere significativa la sua partecipazione». Un'ulteriore affermazione di rilievo, connessa proprio alla centralità del minore nei procedimenti che lo riguardano, è quella relativa alla necessità di un approccio di tipo specialistico e multidisciplinare da parte degli organismi che si occupano di minori; 
s'impone dunque la costruzione di una giustizia a misura di minore, sia prima che durante il procedimento giudiziario; 
si segnala, infine, che è stato, da ultimo, costituito l'Osservatorio nazionale per l'infanzia e per l'adolescenza per gli anni 2014 — 2016, suddiviso in gruppi di lavoro, uno dei quali, relativo al sostegno della genitorialità, che è coordinato da un componente dell'ufficio legislativo del Ministero della giustizia; 
la circolare del capo del dipartimento n. 1 del 18 marzo 2013, recante «Modello di intervento e revisione dell'organizzazione e dell'operatività del Sistema dei Servili Minorili della Giustizia» e i relativi disciplinari prevedono che i direttori dei centri per la giustizia minorile, nelle more della ridefinizione delle dotazioni organiche, ove la situazione del personale sia insufficiente a coprire i ruoli professionali necessari, provvederanno per centri di prima accoglienza a: 
a) prevedere l'utilizzazione «a chiamata», all'atto di ingresso di minori nel Centro di prima accoglienza (Cpa) del personale polizia polizia penitenziaria e educativo in forza all'attiguo istituto penale minorile; 
b) prevedere l'utilizzazione «a chiamata», all'atto di ingresso di minori nel C.P.A. del personale educativo in forza all'attigua comunità; 
c) stipulare accordi con il provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per l'eventuale impiego di personale di polizia penitenziaria di supporto nelle traduzioni e nei piantonamenti, nonché di personale femminile; 
d) ricorrere a enti del privato sociale per progetti educativi di supporto, anche di assistenza e vigilanza, solo dopo che siano state esperite tutte le possibilità organizzative sopra individuate; 
e) valorizzare e non disperdere la specificità professionale acquisita dal personale a disposizione nello svolgimento dei compiti istituzionali;

i centri di prima accoglienza prestano servizio per minori di genere maschile e femminile, considerata la rilevanza del servizio Cpa, nell'ambito del sistema penale minorile e considerato al contempo il flusso di utenza di minori in alcuni Cpa; 
va tenuto conto dei flussi di utenza dell'ultimo triennio dei centri di prima accoglienza, da intendersi come criteri soglia di ciascuno per la differenziazione delle tipologie organizzative funzionali degli stessi, della struttura e della posizione logistica dei Cpa, in relazione alla vicinanza territoriale agli altri servizi minorili; della consistenza quali-quantitativa del personale, della prioritaria necessità di garantire una compiuta attuazione dei provvedimenti disposti dall'Autorità giudiziaria minorile; 
il Centro di prima accoglienza per minorenni di Caltanissetta ha registrato, negli ultimi anni, i più alti valori nazionali di presenze giornaliere, come dimostrato dall'esame dei dati desumibili dal sito internet del dipartimento, infatti, nell’«Analisi dei flussi di utenza dei servizi della giustizia minorile. Anno 2014» si legge, a pagina 64, che «i valori più alti si sono osservati nelle comunità di Caltanissetta e Catanzaro, con 7 presenze giornaliere»; 
il Cpa di Caltanissetta, grazie anche alla consolidata esperienza dei propri operatori nella programmazione di interventi alternativi alla detenzione, si è quotidianamente impegnata nel trattamento dei minorenni in essa collocati in esecuzione dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria, predisponendo, nell'interesse degli stessi, attività di studio e di lavoro, nonché progetti di tipo ricreativo; 
un'ipotetica chiusura/trasformazione della comunità maschile di Caltanissetta determinerebbe quindi il venir meno di un fondamentale presidio di questo distretto, caratterizzato da una criminalità che, soprattutto in ben individuati territori, assume caratteristiche di serio allarme sociale –: 
sulla base di quali criteri e indici verranno decise le chiusure trasformazioni o le trasformazioni dei centri di prima accoglienza per la giustizia minorile e se si intenda tenere in conto, come criterio fondamentale, quello dell'efficienza. 
(4-12261)